3.6.18

INDICE DEI POST PER ARGOMENTO (E PER DATA DI PUBBLICAZIONE)


STORIE DI OCCHIALERIA A VENAS E IN CADORE



BORIS KLIOT, SOPRAVVISSUTO A QUATTRO CAMPI DI CONCENTRAMENTO, IMPRENDITORE DEGLI OCCHIALI IN AMERICA CON FORNITORI CADORINI




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/03/boris-kliot-sopravvissuto-quattro-campi.html



IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO - INTERVISTA DI WALTER MUSIZZA - 




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html


LA FINE DEL DISTRETTO CADORINO DELL'OCCHIALE (e dei patrioti)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2016/03/la-fine-del-distretto-cadorino.html



LA PRIMA FABBRICA CADORINA DI OCCHIALI




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/08/la-prima-fabbrica-cadorina-di-occhiali.html



RIEPILOGO DELLE ATTIVITA' DEL SETTORE DELL'OCCHIALERIA NEL COMUNE DI VALLE DI CADORE (BL) 




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/06/riepilogo-delle-attivita-di-occhialeria.html


PERSONAGGI DI VENAS E DI ALTRI PAESI CADORINI


RICORDO DI GINO DALL'ASTA "MANERA" DI VENAS, COLLABORATORE DEL PREMIO NOBEL GIULIO NATTA

https://4.bp.blogspot.com/-5iJpbA8sMVc/Wu8R7-o3kfI/AAAAAAAABTs/yF8vVPMp30QQDx9w6Z61uBBa3iBY4FxKwCLcBGAs/s1600/GINO%2BDALL%2527ASTA%2B-%2BNATTA.png

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2018/05/ricordo-di-gino-dallasta-manera-di.html



DAI CONI PER GELATO AI TREPPIEDI PER MACCHINE FOTOGRAFICHE -
LA STORIA DEI MARCHIONI DI PEAIO 


 http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/dai-coni-per-gelati-ai-treppiedi-per.html



RICORDO DI ADAMO MARCHIONI DI VINIGO CHE IN UNA SOLITARIA OFFICINA SFORNITA DI MATERIALE E DI MEZZI ADEGUATI COSTRUÌ UN GRANDIOSO OROLOGIO DA TORRE




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/ricordo-di-adamo-marchioni-di-vinigo_17.html



JOE SORAVIA, CADORINO APPASSIONATO DI MARE: LA SUA CASA È IL MONDO




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/08/joe-soravia-cadorino-appassionato-di.html



IGNAZIO GEI, PIONIERE DELLA VITICOLTURA E DELL'ENOLOGIA A MENDOZA (ARGENTINA)




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/01/ignazio-gei-pioniere-della-viticoltura.html



ERNESTO DALL'ASTA - L'UOMO CHE REINVENTO' L'AEREO [o una battaglia contro i burocrati]




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2013/08/luomo-che-ha-reinvento-laereo-o-una.html

STORIE DI VENAS


ANTICHE LEGGENDE DI VENAS DI CADORE



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/11/antiche-leggende-di-venas-di-cadore.html




RICORDO DEI PATRIOTI RISORGIMENTALI DELLA FAMIGLIA COLLE DI VENAS



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/11/ricordo-dei-patrioti-risorgimentali.html



L'EMIGRAZIONE DEI GELATIERI DA VENAS IN UN ARTICOLO DI LUIGI TOSCANI DEL MORO (1913-2002) - PERIODO PRESO IN CONSIDERAZIONE: 1848 - 1939


https://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/lemigrazione-dei-gelatieri-da-venas-in.html 



L' “IMPRESA BOSCHI” PER FAR FRONTE ALLA NUOVA CHIESA DI VENAS - ALBERTO TOSCANI



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/07/l-impresa-boschi-per-far-fronte-alla.html



CENNI STORICI SULLA BORGATA DI SUPPIANE (VENAS-VALLE DI CADORE)



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/08/cenni-storici-sulla-borgata-di-suppiane.html


LAUDO DELLA REGOLA DI VENAS DEL 1522 (ESTRATTO)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/07/laudo-della-regola-di-venas-del-1522.html



TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO


PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PIETRO SORAVIA (TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/presentazione-del-blog.html



VARIE


DUE RARI CIMELI STORICI TROVATI IN CASA BELFI "TESTA" DI VODO DI CADORE



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.com/2018/06/due-rari-cimeli-storici-trovati-in-casa.html





L'ARCIDIACONO DEL CADORE DETIENE IL TITOLO ONORIFICO DI "PROTONOTARIO APOSTOLICO SOPRANNUMERARIO"

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2018/01/larcidiacono-del-cadore-detiene-il.html




"SU E ZO PER VENAS. . . ."   Strofette Comico - Satirico - Umoristiche di Arnaldo Sartori (~1930)






http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/10/su-e-zo-per-venas-strofette-comico.html





SOPRANNOMI DEL COMUNE DI VALLE DI CADORE 


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/soprannomi-del-comune-di-valle-di-cadore.html 



IL CADORE NELL'ALBERO GENEALOGICO DI ROBERTO PICCIOLI IN UN ARTICOLO DI WALTER MUSIZZA




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/lalbero-genealogico-del-cadore-di.html



IL LIBRO DI GIUSEPPE CADORIN SU TIZIANO VECELLIO, LE SUE CASE E I SUOI FIGLI 



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/01/il-libro-di-giuseppe-cadorin-su-tiziano.html



L'ANTICA BERUA CORRISPONDEVA A VALLE DI CADORE ?




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/09/lantica-berua-corrispondeva-valle-di.html


SEGNI DI CASA DELLE FAMIGLIE DI VENAS



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2014/09/segni-di-casa-delle-famiglie-di-venas.html





DUE RACCONTI DI GIUSEPPE SORAVIA "CAPOTO"




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/10/labito-blu-racconto-di-giuseppe-soravia.html



COLLEGAMENTI AD ALTRI BLOG DELL'AUTORE:

 

DIALETTO, PERSONE E ANEDDOTI DI VENAS DI CADORE

GLOSSARIO DEL LADINO CADORINO DI VENAS

 

 

http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/09/glossario-italiano-ladino-venas.html

 

LEGGENDE E ALTRI TESTI IN DIALETTO DI VENAS DI CADORE

TESTIMONIANZE LADINE

 

 

https://testimonianzeladine.blogspot.it/

 

GIANCARLO SORAVIA È ANCHE PRESENTE SU FACEBOOK COME

GIANCARLO O CARLO SORAVIA

 


IL DIALETTO LADINO CADORINO (Amministratore)


https://www.facebook.com/groups/605075362897519/?ref=group_header 

 

 

CONDIZIONI D'USO

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/disclaimer.html

2.6.18

DUE RARI CIMELI STORICI TROVATI IN CASA BELFI “TESTA” DI VODO DI CADORE

Il mio amico Giovanni Battista (Tito) Belfi “Testa” di Vodo di Cadore mi ha fatto vedere le foto di due medaglie, da lui trovate in casa, e che ritengo abbastanza rare.
Una proviene da Venezia e l’altra da Vienna, la prima è una medaglia commemorativa del risorgimento veneto del 1848  e la seconda  una onorificenza militare dell'Impero Austro-Ungarico del periodo 1914-17.

Quella di Venezia è una medaglia relativa alla commemorazione del cinquantesimo anniversario dei “fatti memorandi del 1848” quando “colla rivoluzione e coll’eroica difesa, Venezia nel 1848-49 ebbe nella storia del risorgimento una pagina d’onore che mai si cancellerà”.


(Le foto della medaglia di Belfi sono di cattiva qualità e quindi ho cercato su Internet quelle sopra riportate che hanno una migliore risoluzione.)

Le suddette parole virgolettate sono contenute nel verbale di deliberazione del Consiglio Comunale di Venezia del 19 gennaio 1898, verbale inedito che il Sig. Belfi ha recuperato e che di seguito qui riporto.
Nella relazione introduttiva della delibera si preannuncia la costituzione di un Comitato di cittadini. Tra i rappresentanti dei giornali è nominato il più famoso cittadino di Vodo di Cadore, il fondatore del Gazzettino di Venezia Gianpietro Talamini (1845-1934).
Al punto VI della delibera si trova la disposizione “di coniare una medaglia commemorativa della rivoluzione e della difesa predetta da consegnarsi gratuitamente ai veterani del 1848-49 che vi presero parte onoranda”.
È quindi lecito supporre che ad un antenato di Tito Belfi sia stata consegnata la medaglia suddetta per aver partecipato ai fatti d’arme in Cadore, sotto il comando di Pietro Fortunato Calvi, la cui biografia (della Treccani) è qui richiamata:


La medaglia fu coniata dalla famosa ditta Johnson, fondata nel lontano 1830 e oggi ancora esistente:


Una curiosità, la Johnson fu la ditta dove iniziò a lavorare il giovane incisore Leonardo Del Vecchio, che poi passò dalle medaglie agli stampi per occhiali.

La medaglia reca sul retro la seguente scritta (Ho sostituito la V latina di certe parole con U):

VENEZIA
SPEZZATE LE SUE CATENE
RESISTENDO
ALL’AUSTRIA E AL DESTINO
RISORSE DEGNA
DI SÈ STESSA E D’ITALIA

IN MEMORIA
IL CONSIGLIO MUNICIPALE
MDCCCXCVIII

Fotocopie della delibera del Consiglio Comunale di Venezia del 19 gennaio 1898.
(cliccare sulle immagini per ingrandire)

Sindaco dell’epoca era il conte Filippo Grimani che era stato eletto il 15 novembre 1895. Carica che mantenne per quasi venticinque anni fino al 25 ottobre 1919. In qualità di sindaco diede forte impulso all'Esposizione internazionale d'arte e si prodigò per la difesa della città lagunare durante la guerra.

 









Invece la medaglia di Vienna fa parte delle onorificenze dell’Impero Austro-Ungarico ed è così descritta da Wikipedia:

In essa si trova l'iscrizione tedesca "DER TAPFERKEIT" ("IL CORAGGIO”). L'esemplare di Belfi è in argento, ritengo possa trattarsi della versione 1914-1917 che viene così descritta: Ritratto di Francesco Giuseppe I (volto a destra, con barba) (versioni oro, argento prima e seconda classe, bronzo)

Belfi mi ha riferito di non conoscere il motivo per cui detta medaglia sia stata trovata in casa ed io non posso aggiungere niente al riguardo.

Infine Tito mi ha consegnato la fotocopia dell'Encomio solenne conferito in data 20 ottobre 1917 a suo padre Belfi Giovanni Maria, classe 1893, caporale maggiore nel 7° Reggimento Alpini, con la seguente motivazione:

«Essendo il proprio reparto vivamente attaccato da forze avversarie, con coraggio e in terreno scoperto, controbatteva con la propria mitragliatrice il fuoco del nemico, obbligandolo a ritirarsi.
- Valbona di Travenanzes, 30 luglio 1916»


Concludendo, si può affermare che la famiglia Belfi “Testa” di Vodo ha ben meritato del Risorgimento e della Patria.

Giancarlo Soravia

Venas di Cadore, 2 giugno 2018

5.5.18

RICORDO DI GINO DALL'ASTA "MANERA" DI VENAS, COLLABORATORE DEL PREMIO NOBEL GIULIO NATTA

È arrivata in paese, a Venas, la notizia della scomparsa del compaesano dott. Gino Dall'Asta "Manera". Egli aveva fatto gli studi di chimica all'Università di Mainz in Germania, dove i suoi avevano una gelateria. Visse quasi sempre a Milano, ma a Venas aveva la casa dove veniva d'estate.
Riporto la voce che lo riguarda tratta dal mio ARCHIVIO LADINO CADORINO DI VENAS, lettere C-D:

Dall'Asta, Gino "Manera" (Venas, 1923-Milano, 2018) Fu un chimico di levatura internazionale. Come allievo del Prof. Giulio Natta  fu uno dei capigruppo nelle ricerche e nelle scoperte per le quali il maestro ricevette nel 1963 il Premio Nobel per la chimica. Dall’Asta fu ideatore di vari brevetti registrati in tutto il mondo, nonché autore di numerosi saggi e testi monografici. 
Vedi articolo di Lido Porri sulla rivista "Politecnico" (Luglio 2003) con due foto del 1963 di Natta ed i suoi collaboratori, tra cui Dall'Asta (indicato nelle foto con una freccia):


Gino Dall’Asta fu iscritto nell’Albo d’Oro dei Cadorini Illustri della Magnifica Comunità di Cadore per l’anno 2011.

Venas di Cadore, 5 maggio 2018

2.1.18

L'ARCIDIACONO DEL CADORE DETIENE IL TITOLO ONORIFICO DI “PROTONOTARIO APOSTOLICO SOPRANNUMERARIO”


     Visitando recentemente una chiesa di Albenga mi sono imbattuto in un altare dedicato al Canonico fondatore dell'Opera del Sacro Cuore Mons. Prof. Carlo Ferdinando Isola, dove una scritta misteriosa mi ha incuriosito: PROT. AP. AD INSTAR.

     Non è stato facilissimo risalire al significato dell'iscrizione, ma Wikipedia mi è venuta in aiuto, avendo trovato quanto segue:

     "Protonotari Apostolici ad instar participantium. Se di nomina papale erano ad vitam, altrimenti se detenevano un canonicato mantenevano tale dignità solo durante il loro ufficio di canonici. Vi appartenevano inoltre quegli ecclesiastici ai quali la santa sede concedeva questo onore, i canonici di qualche Capitolo di particolare importanza e quei protonotari di numero che uscivano dal collegio prima dei dieci anni dalla nomina. I protonotari che lasciavano il collegio dopo dieci anni dalla nomina, continuavano a mantenere il privilegio di numero per cinque anni ulteriori, per poi essere nominati, de iure, Protonotari ad instar."  [“ad instar”, prep. latina = “come, parificato a”]

     Quella di protonotario è una carica della curia romana. Sempre Wikipedia ne riporta la storia:


     Il motivo per cui pubblico questo breve Post, è quello di far conoscere che l'Arcidiacono del Cadore detiene il titolo onorifico di Protonotario apostolico soprannumerario, come si scopre dal seguente capitolo della voce suddetta di Wikipedia.

È un piccolo onore per la Chiesa Cadorina che ritengo meritevole di citazione, essendo non molti i prelati della Chiesa Cattolica che hanno diritto a questo titolo:

“““““
Protonotari soprannumerari


I protonotari apostolici soprannumerari, o protonotari apostolici supra numerum, sono:

i Canonici Prelati delle tre Basiliche Papali di Roma dalla data del prestato giuramento;
i Canonici di alcune cattedrali cui è stato concesso tale titolo (Bergamo, Bologna, Cagliari, Concordia-Pordenone, Firenze, Gorizia, Malta, Modena, Padova, Palermo, Reggio Calabria, Strigonio, Taranto, Treviso, Udine, Venezia;
l'Abate Tesoriere della reale cappella del Tesoro di san Gennaro a Napoli;
I Canonici della Collegiata di S. Maria ad Martyres di Roma, della Cappella Palatina di Palermo, dell'insigne collegiata di Cividale;
l'Arciprete pro tempore della Collegiata di Brisighella (Faenza), l'Arcidiacono pro tempore del Cadore e l'Arcidiacono pro tempore della Carnia (Tolmezzo), l'Arciprete pro tempore del Duomo di Caorle, l'Arciprete pro tempore della Basilica di Sant'Eufemia in Grado (Gorizia), l'Arciprete pro tempore del Capitolo della Cattedrale di Lodi, il parroco pro tempore della parrocchia S. Pietro Apostolo in Lodi Vecchio (Lodi), l'Arciprete della Parrocchia dei SS. Stefano e Martino in Riolo Terme (Imola), il Rettore pro tempore della Hofburgkapelle di Vienna;
nominati ad personam, a seguito di speciale concessione della Santa Sede.
”””””


Voce PROTONOTARIO APOSTOLICO della Enciclopedia Treccani:

http://www.treccani.it/enciclopedia/protonotario-apostolico_%28Enciclopedia-Italiana%29/

PROTONOTARIO APOSTOLICO. - Ai sette notarî regionali, istituiti fin dai primi secoli nella chiesa romana per redigere gli Atti dei martiri, ed ai quali a poco a poco furono accresciute le attribuzioni, nel sec. XIV vennero aggiunti altri sette notarî col titolo di protonotarî (= primi notarî) formanti un collegio, con l'incarico di registrare tutti gli atti emanati dalla curia di Roma e detti perciò apostolici. Il loro ufficio fu sempre importantissimo, e per molti secoli fu una via aperta al cardinalato. Sisto V portò il loro numero a 12, ma Gregorio XVI (1838) lo restituì a 7 e fissò il loro titolo in quello di protonotarii de numero participantium. Le loro attribuzioni sono state determinate da Pio X (Motuproprio Inter multiplices, 21 febbraio 1905) e ultimamente da Pio XI (Costituzione Ad incrementum decoris, 15 agosto 1934). Essi sono veri prelati, hanno l'uso dei pontificali, firmano le bolle papali, funzionano negli atti dei concilî generali, dei concistori e delle beatificazioni e canonizzazioni, possono nominare un protonotario onorario ogni anno. Vi sono poi i protonotarî detti extra collegium: a) soprannumerarî (canonici delle tre basiliche patriarcali di Roma e di alcune cattedrali); b) ad instar partecipantium (nella maggior parte nominati personalmente dal papa); c) titolari o onorarî (vicarî generali e vicarî capitolari, membri di alcuni capitoli, ecc.). Gli appartenenti a queste tre classi sono anch'essi prelati.

Venas di Cadore/Albenga, 2 gennaio 2018




26.11.17

ANTICHE LEGGENDE DI VENAS DI CADORE

Riporto su questo mio Blog CADORIN BOOKS, che è un po’ più conosciuto di quello originale TESTIMONIANZE LADINE, alcune leggende di Venas da me recuperate, digitalizzate in dialetto e tradotte in italiano.



LE DAME DA CIARPÀ
LE SIGNORE DI CIARPÀ


Tutte le leggende sono state tratte da una tesi di laurea del 1943 di Rosetta Palmieri [1]



Sote dei nostre vece, a Ciarpà, inte an bel castel, stasèa ancuante dame, che chi da Venas i pensèa che fusse le fate da bele che le era. Cuan che le ienìa a Venas par dì a messa la domenega, chi che le incontrèa i se tirèa da na parte, par le lassà passà, ma anca par le puodé vede polìto, che le era sempre vestide da bianco, coi ciavei bei bionde e longe, scarade par le spale, che cu al sol al petèa, i parèa dute de oro. Cuan che le arguèa davante a la césa, i tachèa a sonà l'ultima.
Al tempo dei nostri vecchi, a Ciarpà[2], dentro un bel castello, stavano alcune dame, che quelli di Venas pensavano fossero le fate da belle che erano. Quando venivano a Venas per andare a messa la domenica, chi le incontrava si tirava da una parte, per lasciarle passare, ma anche per poterle vedere bene, che erano sempre vestite di bianco, coi capelli belli biondi e lunghi, sparsi sulle spalle, che quando il sole picchiava, sembravano tutti d'oro. Quando arrivavano davanti alla chiesa, iniziavano a suonare l'ultima [=ultimo suono prima della messa].

[2] Ciarpà: località tra Cibiana e Venas




AL BUS DE LA DONAẐA
L'ANTRO DELLA "DONAZA" [1]  [4]


Sun chel monte che l'é davante de Venas e propio inte chel ruó de la "Costa del Pioàn" scavada inte la croda viva, l'é na caverna longa tante metre che i ciamon "Al Bus de la Donaẑa".
I conta i vece che na ota, dó in Sarenaẑe, taren an grun bon e vèieto, l'era anca na vena de oro.
I pì brae e inteliiente omin de Venas i se à betù al laoro par tiràsselo fora, e con chel fei sior al sò paés, come dute i omin i à avù inte al pensier in dute i tempe.
Ma chesto bel insonio no 'l se à podù avierà, parché con duta la bona volontà che i se à betù, dopo che i à avù studià e laurà dì, stemane, mes, i à cognù se persuade che l'era dute fadìe e sudor buciade via parché cuan che i tornèa sul laoro, i se ciatèa duto desfà.
'Sto mistero l'é durà an toco ẑenẑa che nissun capisse nia e finalmente i à pensà che i fusse carche magìa de medo. I se à betù de guardia e via par la nuote i à vedù ienì fora da na caverna de fronte an gran auẑèl co 'n beco longo longo, ma co i braẑe e le iambe da femena, che passèa su la Buoite, an tin solan [∫olàn], an tin caminàn, la dèa sul laoro e la se portèa via duto chel che la puodèa e la desfèa duto al laoro.
I se à proà a ciapàla, ma cu i era davesìn, la i sparìa; e alora i à pensà de tuói consilio da na fata. La fata l'à i à dito che nissun podèa tirà fora l'oro da chel prà, parché l'era strià, e che parona l'era chela che 'n ota l'era na gran belona e superba tosa de Venas, e che par la sò beleẑa e siorìa, ma nia bona e de carità, la era striada e condanada a vive da Donaẑa inte chel bus.
E cossì la é stada che chel oro l'é ancora inte le crode e che chel bel prà pien de fiore, a forẑa de dì in bóa, se à ridoto cuatro crepe sul filon de la Buoite.
Su quella montagna che è davanti a Venas e proprio in quel luogo della "Costa del Pioàn"[2] scavata nella roccia viva, c'è una caverna lunga molti metri che chiamiamo il "Bus de la Donaẑa".

Raccontano i vecchi che una volta, giù in "Sarenaẑe"[3], terreno molto buono e fertile, c'era anche una vena d'oro.
I più bravi e intelligenti uomini di Venas si sono messi al lavoro per tirarselo fuori, e con quello fare ricco il suo paese, come tutti gli uomini hanno avuto nel pensiero in tutti i tempi.

Ma questo bel sogno non si poté avverare, perché con tutta la buona volontà messa, dopo aver studiato e lavorato giorni, settimane, mesi, hanno dovuto persuadersi che erano tutte fatiche e sudori gettati via perché quando tornavano al lavoro, si trovavano tutto disfatto.

Questo mistero durò un pezzo senza che nessuno capisse niente e finalmente pensarono che ci fosse qualche magia di mezzo. Si misero di guardia e durante la notte videro venir fuori da una caverna un grande uccello con un becco lungo lungo, ma con le braccia e le gambe da donna, che passava sul Boite, un po' volando, un po' camminando, andava sul lavoro e si portava via tutto quello che poteva e disfaceva tutto il lavoro.


Provarono a prenderla, ma quando era loro vicino, spariva loro; allora pensarono di prendere consiglio da una fata. La fata disse loro che nessuno poteva tirar fuori l'oro da quel prato, perché era stregato, e che padrona era quella che una volta era una grande bellona e superba ragazza di Venas, e che per la sua bellezza e ricchezza, ma niente (=affatto) buona e caritatevole, era stregata e condannata a vivere da "Donaza" in quell'antro.


E così è stata che quell'oro è ancora nelle rocce e che quel bel prato pieno di fiori, a forza di andare in frana (=di franare), si è ridotto (a) quattro dirupi in riva al Boite. 


[1], [2], [3] "Bus de la Donaẑa" , "Costa del Pioàn", "Sarenaẑe" : località di Venas
[4] Donaza [do-nà-ẑa] Figura mitica terrifica femminile, propria delle Dolomiti, che si sposta nel cuore della notte per dispensare doni o punizioni.






L'ORCO DE LA NUOTE
L'ORCO DELLA NOTTE



Cuan che le nostre bisnone le se ingrumèa inte i filò par filà la lana e la stopa, le contèa che carche òta via par la nuóte capitèa l'orco che sautèa su par i cuerte e al se godèa de bucià duto par aria, al tirèa de mal le roche e i fusèi, l'ingropèa dute i file dei ièn, parché l'indoman chele babe le fasesse confusion.
Quando le nostre bisnonne si radunavano nei "filò" per filare la lana e la stoppa, raccontavano che qualche volta durante la notte capitava l'orco che saltava sui tetti e si godeva a buttare tutto per aria, gettava via le rocche e i fusi, aggrovigliava tutti i fili dei gomitoli, perché l'indomani quelle donne (spregiativo) facessero confusione.






AL CAVALIER  DALL'ASTA
IL CAVALIERE  DALL'ASTA


 
Conta la leienda che n'ota a Venas fusse stà an posto ònde che se ingrumèa le strie e i strioi a se fèi i sò conẑiliabui e i fasèa anca dàn a la dente. L'é ienù in reia sta roba a 'n brao cavalier dei Dall'Asta, e chesto l'à pensà de destrude sti strioi e salvà cossita anca al so paés da tanta scarogna.
Inforcià che l'à avù an bel ciaval duto fuó, l'é dù davante a la ciasa, onde che proprio in che dì i strioi era ingrumade e al se à tirà su la porta co la so spada inte man proprio par inpirài un par un, cuan che i ienìa fora.
Ma i strioi i s'avèa inacorto che l'era là e i s'à armà dute anca lori a ciapàlo, ma chel brao guerier ẑenẑa paura de nissun, l'à spronà al ciaval, che co 'n sauto l'à bucià inte la porta, al i é dù sora, al i à balegade, intan che al sò paron menèa la spada da dute i vers, finché al i a avude destrute dute e cossita Venas l'é stà liberà da le striarie.
Ancora anca adès su la lasta de chel porton se vede al stampo del fer da ciaval, che dal sauto che l'avèa fato, al la avèa calcada.
Racconta la leggenda che una volta a Venas (ci) fosse stato un posto dove si radunavano le streghe e gli stregoni a farsi i loro conciliaboli e facevano anche danno alla gente. Venne in orecchio questa cosa ad un bravo cavaliere dei Dall'Asta, e costui pensò di distruggere questi stregoni e salvare così anche il suo paese da tanta sfortuna.

Inforcato che ebbe un bel cavallo tutto fuoco, andò davanti alla casa, dove proprio in quel giorno gli stregoni erano raccolti e si mise sulla porta con la sua spada in mano proprio per infilzarli uno per uno, quando venivano fuori (=uscivano).]

Ma gli stregoni si avevano (=erano) accorti che era lì e si sono armati tutti anch'essi per prenderlo, ma quel bravo guerriero senza paura di nessuno, spronò il cavallo, che con un salto buttò dentro (=sfondò), andò loro sopra (=li travolse), li calpestò, mentre il suo padrone girava (=roteava) la spada per tutte le direzioni, finché li ebbe distrutti tutti e così Venas fu liberato dalle stregonerie.

Ancora adesso sulla pietra di quel portone si vede l'impronta del ferro di cavallo, che dal salto fatto, la aveva incisa.
   


AL IOU DE LA SCANDOLA
IL VALLONE DELLA "SCANDOLA" [=Assicella di legno per i tetti]



I conta i none na bela leienda del monte Rite che al se ciata intrà medodì e sera de Venas. Su le so coste l'era na ciasa ònde che stasèa le strie, e dintorno del foghèr le filèa col corleto al filo e la lana.
An ẑerto ponto le à tolto an ongento, le se à ben onto, e le à dito: "Onto, bisonto, su la ciadena monto, a Rite vao e cà torno". Le se à tacà su la ciadena del fogher e le é sparide.
An òn che le stasèa a spià inte par finestra e che avèa vedù e sientù duto, l'é dù anca el inte chela ciasa , al se à onto e l'à dito: " Su la ciadena monto e a Rite vao", ma al s'à desmenteà de dì: "E cà torno". Anca el al se à tacà su la ciadena e inte 'n vede no vede al se à ciatà su la ponta del Rite, e là l'era anca le strie, che a védelo le é sparide, e l'é restà solo.
Alora i é ienù in mente che no l'avèa dito come ele: "E cà torno" cuan che al se avèa tacà su la ciadena. L'à vardà dintorno par vede come che al puodèa tornà dó, ma daparduto l'era solo che iaẑa e nieve parché l'era d'inverno.
Spasemà che i tociasse morì la su iaẑà, l'à tornà a vardà; varda e revarda, finalmente l'à vedù na roba negra; l'é coresto e l'era na scandola, al se à sentà sora e l'é ienù dó par al iou, fin ché l'é arguà a ciasa con gran marevea de le strie. Chel iou da in chel 'òta i lo ciama "Iou de la Scandola", che al se ciata da la parte del Rite che varda Vodo.
Raccontano i nonni una bella leggenda del monte Rite che si trova a sud-ovest di Venas. Sulle sue pendici c'era una casa dove stavano le streghe, e attorno al focolare filavano coll'arcolaio il filo e la lana.

Un bel giorno presero un unguento, si unsero bene, e dissero: "Unto, bisunto, sulla catena monto, a Rite vado e qui torno". Si attaccarono alla catena del focolare e sparirono.

Un uomo che le stava spiando attraverso la finestra e che aveva visto e sentito tutto, andò anche lui in quella casa, si unse e disse: "Sulla catena monto e a Rite vado", ma si dimenticò di dire: "E qui torno". Anche lui si attaccò alla catena e in un attimo si trovò sulla cima del Rite, e lì c'erano anche le streghe, che a vederlo sparirono, e rimase solo.


Allora gli venne in mente che non aveva detto come loro: "E qui torno" quando si era attaccato alla catena. Guardò attorno per vedere come poteva tornare giù, ma dappertutto c'era solo ghiaccio e neve perché era d'inverno.

Spaventato che gli toccasse di morire lassù gelato, tornò a guardare; guarda e riguarda, finalmente vide una cosa nera; corse ed era una scandola, si sedette sopra e venne giù per il vallone, finché arrivò a casa con grande meraviglia delle streghe. Quel vallone da allora è chiamato "Iou della Scandola", che si trova dalla parte del Rite che guarda Vodo.