1.10.17

INDICE DEI POST PER ARGOMENTO (E PER DATA DI PUBBLICAZIONE)

STORIE DI OCCHIALERIA A VENAS E IN CADORE



BORIS KLIOT, SOPRAVVISSUTO A QUATTRO CAMPI DI CONCENTRAMENTO, IMPRENDITORE DEGLI OCCHIALI IN AMERICA CON FORNITORI CADORINI




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/03/boris-kliot-sopravvissuto-quattro-campi.html



IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO - INTERVISTA DI WALTER MUSIZZA - 




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html


LA FINE DEL DISTRETTO CADORINO DELL'OCCHIALE (e dei patrioti)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2016/03/la-fine-del-distretto-cadorino.html



LA PRIMA FABBRICA CADORINA DI OCCHIALI




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/08/la-prima-fabbrica-cadorina-di-occhiali.html



RIEPILOGO DELLE ATTIVITA' DEL SETTORE DELL'OCCHIALERIA NEL COMUNE DI VALLE DI CADORE (BL) 




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/06/riepilogo-delle-attivita-di-occhialeria.html


PERSONAGGI DI VENAS E DI ALTRI PAESI CADORINI


DAI CONI PER GELATO AI TREPPIEDI PER MACCHINE FOTOGRAFICHE -
LA STORIA DEI MARCHIONI DI PEAIO 


 http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/dai-coni-per-gelati-ai-treppiedi-per.html


RICORDO DI ADAMO MARCHIONI DI VINIGO CHE IN UNA SOLITARIA OFFICINA SFORNITA DI MATERIALE E DI MEZZI ADEGUATI COSTRUÌ UN GRANDIOSO OROLOGIO DA TORRE




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/ricordo-di-adamo-marchioni-di-vinigo_17.html



JOE SORAVIA, CADORINO APPASSIONATO DI MARE: LA SUA CASA È IL MONDO




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/08/joe-soravia-cadorino-appassionato-di.html



DUE RACCONTI DI GIUSEPPE SORAVIA "CAPOTO"




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/10/labito-blu-racconto-di-giuseppe-soravia.html



IGNAZIO GEI, PIONIERE DELLA VITICOLTURA E DELL'ENOLOGIA A MENDOZA (ARGENTINA)




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/01/ignazio-gei-pioniere-della-viticoltura.html



ERNESTO DALL'ASTA - L'UOMO CHE REINVENTO' L'AEREO [o una battaglia contro i burocrati]




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2013/08/luomo-che-ha-reinvento-laereo-o-una.html

STORIE DI VENAS


L'EMIGRAZIONE DEI GELATIERI DA VENAS IN UN ARTICOLO DI LUIGI TOSCANI DEL MORO (1913-2002) - PERIODO PRESO IN CONSIDERAZIONE: 1848 - 1939


https://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/lemigrazione-dei-gelatieri-da-venas-in.html 



L' “IMPRESA BOSCHI” PER FAR FRONTE ALLA NUOVA CHIESA DI VENAS - ALBERTO TOSCANI



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/07/l-impresa-boschi-per-far-fronte-alla.html



CENNI STORICI SULLA BORGATA DI SUPPIANE (VENAS-VALLE DI CADORE)



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/08/cenni-storici-sulla-borgata-di-suppiane.html


LAUDO DELLA REGOLA DI VENAS DEL 1522 (ESTRATTO)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/07/laudo-della-regola-di-venas-del-1522.html



TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO


PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PIETRO SORAVIA (TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/presentazione-del-blog.html



VARIE


SOPRANNOMI DEL COMUNE DI VALLE DI CADORE 


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/soprannomi-del-comune-di-valle-di-cadore.html 



IL CADORE NELL'ALBERO GENEALOGICO DI ROBERTO PICCIOLI IN UN ARTICOLO DI WALTER MUSIZZA




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/lalbero-genealogico-del-cadore-di.html



IL LIBRO DI GIUSEPPE CADORIN SU TIZIANO VECELLIO, LE SUE CASE E I SUOI FIGLI 



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/01/il-libro-di-giuseppe-cadorin-su-tiziano.html



L'ANTICA BERUA CORRISPONDEVA A VALLE DI CADORE ?




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/09/lantica-berua-corrispondeva-valle-di.html


SEGNI DI CASA DELLE FAMIGLIE DI VENAS



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2014/09/segni-di-casa-delle-famiglie-di-venas.html


COLLEGAMENTI AD ALTRI BLOG DELL'AUTORE:

 

DIALETTO, PERSONE E ANEDDOTI DI VENAS DI CADORE

GLOSSARIO DEL LADINO CADORINO DI VENAS

 

 

http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/09/glossario-italiano-ladino-venas.html

 

LEGGENDE E ALTRI TESTI IN DIALETTO DI VENAS DI CADORE

TESTIMONIANZE LADINE

 

 

https://testimonianzeladine.blogspot.it/

 

 

CONDIZIONI D'USO

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/disclaimer.html

30.9.17

DAI CONI PER GELATO AI TREPPIEDI PER MACCHINE FOTOGRAFICHE - LA STORIA DEI MARCHIONI DI PEAIO


Dopo il mio Post su Adamo Marchioni desideravo farne uno su un altro genio locale, Italo Marchioni di Peaio, emigrato negli Stati Uniti e inventore del cono per gelato. Ho scoperto che anche due altri Marchioni, Cesare e Marco, furono geniali inventori. Ciò anche perché sollecitato nella ricerca dal Sig. Giovanni Battista Belfi di Vodo che mi fece pervenire una nota del Sig. Francesco Pordon di San Vito.
Ho avuto la fortuna di trovare questo sito, che dalla brochure della Leitz "Storia del Treppiede Tiltall", dalle parole di Mike Exinger e di Bill Kellen nipote di Franco Marchioni emigrato negli USA con Italo e suo cugino, racconta la storia sia dei coni che dei treppiedi per macchine fotografiche.

Venas di Cadore, 30 settembre 2017
tradotto dall'inglese da: Giancarlo Soravia
 
[tra parentesi quadre ci sono alcune note del traduttore]


TILTALL SUPPORT


Queste pagine sono dedicate all'assistenza e continuazione di un treppiede [per macchine fotografiche] ideato da due fratelli italiani, prodotto per la prima volta nel 1946. Il treppiede Tiltall è attualmente di proprietà e fabbricato dal Sig. Oliver Yang di Taipei, Taiwan.

[Seguono informazioni commerciali sul treppiede TILTALL, tuttora sul mercato.]
**********************************

Introduzione a Tiltall: dai Coni gelati ai Treppiedi - Zio Italo è bravo

- da Mike Exinger, Gelato artigianale di Zinger in Seaside, Oregon -


“Italo Marchioni emigrò negli Stati Uniti alla fine del 1800, e anche se è vissuto a Hoboken, NJ, la sua fama si registra solamente a New York City. Iniziò la sua attività vendendo gelato al limone fatto in casa con un solo carretto a Wall Street, ma la sua attività crebbe rapidamente fino ad avere molti carretti.

"Anche se il successo non mancava, aveva ancora un piccolo problema che gli stava causando delle perdite. All'epoca, la maggior parte dei gelati era venduta in bicchieri chiamati "penny licks" (perché si leccava il gelato dal bicchiere, e costava un penny per farlo.) C'era un grosso problema di igiene (o la mancanza di essa), ma il problema di Marchioni era che molte persone rompevano accidentalmente i bicchieri oppure se ne andavano via con gli stessi. La sua prima soluzione fu quella di realizzare contenitori di carta a forma di cono che funzionavano bene finché non ebbe un colpo di genio. Gli venne l'idea di fare un contenitore commestibile per il suo prodotto. Così, nel 1896 cominciò a cuocere delle cialde commestibili con i lati inclinati e un fondo piatto - fatto come il suo bicchiere di vetro -, e fu un successo immediato.

"Il 22 settembre 1903 presentò una domanda di brevetto [firmandosi Italo Marchiony] per la città e lo Stato di New York e il brevetto U.S. n. 746971 fu rilasciato il 15 dicembre 1903. Così, anche se viveva a Hoboken, poiché vendeva le sue merci nella grande città, e anche se i siti web della mia città [Hoboken] lo rivendichino come nostro, il suo brevetto chiaramente afferma che egli è "Italo Marchiony di New York". "


- da Bill Kellen [nipote di Franco Marchioni] -

"Italo e Franco Marchioni (o Marchiony) erano cugini. Entrambi avevano una attività di carretti di gelato a New York City. Mio nonno Franco aveva il suo negozio di gelati in New Street dove i suoi figli [e futuri progettisti di Tiltall], Cesare e Marco, lavoravano insieme alle loro sorelle Fiorenza e Maddalena e agli altri due fratelli Giovanni e Riccardo. Mia madre, Maddalena, era troppo giovane per lavorare nel negozio. Il partner di mio nonno era Antonio Valvona che avrebbe inventato il cono per gelato (in realtà una coppa commestibile). La loro azienda era nominata Valvona-Marchiony Company ".

L'insegna di cui sopra appariva davanti alla bottega di gelati di Franco Marchioni e la sua famiglia in New Street, 58-62, dall'altra parte della strada dalla Borsa del 1940 - immagine cortesemente fornita da Bill Kellen -

I primi treppiedi Tiltall partirono sei anni dopo.

Nota: Antonio Valvona brevettò il cono per gelato a Manchester, Inghilterra nel 1902. La società Valvona-Marchiony fece causa con successo al cugino Italo nel 1913. (Il brevetto del 1902 sarebbe scaduto nel 1916). Il giudice stabilì che Italo, avendo ammesso di essere stato un ex partner, aveva nuovamente brevettato lo stampo Valvona negli Stati Uniti, con un piccolo aiuto da parte di un avvocato di Manhattan, senza nuove idee sostanziali. Il giudice decise a favore della società Valvona-Marchiony. Tuttavia, Italo sembra aver avuto la sua ultima rivincita, vedi il suo necrologio sul NY Times. https://app.box.com/shared/v1anddhuqx

 I Fratelli Marchioni sono bravi

- dalla brochure della Leitz "Storia del Treppiede Tiltall" ca. 1975 -

"Come il tempo passava e il business dei gelati Marchioni cresceva, i due fratelli, Cesare e Marco, iniziarono a perseguire i loro interessi personali nel loro tempo libero fuori dal negozio. Cesare aveva ricevuto in regalo una macchina fotografica nel 1918 e trascorreva gran parte del suo tempo a scattare e sviluppare foto, mentre l'interesse di Marco lo portò a specializzarsi in design industriale.

"Fino all'inizio della depressione, il business dei gelati dei Marchioni fiorì ma, al pari di molti settori sentì il peso dell'anno della depressione, e i fratelli Marchioni cominciarono a cercare modi per aumentare le loro attività. Poiché Cesare era sempre più rivolto verso la fotografia, si trovò scontento del suo treppiede che, mentre era relativamente stabile, era pesante, e dal momento che non aveva la testa snodabile, lo limitava a fotografie diritte.

"Inizialmente, Cesare e Marco rivolsero le proprie energie nello sviluppo di una pratica testa per treppiede, che si adattasse alle macchine del tempo e, soprattutto, permettesse al fotografo di snodare la macchina fotografica sul treppiede e di fotografare i suoi soggetti da migliori o più angoli creativi. Essi studiarono un progetto, misero i propri risparmi in una mini officina e si misero a produrre il loro eccezionale prodotto.

"Le vendite porta a porta di questo nuovo prodotto non registrarono dei record durante la depressione, ma mantennero i fratelli impegnati. Cominciavano a svilupparsi verso un modesto business, quando lo scoppio della seconda guerra mondiale portò l'attività ad un fermo a causa della mancanza di materiali. I fratelli rivolsero le loro abilità allo sforzo di guerra e lavorarono in subappalto per costruire parti di strumenti di precisione per la società Bendix [forniture militari] per tutta la durata della guerra.

Arriva il Tiltall - "Dopo la guerra i fratelli decisero che la cosa migliore da fare per la loro attività era quella di produrre il treppiede completo, e non solo la testa snodata. I treppiedi dell'epoca potevano essere suddivisi in due categorie principali - quelli in legno , che erano solitamente piuttosto robusti, ma talvolta deformati o troppo secchi diventavano fragili, o i treppiedi metallici, che avevano una dubbia reputazione.

"I due fratelli iniziarono a lavorare su un progetto per un treppiede metallico: che fosse solido, leggero e che potesse effettivamente massimizzare la versatile testa snodabile. Nel 1946, dopo un notevole lavoro, fu prodotto il primo Tiltall.

La Tradizione Tiltall - "Dal 1946 al 1973 la produzione di Tiltall rimase nelle mani dei fratelli Marchioni. La produzione fu intenzionalmente limitata per consentire ai fratelli l'opportunità di controllare e visionare personalmente tutte le fasi del ciclo produttivo e di assicurare un prodotto di alta qualità. I documenti dei fratelli sono pieni di lettere di ringraziamento per la qualità e la straordinaria performance del treppiede Tiltall a dimostrazione del successo di questo approccio. Inoltre, nonostante praticamente non ci fosse nessuna spesa pubblicitaria, la fama di Tiltall si diffuse e gli ordini di nuovi treppiedi superarono la capacità dei fratelli di produrli - anche negli anni più facili della nostra economia.

Tiltall e Leitz - "All'inizio del 1973, Gene Anderegg, della ditta E. Leitz, Inc., di Rockleigh, New Jersey, che conosceva la Tiltall da molti anni, contattò i Marchioni per discutere di una possibile associazione. Leitz aveva un'invidiabile reputazione nel mondo scientifico come costruttore dei microscopi di alta qualità e nel mondo fotografico, come creatore del famoso sistema fotografico Leica 35mm.

"I Marchioni ritennero che era giunto il momento di andare in pensione e cercarono qualcuno che portasse avanti la tradizione che avevano creato con tanta cura. Il risultato fu che la reputazione di Leitz era una prova sufficiente per i Marchioni e un accordo fu concluso. E così le officine dei treppiedi furono spostate da Rutherford, New Jersey, a Rockleigh, New Jersey, dove i Marchioni addestrarono personalmente il personale che ora svolge il lavoro incominciato con un padre amorevole che regala a suo figlio una macchina fotografica " - qui finisce la storia della Leitz.

- Bill Kellen continua:

"Da giovane lavorai nella loro officina a Rutherford, NJ nella fabbricazione del treppiede Tiltall. A mio padre, a mio ​​fratello e a me vennero dati gli ultimi tre treppiedi assemblati fuori linea quando vendettero a Leitz. Mio padre era il fotografo principale della Kaiser Industries. Ho anche in mio possesso le lettere che i fotografi di tutto il mondo mandarono loro lodando il treppiede ".

[Seguono informazioni commerciali - Fine dell'articolo ]



FOTO VARIE, BREVETTI E LINK:

Italo Marchioni


Cesare e Marco Marchioni

Particolare del Treppiede Tiltall con il nome Marchioni


Brevetto Italo Marchioni dello stampo per "ice-cream cups" (coppe per gelato)

 Descrizione brevetto Marchioni (traduzione di G.Soravia)
 
No. 746.971                                                                                     Brevettato il 15 dicembre 1903


UFFICIO PATENTI DEGLI STATI UNITI
_____________________

ITALO MARCHIONY, DI NEW YORK, N.Y.

STAMPO.

SPECIFICA facente parte delle Lettere di Brevetto n. 746.971, in data 15 dicembre 1903

Domanda registrata il 22 Settembre 1903. Numero di Serie 174,143. (Nessun modello)
_________

A tutti coloro cui potrebbe interessare:

Si rende noto che io, ITALO MARCHIONY, cittadino degli Stati Uniti, residente nel quartiere di Manhattan, città, contea e Stato di New York, ho inventato alcuni nuovi e utili Miglioramenti di Stampi, di cui quanto segue è una specifica; e con riferimento ai disegni allegati, che fanno parte della stessa.
La presente invenzione si riferisce ad apparecchi di stampaggio, e in particolare a degli apparecchi di stampaggio da utilizzare nella fabbricazione di coppe per gelato e simili. In tali apparecchiature è opportuno che gli stampi siano costruiti in modo da consentire che le coppe, ecc., fatte di solito con una pasta appositamente preparata, siano estratte facilmente da essi senza danni non appena formate. Finora si usava formare gli stampi tra blocchi combacianti che costituiscono l'apparecchio di stampaggio, in cui, effettuato lo stampaggio, i blocchi venivano separati e il contenuto degli stampi, diventato asciutto e croccante, veniva rimosso.
Lo scopo della presente invenzione è quello di fornire un apparato perfezionato di questa natura - cioè, quando gli stampi sono formati tra blocchi combacianti - l'apparato stesso sia particolarmente conveniente da manipolare e in cui sia possibile stampare tali sostanze come la pasta di cui sopra in forme particolari e inusuali che non sono state finora stampate a causa della delicatezza della sostanza stampata e della difficoltà di formarla e di estrarla dagli stampi.
Nei disegni allegati, la figura 1 è una vista prospettica di un apparecchio di stampaggio che incorpora l'invenzione, i diversi blocchi che costituiscono lo stesso risultano separati. La figura 2 è una vista in pianta dell'apparecchio con il blocco di copertura rimosso e i blocchi rimanenti fissati insieme. La figura 3 è una vista in elevazione laterale di uno dei blocchi in cui sono formati gli stampi, e la figura 4 è una vista prospettica di uno dei creatori per gli stampi.
Nella particolare forma di realizzazione dell'invenzione mostrata nei disegni l'apparecchiatura è costituita da quattro blocchi: un blocco centrale a, due blocchi laterali b e il blocco superiore c; ma sarà evidente come si proseguirà nella descrizione che un numero diverso di blocchi può essere impiegato, se lo si desidera. Il blocco centrale a ha imperniati o incernierati ad esso ad una estremità i blocchi laterali b e il blocco superiore c, come è chiaramente mostrato in Fig. 1. Gli stampi d, che possono essere in qualsiasi numero e di forme diverse o tutti della stessa forma , come si desidera, sono formati tra i lati combacianti del blocco centrale e ciascuno dei blocchi laterali, come mostrato in particolare nelle Figg. 2 e 3. In questi blocchi si formano i lati degli stampi, mentre i creatori h sono progettati per interagire con gli stampi per formare l'interno della coppa o di un altro articolo stampato. Questi creatori possono essere posizionati manualmente negli stampi quando si effettua lo stampaggio o possono essere fissati al coperchio, come mostrato in Figura 1. È evidente che questi creatori possono essere variamente sagomati o più semplici, come mostrato. In accordo con l'invenzione ciascuno degli stampi è provvisto di una cavità e, che è pure formata tra blocchi combacianti e in quest'ultima due alette f - uno su ciascuno dei blocchi adiacenti - sono formate. Queste alette sono costruite e disposte tra di loro in modo che, quando i blocchi sono riuniti, le alette in detta cavità si registreranno e si toccheranno l'una all'altra, e formano così nella sostanza da stampare un foro all'interno della stretta porzione che è stampata all'interno della cavità.
Gli stampi d, mostrati nei disegni sono a forma di coppa e la cavità e serve a formare sulla sostanza stampata un manico o sporgenza, mentre le alette f formano un foro in questo manico o sporgenza. Alla separazione dei blocchi l'estrazione dell'articolo o sostanza che è stata formata nello stampo è facilmente consentita, nonostante la delicatezza o freschezza delle sostanze stampate e la strettezza del manico o della sporgenza che è stata stampata in una delle alette e con un foro dentro.
Le estremità libere dei blocchi sono dotate di perni o maniglie g, per cui i blocchi sono convenientemente manipolati. Il perno o impugnatura fissato nel blocco centrale a è libero di girare in esso e dispone di una doppia chiusura k, atta a innestare e disinnestare simultaneamente entrambi i perni nei blocchi laterali, a seconda se il gancio nel blocco a sia girato in una direzione o nell'altra. In questo modo i blocchi laterali sono facilmente fissati e sganciati dal blocco centrale, come richiesto.
Quando l'apparecchio viene utilizzato per lo stampaggio, i blocchi laterali vengono prima fissati al blocco centrale nel modo appena descritto, il coperchio viene sollevato e la sostanza da stampare viene posta senza riguardi nei vari stampi, riempendoli fino a una certa predeterminata misura. Il blocco di copertura viene quindi premuto giù sugli altri blocchi, portando i creatori in posizione e provocando il riempimento di ogni parte dello stampo della sostanza. Dopo che lo stampaggio è terminato, cosa che generalmente avviene con la cottura, i blocchi vengono separati e gli articoli stampati estratti. Se i creatori non sono fissati al coperchio, vengono rimessi a posto manualmente prima che la copertura venga abbassata, come è evidente.
Reclamo come mia invenzione ---
-----O M I S S I S-----

Specifica firmata e testimoniata questo 18 di settembre, A. D, 1903.


ITALO MARCHIONY.

In presenza di ---
JOHN M. SCOULE,
M. A. BRAYLEY.


Brevetto Antonio Valvona
Senza voler entrare nel merito della priorità del brevetto, mi sembra evidente che il brevetto di Antonio Valvona sia molto meno raffinato di quello di Italo Marchioni, il quale invece presenta varie innovazioni e miglioramenti rispetto a quello del concorrente.



LINK:
Voce Wikipedia di Italo Marchioni

[estratto]

Italo Pietro Marchioni, a volte inglesizzato in Marchiony o Marciony (Peaio, 21 dicembre 1868 – Cliffside Park, 27 luglio 1954), fu un produttore italoamericano di gelati e cialde.
Marchioni è considerato l'inventore del cono gelato, anche se la sua paternità è contestata.

Cenni biografici

Marchioni, nato in una frazione del comune di Vodo di Cadore, emigrò negli Stati Uniti durante gli anni novanta del XIX secolo, soggiornando prima a Filadelfia, poi a New York. Là, secondo il New York Times, Italo aprì alcuni ristoranti e, intorno al 1896, creò il primo cono gelato. In seguito impiantò a Hoboken una fabbrica di coni e cialde, e nel 1903 brevettò il macchinario per la loro produzione.
.......


https://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Marchioni



Sito My Leica Historica

Questo sito di un appassionato Leica contiene molte notizie e foto dei Marchioni:

http://historica51.rssing.com/chan-58673170/all_p1.html





22.9.17

L'EMIGRAZIONE DEI GELATIERI DA VENAS IN UN ARTICOLO DI LUIGI TOSCANI DEL MORO (1913-2002) - PERIODO PRESO IN CONSIDERAZIONE: 1848 - 1939

1932 - ADALBERTO SORAVIA "CAPOTO" A BRNO CON IL PERSONALE 
DAVANTI ALLA GELATERIA DEL COGNATO GIUSEPPE OLIVO
Estratto dell'articolo di Luigi Toscani Del Moro pubblicato nel libro "La Storia del Gelato" di Donata Panciera, Paolo Lazzarin e Tarcisio Caltran - Edizioni CIERRE Verona - 1999 - Ho ottenuto il consenso alla pubblicazione dal figlio di Luigi, Arch. Fabrizio Toscani, che ringrazio.


[Tra parentesi quadre sono inserite piccole correzioni a seguito segnalazioni]

«La posizione geografica di Venas, il continuo frazionamento delle proprietà fondiarie e l'aumento della popolazione, diedero gradualmente l'avvio all'emigrazione. Nel Seicento gli abitanti di Venas erano 200, divisi in quaranta nuclei familiari; ogni famiglia aveva dunque proprietà abbastanza grandi e poteva contare sul commercio di legname a Venezia, che all'epoca era molto fiorente. L'emigrazione, allora, non aveva ragione di esistere. All'inizio del Novecento la popolazione aveva superato il migliaio di anime e i frazionamenti delle proprietà continuavano. Ai giorni nostri tali proprietà sono ridotte a fazzoletti privi di reddito, sparsi qua e là sul territorio. In paese, attualmente, quasi ogni famiglia ha la sua piccola o grande gelateria mentre due occhialerie danno lavoro a chi è rimasto in paese. Cerchiamo di fare una sommaria cronistoria dell'emigrazione da Venas.  

1848 Valentino Olivo Falia, di Suppiane, si reca a Belgrado nella speranza di trovare un lavoro. Ha la fortuna di incontrare un siciliano che conosce l'arte dì fare il gelato e insieme danno vita a questa attività.

1868 Battista Olivo Falia e Giobatta Toscani partono a piedi per Monaco di Baviera (l'Olivo addirittura con una carriola carica delle sue povere cose), e iniziano a vendere gelato con i carretti. I "gusti" di gelato che preparano dipende da quanto riescono a trovare sul mercato: che in primavera sono limone, cioccolato e vaniglia; durante l'estate anche fragola, lampone e altri frutti.

1861 De Bernardo Cesare de Nicolò si reca a Brno, Slovacchia, e apre una pasticceria.

1872 Pietro Gei Manera a Mainz, Germania, organizza 25 carretti che girano per la città.

1875 Vittorio Toscani Toscanuto, a soli 13 anni, è a Coblenza, Germania, a fare il garzone di bottega; qualche anno dopo vende il gelato per conto proprio.

1882 Giuseppe Soravia d'Ambrosin è a Marburg, Germania, dove, finita la stagione del gelato, vende le caldarroste.

1885 Valentino Dall'Asta dal Bus apre a Belgrado, Serbia, una pasticceria in cui vende anche gelato.

1886 I fratelli Battista, Francesco e Luigi Olivo Saverio vendono sorbetti a Francoforte sul Meno, Germania. Angelo Soravia [Capoto] è a Darmstadt, Germania. Arriva ad avere 26 carretti. Vittorio Toscani Scarpita va ad Augsburg, Germania; alla fine secolo cede l'azienda al genero Bortolo Colle, che subito dopo si trasferisce a Strasburgo, Francia.  

1889 Giovanni Toscani del Moro è a Monaco, Germania, con due operai di Cibiana che lo aiutano anche nella stagione delle castagne. Nel 1890 i suoi tre figli più grandi vendono gelato con i carretti ad Amburgo, Germania; nel 1897 i tre fratelli si dividono: Ignazio, va a Osnabrück, Nicolò a Bünde, Giuseppe a Guestrow, sempre in Germania.

1890 Angelo Toscani de Checa è a Hirschberg, Germania, con la famiglia. Giuseppe Soravia e Federico Capoto vanno a vendere gelato rispettivamente a Bremen e a Bremerhaven, Germania. Giobatta Toscani dei Toscane è a Giessen, Germania.

1891 Soravia Giuseppe della Riva (il vecchio) è a Colonia, Germania.

1899 Angelo Soravia Marsina vende gelato a Breslavia, Polonia. Agli inizi del secolo apparvero le prime fragole confezionate in scatola, il che permetteva di preparare il gelato di fragola in ogni stagione. Ma la conservazione faceva perdere colore ai frutti, così che alcuni ricorrevano a un colorante rosso. Qualche volta capitava di usarne troppo, e allora il gelato diventava color porpora. Lo stesso capitava con la vaniglia: se c'erano poche uova si usava un po' di colorante giallo.

1901 (?) I fratelli Antonio e Mariano Toscani sono a Neukirchen, nella Saar.

1910 Costantino Soravia Capoto della Tela è a Chemnitz, Germania (sotto la dominazione staliniana fu chiamata Karl Marx Stadt). Allo scoppio della Prima guerra mondiale i gelatieri furono costretti a rientrare. I pochi che vollero rimanere furono reclutati e inviati al lavoro coatto.

1919 Giuseppe Gei De Polone si trasferisce con la famiglia a Cernobbio (Como) e apre la gelateria in un chiosco. L'insegna diceva: Gelateria elettrica. Subentrarono poi i fratelli Soravia Camerier, e nel 1939 i Soravia d'Incol, che conservarono l'insegna. Oggi è diventata una moderna gelateria. Angelo Toscani del Moro ricomincia con il carretto a Osnabrück, Germania. Con un po' di dollari che era riuscito a mettere da parte riesce a superare il periodo dell'inflazione (un biglietto del tram costava 19 miliardi!) e nel 1920 acquista una casetta in centro, con la gelateria a pianterreno.  

1920 Sisto e Agostino Toscani vendono latticini e gelati a Como, Giobatta ed Eugenio Gei Pastro [in Polonia, e nel dopoguerra] a Legnano (Milano). Eugenio nel 1936 si trasferisce a Olmütz (Olomouc), Slovacchia.  

1921 Angelo Soravia d'Incol apre una gelateria a Venezia; in seguito ne apre una seconda a Hindenburg, Germania.

1923 I fratelli Giobatta e Celso De Bernardo sono a Belfort, Francia. Oltre al gelato vendono anche castagne. Il terzo fratello, Angelo, è a Bourg en Bresse, sempre in Francia.

1924 [anzi, 1928] Agostino Toscani de Sisto e Alessandro Toscani Boneto aprono una gelateria a Danzica (Germania, allora tutelata dalle Nazioni Unite) e una a Gniezno, Polonia.  

1925 Federico Dall'Asta dal Piol, comincia a fare gelato ad Hannover.

1926 Giuseppe Olivo è a Brno, Slovacchia.

1928 Luigi Olivo, in società con Amedeo Chiamulera, di Valle di Cadore, apre una gelateria a Cracovia, Polonia. In seguito, il Chiamulera si ritira e l'Olivo sempre a Cracovia, apre sette gelaterie. Arturo Toscani, in società con Arturo Serafin di Zoldo, è a Vienna, Austria, con una gelateria che viene gestita dal Serafin e dalla moglie. Liberale Dall'Asta Biencio è a Poznan, Polonia.

1928-30 A Monaco di Baviera, Angelo Soravia della Rotonda, Giuseppe Dall'Asta Lessio e Raimondo Giavi aprono la gelateria "Eis-Palast", che diventa molto rinomata: viene distrutta in seguito dai bombardamenti: Giavi apre poi, sempre a Monaco, una gelateria tuttora in attività.

1929 A Katowice, Polonia, apre una gelateria Umberto Dall'Asta Brico. Giovanni Soravia e Marco de la Tela, vendono gelato a Chemnitz, Germania.

1930-33 I fratelli Antonio Soravia e Adalberto Capoto si spostano nell'est dell'Ungheria, a Debrecen; in seguito si trasferiscono a Dresda, Germania.

1930 Giobatta Dall'Asta Lessio (Tita Pizzo) è a Varsavia, Polonia. Umberto De Bernardo con la famiglia va a Beuthen, allora Germania ora Polonia, dove vende gelato fino all'arrivo dei sovietici, quando deve abbandonare tutto e rientrare in Italia.  

1931 Giacomo Soravia d'Incol è a Jarnawitz. Polonia.

1932 Giovanni Toscani Scarpita si spinge negli Stati Baltici, a Vilnius, Lituania. 

1933 Egidio De Bernardo va a Rabka, Polonia.

1934 Olivo Giovanni Falia, discendente di quel Valentino che fu il primo gelatiere di Venas nel 1848, è a Leida, Olanda: rientra in Italia per il conflitto ma poi ritorna. Oggi l'azienda è condotta dai suoi figli. I fratelli Toscani dei Colli sono a Varsavia, Polonia, in seguito aprono l'attività a Chemnitz, Germania.

1936 Angelo Toscani, in società con Pietro De March, apre un negozio a Riga, Lettonia. Isidoro Soravia D'Incol è a Kaunas, Lituania. Giovanni, il figlio d Isidoro, racconta che appena iniziato il conflitto mondiale, il padre, visto passare davanti alla sua gelateria un carro armato russo, si levò la giacca bianca, corse in banca a prelevare í risparmi e con il primo treno partì per l'Italia, lasciando il negozio con le sorbettiere ancora piene di gelato. Giovanni Toscani Mula è a Tallinn, Russia; si trasferisce poi in Germania, a Offenbach e, dopo la guerra, a Bonn.

1939 Arturo Toscani in società con Umberto Toscani dei Colli e Giobatta Dall'Asta (Tita Pizzo) aprono una gelateria a Belgrado, Serbia.

[fine della cronologia]

.............................

Gigi Toscani

Nota
Luigi Toscani del Moro è nato nel 1913 a Venas di Cadore. Dopo aver fatto dal 1932 al '36 il gelatiere in Polonia, lavorò a Torino come baritono lirico all'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche e lì rimase fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Nel '52 andò con la moglie a fare il gelatiere a Osnabrück, nella Bassa Sassonia, dove lo zio Ignazio si trovava dal 1897. In seguito ha aperto due sue gelaterie. Nel 1985 è rientrato definitivamente a Venas. Per lungo tempo si è assunto il compito non facile di raccogliere le memorie degli abitanti di Venas di Cadore e ne è uscita una ricostruzione storica accurata e affidabile, pur se alcune informazioni sono difficili da verificare, come sempre avviene quando i ricordi si tramandano oralmente di generazione in generazione.»

Una breve biografia di TOSCANI LUIGI "SCARPITA" O "DEL MORO" (Venas, 1913-2002) è anche sul Glossario Italiano-Dialetto di Venas, alla lettera T:
http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/09/glossario-italiano-ladino-venas-t-u-v-z_01.html


L’articolo è stato originariamente pubblicato sul sito sopra citato alla voce EMIGRAZIONE, al seguente link:
http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/09/glossario-italiano-ladino-e-f.html

18.9.17

SOPRANNOMI DEL COMUNE DI VALLE DI CADORE

SOPRANNOMI (ANTICHE APPENDICI DEI COGNOMI LOCALI PER DISTINGUERE UN RAMO FAMILIARE DA UN ALTRO DELLO STESSO COGNOME, OGGI IN DISUSO)

generalmente ricavati dal già citato sito di Roberto Piccioli:
http://www.piccioli.com/genealogia/
e in parte adattati alla pronuncia dialettale, e sottolineati per quelli più o meno ancora esistenti:

SEGNI DI CASA CHE RICHIAMANO 
ALCUNI SOPRANNOMI DI VENAS
(L'elenco completo dei Segni di Casa di Venas si trova QUI)


VALLE
Agnoli:  Bastel, Branconi, D’Angelica, Da Fies, Dal Ponte, De Liana, De Lucietta, De Menego, De Santa, De Ton, De Ziane, Duca, Giaia, Macaron, Menudo,  PaccaPolaccoPolone, Polonon, SgualdiTesauraTitton, Titton d’Angelica, Tittoto  
Carabin (o Cherubin):  Careghetta, Del Palaz, Macaron, Pittor, Sonvia, Venago 
Chiamulera:  Bisocchio, De Marta, MezzanotteOrbo, PelinParnichel 
Ciliotta:  Biso, Da Fies, De Brida, LandeoLoli, Macario, Masteller, Rosso
CorteDel Corte, Toffola 
Costantini:  Della Vedova, Lombardi, Romano, Vecchio, Venago 
Cruzzola: D’OrazioDe ToldoSorizza 
Da Corte:  Chiaretta, Drusiana, Monego 
Da Fies:  Businel, Zeffero 
Da Giau:  Capeller, Cozzetto, De Marco, Marziol, Nicoletta, PerinelScheo, Tondo 
Da Val:  Colotto, Corte, Di Cilia, Mascottin, Modena, Nini, Sartor 
Del Favero:  CaselCavalier, Corona, Da Nogarè, De Bona, De Danel, De Cristina, Della Pina, Fauro, Faurés, Faveri, Maeta, Maiolet, Marina, Mattana, Muto, Nanin, Pesador, Pippa, Prè, SaioSbaosSbicereToscaniTromba 
Del Longo:  Campanella, Dal Piè, Giaia, ListanLuchetMorandoPetito, Zopparin 
Galeazzi:  Bordac', De Sandre, Dello Spirito Santo, Donna Grazia, Listan, Maddalenute, Tittela 
Gerardis:  Bió, Oste, Sonador, Vecchio 
Giacchetti:  Balotta, D’ElenaDe Danel, Gonella, Longhi  
Marinello:  Colombo, Console, Cornetta, Da Ronco, De Levisi, De Martin, Dei Tos, Della Comare, MarinMuliner, Nello, Renzo, Schenella, Segat, Sonvia, Speranzin, Vecchio, Venezian 
Mazzorana: --  
Rizzardi:  Boleo, Capo di Cento, Da Damos, Dell’Oste, Marangon, Muliner  
Santin:  --   
Serafini:  -- 
Zoppa:  Bagatel

VENAS
Dall’AstaBaiocoBambo, Bataglier, BatolBiencio, Boteghier, Capotono, Da Loda, Dal BusDal Piol, De Gnes, De Medo, Fanon, LessioManeraMarianeMarzer, Prememolo, Regadin, Varcher, Violin, Zoto
Colle: Borgheto, CaligherD’Ignazio, De Biral, De Marcantonio, Peruto, De Susana
Da CorteD'InciouZucheta
Dalla Chiesa: Maritel
De BernardoBricoDa Ròne (o D'Arone), De Farone, De FelipoDe NaneDe Nicolò, Gognin, Rondelo
De Lorenzo: Da Noa, Falia, Salvator
De PratoBiasuto
Del FaveroCason
Gei: Bonsior, BressanCasin, Da l'Ega, Da l’Ega Polone, De Bastian, De Iacomina, De MioDe PoloneDe SoteDe la Siora, De la Veneziana, Fauro, Fauroto, FaetaGabianLalo, Magadenier, Militar, PastroPinegol, Polonino, Roder, Rodini, Ruosa, Scarperuto, Sgualdin, Trombeta, Veciuto
Giavi: Bosuto, De SoraDe Sote
OlivoD'Ignazio, D’Inciou, De Beta, De Madalena, De Tonia, Dei Pici-Falìa, De la Vedua, Falia, Falia Mistro, Maritel, Masonaro, Model, Pici, Saverio, Zalon
SoraviaCamerierCapotoD’AmbrosinD'Incol, Dal Vià, De Gasparina, De l’AmpezanDe la RivaDe la TelaFaurutoMarsinaMonegoNeloSoldo
Toscani: Batirame, Boneto, Chino, De Agostin de sora, De Agostin de sote, De Checo,
De Duana, De Guol, De la MulaDe la Scala, De la Tela, De la VeduaDe la Vedua Liberal (De Biral)De Laurenze, De Tofol, De ValentinDei ColliFestin, Forte, Loreta, MagolaMoroNorioPelucanScarpitaToscanuto

da:
http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/09/glossario-italiano-ladino-venas-s_02.html

17.9.17

RICORDO DI ADAMO MARCHIONI DI VINIGO CHE IN UNA SOLITARIA OFFICINA SFORNITA DI MATERIALE E DI MEZZI ADEGUATI COSTRUÌ UN GRANDIOSO OROLOGIO DA TORRE

     Nel marzo di quest'anno il Signor Giovanni Battista (Tito) Belfi di Vodo di Cadore mi consegnò, assieme ad altri documenti, la fotocopia di una pagina di un Bollettino Parrocchiale del suo paese dell'anno 1940. In essa è riportato un articolo su Adamo Marchioni di Vinigo (Frazione di Vodo) ed il suo orologio, articolo che, risultando poco leggibile, ho digitalizzato e reso in modo da mantenerne al meglio possibile l'aspetto originale.
     Belfi mi aveva pregato di cercare qualche giornalista che potesse far pubblicare l'articolo su un giornale locale. Io mi attivai in questo senso ma finora non ho visto nessun risultato. Feci anche una ricerca sul singolare orologio costruito dal geniale meccanico Adamo Marchioni.
     L'articolo contiene un appello/omaggio a Vinigo, fatto dai Figli di Don Guanella, attuali proprietari della torre in cui fu costruito l'orologio, che si trova a Barza d'Ispra (Varese).
     È davvero incredibile come Adamo Marchioni, emigrato a Ispra dopo l'incendio della sua falegnameria di Peaio, sia stato capace, con pochi materiali e mezzi a sua disposizione di costruire un orologio così complesso ed ancora oggi perfettamente funzionante. 

Nuova che si leggerà con piacere anche a Vodo

Concittadino che si fa onore

   Da Barza di Ispra (Varese) ci giunge la gradita notizia che il Signor Adamo Marchioni, nostro concittadino, ha ivi costruito un orologio singolare e del tutto geniale. Si tratta di un orologio da torre che segna contemporaneamente, in nove quadranti, l'ora di Gerusalemme, Buenos Aires, Tokio, Greenwich, Nuova York, Manila, Sidney, S. Francisco e Roma. In altri tre quadranti poi segna il giorno e il mese dell'anno e il giorno della settimana. L'orologio, che è installato sulla torre del Noviziato dei Servi della Carità di Ispra, è messo in comunicazione con un concerto di sei campane che, ogni sei ore, eseguisce la patetica melodia de «L'Ave Maria di Lourdes»[1].
   L'inaugurazione dell'orologio è stata fatta addì 12 settembre 1940.
  Mentre ci congratuliamo vivamente col nostro bravissimo Adamo per tale invenzione, siamo lieti di presentare a tutti il seguente «Omaggio» che i figli di D. Guanella, residenti a Ispra, hanno inviato per l'occasione:

   "Dalle sponde del Lago Maggiore oggi, festa del S. Nome di Maria, giunga a Te, o piccola borgata del maestoso Cadore, l'eco di una festa, che per Te, o Vinigo, suona gloria e onore. Sulla torre del Noviziato dei Servi della Carità in Barza d'Ispra, sono stati coronati la tempra e il genio del tuo Adamo Marchioni che, pur da lontano, spesso corre col pensiero ai tuoi monti e alla tua Chiesa. Noi Figli di Don Luigi Guanella abbiamo esaltato, nella nostra possibilità, l'umiltà e l'ingegno d'uno dei tuoi più grandi cittadini, che all'ombra di un sacro recinto, vive una vita laboriosa e profondamente cristiana. Nella torre pulsa un complesso meccanismo che, con una perfezione matematica di moti e di battiti, segna contemporaneamente nove fusi orari, con tre altri quadranti, che segnano il mese, il giorno e il giorno della settimana.
   Gerusalemme, Buenos Aires, Tokio, Greenwich, Nuova York, Manila, Sidney, S. Francisco e Roma par che rivivino in quei quadranti la diuturna vita. Ma il vostro compaesano, o Vinighesi, divoto della Madonna, ogni sei ore ha voluto inviare alla Madonna del cielo tutto il suo affetto nel patetico suono dell'Ave Maria di Lourdes, mediante il suono di sei campane. Tutto è mosso da un movimento perfetto, che in dodici quadranti e in sei campane ci ha dato un'opera geniale e ammirabile.
Tutto ciò sappilo, o Vinigo, in una solitaria officina, sfornita di materiale e di mezzi adeguati. L'epigrafe che si leggeva sotto il grandioso orologio diceva:
L'armonia dei tuoi calcoli
il battito del tuo cuore
i sogni della tua mente
o Adamo Marchioni
ci dier l'ore
e con l'ore la nostalgia
di Dio
   Noi abbiamo sentito il dovere di farti sapere ciò, perché è giusto che tu non abbia ad ignorare le glorie e le virtù dei tuoi generosi figli!
   Vedi adunque, o Vinigo, come sono le vie della Provvidenza! I bagliori dello stabilimento di Adamo Marchioni a Peaio, di alcuni anni fa, in fiamme, sarebbero stati un giorno oscurati da una gloria più luminosa e perenne.
   Barza d'Ispra, 12 settembre 1940.
                                                                                     I Figli di Don Guanella".

   Se il buono e bravo meccanico Marchioni Adamo fosse stato compreso, favorito e sostenuto un po' di più, il suo orologio meraviglioso e geniale prima che a Barza d'Ispra, avrebbe dovuto comparire sul campanile delle due parrocchie del Comune. Ma purtroppo il mondo è fatto così.
   Nemo propheta in patria sua...


La storia dell'orologio con note biografiche di Adamo Marchioni[2] è riportata in questo articolo:


Dallo stesso ho tratto le tre foto seguenti:





NOTE

[1] Il concerto delle campane della Torre di Barza non è più quello originale. L'attuale si trova su YouTube a questo indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=8J_L96-yp74

Il suono originale (Ave Maria di Lourdes) doveva essere simile a questo:

https://www.youtube.com/watch?v=6ZnjOMsND-I


[2] Riporto le note biografiche su Adamo Marchioni contenute nell'articolo citato (e integrate, tra parentesi quadre, con le note di Marco Moretta tratte dall'opuscolo "Par al mondo a laurà", Edizioni Bellunesi nel Mondo, pubblicato in occasione della omonima mostra del 2017 a Vodo di Cadore):

"Nacque a Vinigo di Vodo (Belluno) [il 16 aprile 1894], e frequentò la scuola fino alla terza elementare. Il resto lo imparò dalla vita. Alpino, combatté nella prima guerra mondiale, fu fatto prigioniero e internato nel campo di Mathausen, che diventò tristemente famoso nella seconda guerra mondiale.
Lì poté disporre di alcuni manuali che lo aiutarono a coltivare e ad approfondire la passione per la meccanica. Liberato e tornato al paese, si mise a lavorare in proprio: [Nel 1927, con materiali di recupero di arnesi bellici, costruì un orologio con 15 diversi quadranti con le indicazioni delle ore in diversi fusi orari e con quelle del giorno, della settimana, del mese, con le fasi della luna]. Impiantò, con un socio [Giorgio Da Col di Calalzo], una segheria che dotò di attrezzi adeguati per costruire mobili artistici. Si era felicemente avviato in una attività che gli dava grandi soddisfazioni quando, la vigilia di Natale del 1934, un furioso incendio mandò in fumo il suo laboratorio e vanificò le sue ambizioni. Il socio lo abbandonò e non trovò più la forza di ricominciare.
Scoraggiato, ma non disperato, trovò conforto e sostegno dai Guanelliani di Vellai di Feltre che lo accolsero fraternamente e lo indirizzarono, dopo alcuni mesi, alla Casa consorella di Barza di Ispra. Adamo cominciò la svolta che doveva essere definitiva, della sua vita: aprì una lunga parentesi di quarantatré anni di convivenza con i figli di Don Guanella. Con il loro aiuto organizzò un ambiente per il suo lavoro artigianale.
Lo attirò subito la torrazza di Barza. Pensò e manifestò un proposito: un bel orologio sarebbe stato bene lassù. Detto e fatto Adamo realizzò il grande quadrante centrale circondato da undici quadranti minori: quello centrale segna l'ora di Roma; gli altri, i minori, rispettivamente quella di Greenwich, Sidney, Buenos Aires, New York, San Francisco, Gerusalemme, Tokyo e Manila. E, come se ciò non bastasse, altri quadranti per indicare il giorno del mese il giorno della settimana e il mese.
Ma Adamo non era ancora soddisfatto. Con il suo ingegniaccio volle completare la torre con un concerto di sei campane. Mancava il bronzo e i Religiosi lo raccolsero pazientemente. Le sei campane furono issate sulla torre: dal 1940 squillano echeggiando il melodico carillon della Madonna di Lourdes, e da allora Adamo fu chiamato il «mago dell'orologio» o più semplicemente e significativamente il «mago di Barza». Un appellativo di cui mai si vantò. Continuò, modesto e schivo, a lavorare il ferro, il legno, a ricostruire vecchi orologi e pendole che teneva appese alle pareti del suo nascosto laboratorio. [Visse poi sempre in questa località, .....fino alla morte, giunta il 13 gennaio 1981].
Ma, a parte le piccole e tante «diavolerie» che solo lui sapeva inventare, Adamo ha lasciato un quadernetto che rispecchia il suo delicato sentire e contiene massime di vita. Ne citiamo due per tutte: «La carità è pensare agli altri», e «l'umiltà è accettare il proprio posto»."




Venas, 17 settembre 2017

Giancarlo Soravia



P.S.

All'inizio di questo video di YouTube si vede brevemente l'orologio di Adamo Marchioni ed il suo meccanismo, che corrisponde esattamente a quello della foto sopra riportata:

https://www.youtube.com/watch?v=_BYqdhpmLoI

15.9.17

IL CADORE NELL'ALBERO GENEALOGICO DI ROBERTO PICCIOLI IN UN ARTICOLO DI WALTER MUSIZZA


Sull' Amico del Popolo del 14 settembre 2017 - N. 36, nella rubrica CULTURA & SPETTACOLI lo scrittore e giornalista Walter Musizza ha pubblicato il seguente articolo/intervista a Roberto Piccioli, curatore del monumentale sito degli alberi genealogici di Valle, Venas, Cibiana, Nebbiù, Tai, Pozzale, Sottocastello e Pieve di Cadore. Poi anche Calalzo e Vodo. Tale sito rappresenta una fonte preziosa non solo per i cadorini ma anche per gli studiosi e per gli appassionati di storia cadorina.



STORIA

L'albero genealogico del Cadore

Il sito di Roberto Piccioli fornisce notizie sulla vita di oltre 111mila persone

    Un lavoro imponente, divenuto col passare del tempo un vero e proprio albero genealogico, dapprima limitato a due paesi abbastanza lontani tra loro, ovvero Valle di Cadore e Mondolfo, in provincia di Pesaro e Urbino, poi allargatosi ad altri paesi vicini. Per alcuni di questi l'opera si è già conclusa, per altri l'autore sta lavorando ancora, come Venas, Nebbiù, Tai, Pozzale, Sottocastello e la stessa Pieve in Cadore, San Costanzo e Stacciola nelle Marche. Basti pensare che siffatto studio conta oggi oltre 111mila persone, tutte legate tra loro, il che lo rende probabilmente l'albero genealogico più grande del mondo. Tra tutti questi «parenti» ci sono tantissime persone comuni ma anche un papa, cardinali, diversi vescovi e pure ladri e assassini, cui è stata negata la sepoltura in terra consacrata. Oggi ogni abitante dei luoghi suddetti può trovare i propri antenati, verificare se la propria famiglia è originaria del luogo, stabilire i legami di parentela con le altre famiglie del proprio paese. E per di più tutto consultabile gratuitamente sul sito http://www.piccioli.com/genealogia/, in cui la navigazione è tanto facile quanto appassionante. Il merito di quest'autentica impresa al servizio del passato e del presente di importanti comunità, è di Roberto Piccioli, di origine marchigiana. Nato nel 1945 a Fano, dove è stato apprezzato medico diabetologo, da anni in pensione, ha sposato nel 1970 Marzia Agnoli, nata da Lino Agnoli (1897-1968), medico condotto di Valle. Ha tre figli, Federico, Massimiliano e Rodolfo, e due nipoti. Per questo lavoro di ricerca ha ricevuto a Mondolfo nel 2006 il Premio Archeoclub d'Italia, e a San Costanzo nel 2016 la «Benemerenza Civica». Lo abbiamo intervistato pochi giorni fa.
    -Dottor Piccioli, forse qualcuno resta sorpreso di questa sua passione per la storia e soprattutto di un legame così forte con il Cadore...
    Tra medicina e storia i rapporti sono sempre stretti, poiché per entrambe valgono criteri di scientificità o almeno di probabilità. Una passione la mia che coniuga l'indagine sull'uomo come essere vivente e come essere sociale e che ho ereditato probabilmente da mio padre, medico anche lui, e da mio nonno, che è stato Questore di Milano. Il legame con il Cadore si spiega facilmente: ho sposato 47 anni fa una splendida cadorina e quindi i miei figli hanno per metà sangue cadorino.
    -E Mondolfo come entra in questa ricerca?
    Mondolfo è il punto di partenza di tutta la ricerca in quanto paese natale dei miei quattro nonni.
    -Davanti a un sito così ricco, si stenta a credere che sia il merito di una sola persona...
    In effetti il lavoro di ricerca è tutto esclusivamente mio ed è frutto di oltre 30 anni di passione, ma è stato passibile grazie alla disponibilità di molte persone, soprattutto parroci, che mi hanno permesso di consultare i loro archivi. Sento il dovere di ringraziarli tutti e ne cito soltanto due: l'allora parroco di Mondolfo don Mauro Baldetti e l'allora parroco di Valle di Cadore don Virginio De Martin. Un ringraziamento va poi agli impiegati dello Stato Civile di vari Comuni e anche a mio figlio Massimiliano, che, con perizia e pazienza esemplari, ha curato tutta la parte informatica. 
 
    -Immaginiamo che non saranno mancati problemi in un lavoro così complesso.
    In questa lunga ricerca, iniziata nel 1984, ho alternato momenti di entusiasmo ad altri di sconforto, a seconda delle difficoltà incontrate nella spesso difficilissima ricostruzione del filo genealogico, ma non è mai venuta meno la passione. Leggendo gli atti di battesimo, di matrimonio o di morte di tante persone, spesso di secoli fa, mi ha colto una sorta di strana commozione, quasi fossi non solo contemporaneo di questi antenati, ma addirittura compartecipe dei loro sentimenti.
    -Ha avuto problemi nella collazione e interpretazione delle fonti?
    Certamente! Occorre considerare che i libri da consultare partono dalla seconda metà del '500, molti sono scritti in latino, la grafia dei parroci è talvolta quasi illeggibile. Spesso il tempo, l'umidità, la noncuranza hanno deteriorato le pagine rendendo la lettura un'impresa veramente ardua, senza considerare che gli stessi cognomi sono cambiati nei secoli: per fare esempi cadorini, Giacchetti era Iacheto, Agnoli era D'Agnol e così via.
    -La navigazione all'interno del sito è alla portata di tutti?
    Muoversi tra i vari links è facile: basta scrivere nome e cognome della persona che si cerca nella fmestrina presente in ogni pagina e cliccare sulla freccetta. Oppure andando, per esempio, su Lista Famiglie, si può accedere all'ordine alfabetico e reperire i nomi del marito e della moglie di tutti i matrimoni celebrati, nonché dei figli nati, con i loro dati anagrafici e talvolta con le foto stesse dei loro volti, o della chiesa in cui fu celebrato il matrimonio. Si può consultare inoltre una tabella dei discendenti, una scala temporale, un grafico delle relazioni, un grafico degli antenati, una lista delle persone e una gerarchia dei luoghi. C'è già chi si sta appropriando delle mie ricerche.
    -Abbiamo notato che è stata molto apprezzata soprattutto una lista degli anniversari.
    Sì, ha avuto già più di 150mila visitatori e permette di scegliere un giorno, un mese o un anno e ritrovare i nomi e le generalità delle persone che in quella data sono nate e morte o si sono sposate.
    -Un esempio?
    Cliccando su 23 dicembre apprendiamo che in tale data a Valle è nata una Domenica Agnoli nel 1723 e una Maria Francesca Agnoli nel 1798, oppure che Antonio Da Corte ha sposato Orsola Del Favero nel 1697 o Livio Natale Da Vià D'Olivo ha sposato Antonia Felicita Chiamulera nel 1907.
    -Una collaborazione per eventuali correzioni o integrazioni può venire dagli stessi utenti?
    È quello che spero e chiedo. Chi trovasse errori od avesse date o dati da aggiungere, è pregato di segnalarli al mio indirizzo e-mail roberto@piccioli.com
    -Nella Home del sito Lei dedica questo lavoro alla memoria dei suoi genitori e dei suoi nonni.
    Sì, certamente, ma anche a tutti coloro che ci hanno preceduto e dai quali abbiamo ereditato non solo la calvizie o il colore degli occhi, ma tutto quel mosaico genetico che rende ognuno di noi, nel bene e nel male, un essere unico e irripetibile. Si pensi che solo all'interno della mia famiglia sono riuscito a risalire alle generalità dei miei 4 nonni e di 8 bisnonni, ma anche di 16 trisavoli, 32 quadrisavoli, 64 quintisavoli e 128 sestisavoli, e via dicendo, il che significa che ognuno di noi, solo nelle ultime 7 generazioni, si porta dentro i geni, mischiati dalla sorte, di oltre 500 persone.

Walter Musizza


P.S.

Ripeto il link del sito di Roberto Piccioli:

http://www.piccioli.com/genealogia/

e quello della sua casella e-mail:

roberto@piccioli.com


SCHERMATA DEL SITO “GENEALOGIA” DI ROBERTO PICCIOLI: