19.9.17

INDICE DEI POST PER ARGOMENTO (E PER DATA DI PUBBLICAZIONE)

STORIA DELL'OCCHIALERIA A VENAS E IN CADORE



BORIS KLIOT, SOPRAVVISSUTO A QUATTRO CAMPI DI CONCENTRAMENTO, IMPRENDITORE DEGLI OCCHIALI IN AMERICA CON FORNITORI CADORINI




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/03/boris-kliot-sopravvissuto-quattro-campi.html



IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO - INTERVISTA DI WALTER MUSIZZA - 




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html


LA FINE DEL DISTRETTO CADORINO DELL'OCCHIALE (e dei patrioti)

 
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2016/03/la-fine-del-distretto-cadorino.html



LA PRIMA FABBRICA CADORINA DI OCCHIALI




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/08/la-prima-fabbrica-cadorina-di-occhiali.html



RIEPILOGO DELLE ATTIVITA' DEL SETTORE DELL'OCCHIALERIA NEL COMUNE DI VALLE DI CADORE (BL) 




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/06/riepilogo-delle-attivita-di-occhialeria.html


PERSONAGGI DI VENAS E DI ALTRI PAESI CADORINI


RICORDO DI ADAMO MARCHIONI DI VINIGO CHE IN UNA SOLITARIA OFFICINA SFORNITA DI MATERIALE E DI MEZZI ADEGUATI COSTRUÌ UN GRANDIOSO OROLOGIO DA TORRE




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/ricordo-di-adamo-marchioni-di-vinigo_17.html



JOE SORAVIA, CADORINO APPASSIONATO DI MARE: LA SUA CASA È IL MONDO




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/08/joe-soravia-cadorino-appassionato-di.html



DUE RACCONTI DI GIUSEPPE SORAVIA "CAPOTO"




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/10/labito-blu-racconto-di-giuseppe-soravia.html



IGNAZIO GEI, PIONIERE DELLA VITICOLTURA E DELL'ENOLOGIA A MENDOZA (ARGENTINA)




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/01/ignazio-gei-pioniere-della-viticoltura.html



ERNESTO DALL'ASTA - L'UOMO CHE REINVENTO' L'AEREO [o una battaglia contro i burocrati]




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2013/08/luomo-che-ha-reinvento-laereo-o-una.html


STORIE DI VENAS


L' “IMPRESA BOSCHI” PER FAR FRONTE ALLA NUOVA CHIESA DI VENAS - ALBERTO TOSCANI

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/07/l-impresa-boschi-per-far-fronte-alla.html



CENNI STORICI SULLA BORGATA DI SUPPIANE (VENAS-VALLE DI CADORE)

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/08/cenni-storici-sulla-borgata-di-suppiane.html



TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO


PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PIETRO SORAVIA (TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO)



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/presentazione-del-blog.html



VARIE


L'ALBERO GENEALOGICO DEL CADORE DI ROBERTO PICCIOLI IN UN ARTICOLO DI WALTER MUSIZZA




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/lalbero-genealogico-del-cadore-di.html



IL LIBRO DI GIUSEPPE CADORIN SU TIZIANO VECELLIO, LE SUE CASE E I SUOI FIGLI 



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/01/il-libro-di-giuseppe-cadorin-su-tiziano.html



L'ANTICA BERUA CORRISPONDEVA A VALLE DI CADORE ?




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/09/lantica-berua-corrispondeva-valle-di.html


CONDIZIONI D'USO

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/disclaimer.html

17.9.17

RICORDO DI ADAMO MARCHIONI DI VINIGO CHE IN UNA SOLITARIA OFFICINA SFORNITA DI MATERIALE E DI MEZZI ADEGUATI COSTRUÌ UN GRANDIOSO OROLOGIO DA TORRE

     Nel marzo di quest'anno il Signor Giovanni Battista (Tito) Belfi di Vodo di Cadore mi consegnò, assieme ad altri documenti, la fotocopia di una pagina di un Bollettino Parrocchiale del suo paese dell'anno 1940. In essa è riportato un articolo su Adamo Marchioni di Vinigo (Frazione di Vodo) ed il suo orologio, articolo che, risultando poco leggibile, ho digitalizzato e reso in modo da mantenerne al meglio possibile l'aspetto originale.
     Belfi mi aveva pregato di cercare qualche giornalista che potesse far pubblicare l'articolo su un giornale locale. Io mi attivai in questo senso ma finora non ho visto nessun risultato. Feci anche una ricerca sul singolare orologio costruito dal geniale meccanico Adamo Marchioni.
     L'articolo contiene un appello/omaggio a Vinigo, fatto dai Figli di Don Guanella, attuali proprietari della torre in cui fu costruito l'orologio, che si trova a Barza d'Ispra (Varese).
     È davvero incredibile come Adamo Marchioni, emigrato a Ispra dopo l'incendio della sua falegnameria di Peaio, sia stato capace, con pochi materiali e mezzi a sua disposizione di costruire un orologio così complesso ed ancora oggi perfettamente funzionante. 

Nuova che si leggerà con piacere anche a Vodo

Concittadino che si fa onore

   Da Barza di Ispra (Varese) ci giunge la gradita notizia che il Signor Adamo Marchioni, nostro concittadino, ha ivi costruito un orologio singolare e del tutto geniale. Si tratta di un orologio da torre che segna contemporaneamente, in nove quadranti, l'ora di Gerusalemme, Buenos Aires, Tokio, Greenwich, Nuova York, Manila, Sidney, S. Francisco e Roma. In altri tre quadranti poi segna il giorno e il mese dell'anno e il giorno della settimana. L'orologio, che è installato sulla torre del Noviziato dei Servi della Carità di Ispra, è messo in comunicazione con un concerto di sei campane che, ogni sei ore, eseguisce la patetica melodia de «L'Ave Maria di Lourdes»[1].
   L'inaugurazione dell'orologio è stata fatta addì 12 settembre 1940.
  Mentre ci congratuliamo vivamente col nostro bravissimo Adamo per tale invenzione, siamo lieti di presentare a tutti il seguente «Omaggio» che i figli di D. Guanella, residenti a Ispra, hanno inviato per l'occasione:

   «Dalle sponde del Lago Maggiore oggi, festa del S. Nome di Maria, giunga a Te, o piccola borgata del maestoso Cadore, l'eco di una festa, che per Te, o Vinigo, suona gloria e onore. Sulla torre del Noviziato dei Servi della Carità in Barza d'Ispra, sono stati coronati la tempra e il genio del tuo Adamo Marchioni che, pur da lontano, spesso corre col pensiero ai tuoi monti e alla tua Chiesa. Noi Figli di Don Luigi Guanella abbiamo esaltato, nella nostra possibilità, l'umiltà e l'ingegno d'uno dei tuoi più grandi cittadini, che all'ombra di un sacro recinto, vive una vita laboriosa e profondamente cristiana. Nella torre pulsa un complesso meccanismo che, con una perfezione matematica di moti e di battiti, segna contemporaneamente nove fusi orari, con tre altri quadranti, che segnano il mese, il giorno e il giorno della settimana.
   Gerusalemme, Buenos Aires, Tokio, Greenwich, Nuova York, Manila, Sidney, S. Francisco e Roma par che rivivino in quei quadranti la diuturna vita. Ma il vostro compaesano, o Vinighesi, divoto della Madonna, ogni sei ore ha voluto inviare alla Madonna del cielo tutto il suo affetto nel patetico suono dell'Ave Maria di Lourdes, mediante il suono di sei campane. Tutto è mosso da un movimento perfetto, che in dodici quadranti e in sei campane ci ha dato un'opera geniale e ammirabile.
Tutto ciò sappilo, o Vinigo, in una solitaria officina, sfornita di materiale e di mezzi adeguati. L'epigrafe che si leggeva sotto il grandioso orologio diceva:
L'armonia dei tuoi calcoli
il battito del tuo cuore
i sogni della tua mente
o Adamo Marchioni
ci dier l'ore
e con l'ore la nostalgia
di Dio
   Noi abbiamo sentito il dovere di farti sapere ciò, perché è giusto che tu non abbia ad ignorare le glorie e le virtù dei tuoi generosi figli!
   Vedi adunque, o Vinigo, come sono le vie della Provvidenza! I bagliori dello stabilimento di Adamo Marchioni a Peaio, di alcuni anni fa, in fiamme, sarebbero stati un giorno oscurati da una gloria più luminosa e perenne.
   Barza d'Ispra, 12 settembre 1940.
                                                                    I Figli di Don Guanella».

   Se il buono e bravo meccanico Marchioni Adamo fosse stato compreso, favorito e sostenuto un po' di più, il suo orologio meraviglioso e geniale prima che a Barza d'Ispra, avrebbe dovuto comparire sul campanile delle due parrocchie del Comune. Ma purtroppo il mondo è fatto così.
   Nemo propheta in patria sua...


La storia dell'orologio con note biografiche di Adamo Marchioni[2] è riportata in questo articolo:


Dallo stesso ho tratto le tre foto seguenti:





NOTE

[1] Il concerto delle campane della Torre di Barza non è più quello originale. L'attuale si trova su YouTube a questo indirizzo:

https://www.youtube.com/watch?v=8J_L96-yp74

Il suono originale (Ave Maria di Lourdes) doveva essere simile a questo:

https://www.youtube.com/watch?v=6ZnjOMsND-I


[2] Riporto le note biografiche su Adamo Marchioni contenute nell'articolo citato:

Nacque a Vinigo di Vodo (Belluno), e frequentò la scuola fino alla terza elementare. Il resto lo imparò dalla vita. Alpino, combatté nella prima guerra mondiale, fu fatto prigioniero e internato nel campo di Mathausen, che diventò tristemente famoso nella seconda guerra mondiale.
Lì poté disporre di alcuni manuali che lo aiutarono a coltivare e ad approfondire la passione per la meccanica. Liberato e tornato al paese, si mise a lavorare in proprio: impiantò, con un socio, una segheria che dotò di attrezzi adeguati per costruire mobili artistici. Si era felicemente avviato in una attività che gli dava grandi soddisfazioni quando, la vigilia di Natale del 1934, un furioso incendio mandò in fumo il suo laboratorio e vanificò le sue ambizioni. Il socio lo abbandonò e non trovò più la forza di ricominciare.
Scoraggiato, ma non disperato, trovò conforto e sostegno dai Guanelliani di Vellai di Feltre che lo accolsero fraternamente e lo indirizzarono, dopo alcuni mesi, alla Casa consorella di Barza di Ispra. Adamo cominciò la svolta che doveva essere definitiva, della sua vita: aprì una lunga parentesi di quarantatré anni di convivenza con i figli di Don Guanella. Con il loro aiuto organizzò un ambiente per il suo lavoro artigianale.
Lo attirò subito la torrazza di Barza. Pensò e manifestò un proposito: un bel orologio sarebbe stato bene lassù. Detto e fatto Adamo realizzò il grande quadrante centrale circondato da undici quadranti minori: quello centrale segna l'ora di Roma; gli altri, i minori, rispettivamente quella di Greenwich, Sidney, Buenos Aires, New York, San Francisco, Gerusalemme, Tokyo e Manila. E, come se ciò non bastasse, altri quadranti per indicare il giorno del mese il giorno della settimana e il mese.
Ma Adamo non era ancora soddisfatto. Con il suo ingegniaccio volle completare la torre con un concerto di sei campane. Mancava il bronzo e i Religiosi lo raccolsero pazientemente. Le sei campane furono issate sulla torre: dal 1940 squillano echeggiando il melodico carillon della Madonna di Lourdes, e da allora Adamo fu chiamato il «mago dell'orologio» o più semplicemente e significativamente il «mago di Barza». Un appellativo di cui mai si vantò. Continuò, modesto e schivo, a lavorare il ferro, il legno, a ricostruire vecchi orologi e pendole che teneva appese alle pareti del suo nascosto laboratorio.
Ma, a parte le piccole e tante «diavolerie» che solo lui sapeva inventare, Adamo ha lasciato un quadernetto che rispecchia il suo delicato sentire e contiene massime di vita. Ne citiamo due per tutte: «La carità è pensare agli altri», e «l'umiltà è accettare il proprio posto».




Venas, 17 settembre 2017

Giancarlo Soravia



P.S.

All'inizio di questo video di YouTube si vede brevemente l'orologio di Adamo Marchioni ed il suo meccanismo, che corrisponde esattamente a quello della foto sopra riportata:

https://www.youtube.com/watch?v=_BYqdhpmLoI

15.9.17

L'ALBERO GENEALOGICO DEL CADORE DI ROBERTO PICCIOLI IN UN ARTICOLO DI WALTER MUSIZZA


Sull' Amico del Popolo del 14 settembre 2017 - N. 36, nella rubrica CULTURA & SPETTACOLI lo scrittore e giornalista Walter Musizza ha pubblicato il seguente articolo/intervista a Roberto Piccioli, curatore del monumentale sito degli alberi genealogici di Valle, Venas, Cibiana, Nebbiù, Tai, Pozzale, Sottocastello e Pieve di Cadore. Poi anche Calalzo e Vodo. Tale sito rappresenta una fonte preziosa non solo per i cadorini ma anche per gli studiosi e per gli appassionati di storia cadorina.



STORIA

L'albero genealogico del Cadore

Il sito di Roberto Piccioli fornisce notizie sulla vita di oltre 111mila persone

    Un lavoro imponente, divenuto col passare del tempo un vero e proprio albero genealogico, dapprima limitato a due paesi abbastanza lontani tra loro, ovvero Valle di Cadore e Mondolfo, in provincia di Pesaro e Urbino, poi allargatosi ad altri paesi vicini. Per alcuni di questi l'opera si è già conclusa, per altri l'autore sta lavorando ancora, come Venas, Nebbiù, Tai, Pozzale, Sottocastello e la stessa Pieve in Cadore, San Costanzo e Stacciola nelle Marche. Basti pensare che siffatto studio conta oggi oltre 111mila persone, tutte legate tra loro, il che lo rende probabilmente l'albero genealogico più grande del mondo. Tra tutti questi «parenti» ci sono tantissime persone comuni ma anche un papa, cardinali, diversi vescovi e pure ladri e assassini, cui è stata negata la sepoltura in terra consacrata. Oggi ogni abitante dei luoghi suddetti può trovare i propri antenati, verificare se la propria famiglia è originaria del luogo, stabilire i legami di parentela con le altre famiglie del proprio paese. E per di più tutto consultabile gratuitamente sul sito http://www.piccioli.com/genealogia/, in cui la navigazione è tanto facile quanto appassionante. Il merito di quest'autentica impresa al servizio del passato e del presente di importanti comunità, è di Roberto Piccioli, di origine marchigiana. Nato nel 1945 a Fano, dove è stato apprezzato medico diabetologo, da anni in pensione, ha sposato nel 1970 Marzia Agnoli, nata da Lino Agnoli (1897-1968), medico condotto di Valle. Ha tre figli, Federico, Massimiliano e Rodolfo, e due nipoti. Per questo lavoro di ricerca ha ricevuto a Mondolfo nel 2006 il Premio Archeoclub d'Italia, e a San Costanzo nel 2016 la «Benemerenza Civica». Lo abbiamo intervistato pochi giorni fa.
    -Dottor Piccioli, forse qualcuno resta sorpreso di questa sua passione per la storia e soprattutto di un legame così forte con il Cadore...
    Tra medicina e storia i rapporti sono sempre stretti, poiché per entrambe valgono criteri di scientificità o almeno di probabilità. Una passione la mia che coniuga l'indagine sull'uomo come essere vivente e come essere sociale e che ho ereditato probabilmente da mio padre, medico anche lui, e da mio nonno, che è stato Questore di Milano. Il legame con il Cadore si spiega facilmente: ho sposato 47 anni fa una splendida cadorina e quindi i miei figli hanno per metà sangue cadorino.
    -E Mondolfo come entra in questa ricerca?
    Mondolfo è il punto di partenza di tutta la ricerca in quanto paese natale dei miei quattro nonni.
    -Davanti a un sito così ricco, si stenta a credere che sia il merito di una sola persona...
    In effetti il lavoro di ricerca è tutto esclusivamente mio ed è frutto di oltre 30 anni di passione, ma è stato passibile grazie alla disponibilità di molte persone, soprattutto parroci, che mi hanno permesso di consultare i loro archivi. Sento il dovere di ringraziarli tutti e ne cito soltanto due: l'allora parroco di Mondolfo don Mauro Baldetti e l'allora parroco di Valle di Cadore don Virginio De Martin. Un ringraziamento va poi agli impiegati dello Stato Civile di vari Comuni e anche a mio figlio Massimiliano, che, con perizia e pazienza esemplari, ha curato tutta la parte informatica. 
 
    -Immaginiamo che non saranno mancati problemi in un lavoro così complesso.
    In questa lunga ricerca, iniziata nel 1984, ho alternato momenti di entusiasmo ad altri di sconforto, a seconda delle difficoltà incontrate nella spesso difficilissima ricostruzione del filo genealogico, ma non è mai venuta meno la passione. Leggendo gli atti di battesimo, di matrimonio o di morte di tante persone, spesso di secoli fa, mi ha colto una sorta di strana commozione, quasi fossi non solo contemporaneo di questi antenati, ma addirittura compartecipe dei loro sentimenti.
    -Ha avuto problemi nella collazione e interpretazione delle fonti?
    Certamente! Occorre considerare che i libri da consultare partono dalla seconda metà del '500, molti sono scritti in latino, la grafia dei parroci è talvolta quasi illeggibile. Spesso il tempo, l'umidità, la noncuranza hanno deteriorato le pagine rendendo la lettura un'impresa veramente ardua, senza considerare che gli stessi cognomi sono cambiati nei secoli: per fare esempi cadorini, Giacchetti era Iacheto, Agnoli era D'Agnol e così via.
    -La navigazione all'interno del sito è alla portata di tutti?
    Muoversi tra i vari links è facile: basta scrivere nome e cognome della persona che si cerca nella fmestrina presente in ogni pagina e cliccare sulla freccetta. Oppure andando, per esempio, su Lista Famiglie, si può accedere all'ordine alfabetico e reperire i nomi del marito e della moglie di tutti i matrimoni celebrati, nonché dei figli nati, con i loro dati anagrafici e talvolta con le foto stesse dei loro volti, o della chiesa in cui fu celebrato il matrimonio. Si può consultare inoltre una tabella dei discendenti, una scala temporale, un grafico delle relazioni, un grafico degli antenati, una lista delle persone e una gerarchia dei luoghi. C'è già chi si sta appropriando delle mie ricerche.
    -Abbiamo notato che è stata molto apprezzata soprattutto una lista degli anniversari.
    Sì, ha avuto già più di 150mila visitatori e permette di scegliere un giorno, un mese o un anno e ritrovare i nomi e le generalità delle persone che in quella data sono nate e morte o si sono sposate.
    -Un esempio?
    Cliccando su 23 dicembre apprendiamo che in tale data a Valle è nata una Domenica Agnoli nel 1723 e una Maria Francesca Agnoli nel 1798, oppure che Antonio Da Corte ha sposato Orsola Del Favero nel 1697 o Livio Natale Da Vià D'Olivo ha sposato Antonia Felicita Chiamulera nel 1907.
    -Una collaborazione per eventuali correzioni o integrazioni può venire dagli stessi utenti?
    È quello che spero e chiedo. Chi trovasse errori od avesse date o dati da aggiungere, è pregato di segnalarli al mio indirizzo e-mail roberto@piccioli.com
    -Nella Home del sito Lei dedica questo lavoro alla memoria dei suoi genitori e dei suoi nonni.
    Sì, certamente, ma anche a tutti coloro che ci hanno preceduto e dai quali abbiamo ereditato non solo la calvizie o il colore degli occhi, ma tutto quel mosaico genetico che rende ognuno di noi, nel bene e nel male, un essere unico e irripetibile. Si pensi che solo all'interno della mia famiglia sono riuscito a risalire alle generalità dei miei 4 nonni e di 8 bisnonni, ma anche di 16 trisavoli, 32 quadrisavoli, 64 quintisavoli e 128 sestisavoli, e via dicendo, il che significa che ognuno di noi, solo nelle ultime 7 generazioni, si porta dentro i geni, mischiati dalla sorte, di oltre 500 persone.

Walter Musizza


P.S.

Ripeto il link del sito di Roberto Piccioli:

http://www.piccioli.com/genealogia/

e quello della sua casella e-mail:

roberto@piccioli.com


SCHERMATA DEL SITO “GENEALOGIA” DI ROBERTO PICCIOLI:





16.8.17

JOE SORAVIA, CADORINO APPASSIONATO DI MARE: LA SUA CASA È IL MONDO


Nel marzo 2017 misi in contatto Walter Musizza con Giuseppe Soravia, di cui avevo pubblicato una breve nota biografica alla voce VELA (Sport) del mio Glossario Italiano-Ladino Cadorino alle lettere T-U-V-Z. Da tale contatto scarturì il seguente articolo/intervista, apparso sul CORRIERE DELLE ALPI di Belluno:



CORRIERE DELLE ALPI

BELLUNO - Venerdì 14 Aprile 2017

STORIE DI BELLUNESI >> LE AVVENTURE

Joe Soravia, cadorino
appassionato di mare:
la sua casa è il mondo


Originario di Venas, famiglia di gelatieri, vive in Germania
ha trascorso lunghi anni solcando gli oceani in barca

di Walter Musizza

VENAS

>> «In passato tornavo spesso nella mia casa, quando passavo "pal stradon" incorrevo puntualmente nell'esame delle comari, sedute sulle panche di legno a controllare il traffico»

>> «La solitudine è solo una apparenza, in realtà si è sempre circondati da innumerevoli esseri viventi, bisogna solo saperli riconoscere. Anche il silenzio è apparente»


Che i cadorini, emigranti per necessità, abbiano sempre dimostrato capacità di adattamento in ogni parte del mondo è fatto assodato, ma che qualcuno di loro sia diventato un vero lupo di mare stupisce non poco.

E quello di Giuseppe (Beppino o Bepi) Soravia Capoto, meglio conosciuto come Capitano Joe Soravia, ci pare un caso davvero più unico che raro. Nato a Conegliano nel 1941 da genitori di Venas, già gelatieri in Germania, è famoso per i suoi viaggi oceanici con la sua barca Mikado.

Oggi vive in Germania a Pinneberg, nello Schleswig-Holstein, a circa 25 chilometri a nord di Amburgo, dove lo abbiamo raggiunto per questa intervista.

Soravia, come è nata in lei questa vocazione marinara?
«La vocazione per il mare non è nata, l’ho sempre avuta sin dalla nascita. Il mio primo amore per la barca a vela è nato nel 1969 e il primo amore non si scorda più! D’estate e d’inverno, nel tempo libero dal lavoro, ho cominciato a percorrere il Mediterraneo orientale (Jugoslavia, Grecia e Turchia)».

Per poi passare all’Oceano.
«Nel 1980 è arrivata la mia prima esperienza atlantica: Venezia - Amburgo - Venezia, poi dal 1991 al 2005 ho vissuto in barca vagabondando per gli Oceani del mondo».

Ha anche circumnavigato il globo?
«No, questo no. Non ho mai attraversato il Pacifico, anche se ci sono sia entrato (Borneo-Kalimantan) che uscito (Capo Horn - Ushuaia Argentina-Cile-Argentina)».

La stampa italiana diede risalto a queste imprese? Cadorini e coneglianesi oggi ne sono a conoscenza?
«No, anche perché tutto ciò che facevo era una mia ricerca di tante cose, ma non certo di una eco pubblica. In Cadore, a Conegliano e a Treviso, dove ho vissuto molti anni, sono venuti a saperlo solo quelli che facevano parte del mio nucleo familiare o erano miei amici».

La sua barca era una C.N.S.O. Mikado. Ce l’ha ancora?
«Sì, era un Ketch di 55 piedi, circa 17 metri. L’ho venduto a Trinidad nel 2005, dove allora mi trovavo, quando la mia compagna di vita e di viaggi fu costretta al ritorno in Patria per grave malattia».

Una volta ha raccontato ad un amico che in questi suoi viaggi ha conosciuto tante persone povere...
«Sì, purtroppo. In Asia e Africa ci sono milioni di persone che hanno estremo bisogno di aiuto, finanziario ma prima ancora alimentare e medico. Visitare questi luoghi e incontrare persone, col passare del tempo, è diventato un obiettivo da raggiungere. Ma questo argomento è talmente vasto e complicato che non possiamo trattarlo qui. Sottolineo solo che noi Europei viviamo in un autentico “Paradiso Terrestre” e dovremmo tutti, almeno una volta, visitare questi paesi, ma… senza alloggiare in un hotel a 5 stelle!».

Ma la sua è stata solo una passione sportiva, o è divenuta pure un vero e proprio lavoro?
«No, lavoro no. Ho fatto solo per un paio di stagioni, nel periodo del monsone invernale di nord-est, attività di charter in Thailandia per il CVA di Treviso (Centro velico d’Altura). Una bella esperienza, tanti incontri con persone simpatiche ed interessanti (italiani e ticinesi), ma, alla fine questo non poteva soddisfare i miei progetti ed aspirazioni».

Ora lei vive in Germania. Va ancora in barca, magari sull’Elba o sul Baltico?
«Le barche ormai le guardo col binocolo da una panchina sugli argini dell’Elba. Ci passano anche le grosse navi e mi perdo a guardarle…E’ proprio come si dice, da vecchi si ritorna ad essere bambini».

Mantiene i rapporti con il Cadore?
«I rapporti oggi sono rari, ma fino a qualche anno fa venivo a sciare d’inverno in Cadore ed abitavo nella “mia” casa di Venas. Quando passavo “pal stradon”, incorrevo puntualmente nell’esame delle comari, sedute sulla panca di legno a controllare il traffico: “Chi elo chi ?”, “No sei, ma al somea al fiol de Maria”. Passato l’esame e ridivenuto legittimo compaesano a tutti gli effetti, mi piaceva andare al bar alla sera e tornare a parlare in ladino, che conosco abbastanza bene, magari con “an par de palanche e sgnape al barancio”. Grazie ad Internet ogni tanto mi sento con Giancarlo Soravia (Carleto), che ammiro soprattutto per i suoi interessi linguistici e storici e per le sue pubblicazioni su Venas e l’intero Cadore».

Ma montagna e mare sono due mondi completamente diversi…. 
«Ma non è vero! L’unica vera differenza è che la montagna è solida ed il mare liquido, la prima ti può causare vertigini, il secondo il mar di mare. Ma per farsi conoscere ed amare, entrambi richiedono da parte tua la voglia di viaggiare, di avvicinare genti e abitudini nuove, un amore assoluto per la natura e soprattutto la capacità di sapersi adattare a situazioni ambientali diverse rispetto a quelle tue consuete. La solitudine, sia in montagna che al mare, è solo un’apparenza, in realtà si è sempre circondati da innumerevoli esseri viventi, bisogna solo saperli riconoscere. Anche il silenzio è solo apparente: se sai ascoltare, potrai udire i suoni di una intera orchestra, fatta di vento, onde, sassi e cespugli. Unica differenza è l’orizzonte: vicino in montagna, lontano in mare. Ed infine, se ci pensi bene, dalla montagna scendi a valle, incontri la pianura e, se continui a camminare, in qualsiasi parte del mondo, arrivi al mare. Li, se ti procuri una barca, e prosegui il percorso, prima o poi, arriverai alla pianura, risalirai in montagna e lì... sarai nuovamente arrivato a casa!».

Walter Musizza



15.3.17

BORIS KLIOT, SOPRAVVISSUTO A QUATTRO CAMPI DI CONCENTRAMENTO, IMPRENDITORE DEGLI OCCHIALI IN AMERICA CON FORNITORI CADORINI

 
IL POST VIENE SOSTITUITO CON QUESTA INTERVISTA DA PARTE DELLO STORICO DEL CADORE E DELLE DOLOMITI E GIORNALISTA WALTER MUSIZZA APPARSA SUL MENSILE "IL CADORE" DEL MESE DI AGOSTO 2017



DEL POST ORIGINALE VENGONO MANTENUTI  ALTRE FOTO, I LINK E UN POSTSCRITTO.

L'UOMO CHE PORTO' NEGLI USA
GLI OCCHIALI CADORINI



Dieci anni fa moriva Boris Kliot, un grande imprenditore e filantropo di origine ebraica, nato in Lettonia e sopravvissuto a quattro campi di concentramento nazisti


Era il 15 giugno 2007 allorché sul The New York Times comparve l'avviso della morte di Boris Kliot. Il nome forse a molti non dirà nulla, ma chi s'occupa di occhialeria, o, meglio, di storia dell'occhialeria, dovrebbe conoscerlo bene e considerarlo addirittura un benemerito dell'economia cadorina. E chi meglio di Giancarlo Soravia Capoto, di Venas di Cadore, una lunga carriera nel settore dell'occhialeria, può spiegarci l'uomo e la sua storia?
Soravia, chi era Boris Kliot?
"Era un grande imprenditore, ma prima di tutto un grande uomo. Nato nel 1923 a Riga, in Lettonia, da famiglia ebrea, era sopravvissuto a quattro campi di concentramento prima di emigrare negli Stati Uniti dove fece fortuna. Nel 1952 fondò la Riviera Trading Company, una società che inizialmente vendeva ornamenti per capelli importati dalla Francia, ma che poi si evolse fino a diventare una delle prime aziende a proporre occhiali di moda al pubblico americano. Vendette l'azienda ad un gruppo di investimento nel 1996, continuando però a fare il consulente della stessa, in seguito divenuta una divisione di StyleMark, con sede in Florida".
Un grande manager dunque. Perché anche un grand'uomo?
"Kliot si dedicò sempre ad opere filantropiche".
Lei come lo conobbe?
"Era il 1963, io ero arrivato da poco alla Metalflex di Venas e Kliot fu uno dei primi importatori americani di occhiali dall'Italia. Tra i suoi più importanti fornitori c'era la Metalflex e successivamente la Luxottica".
Che tipo era?
"Di piccola statura, aveva occhi azzurri e modi gentili. Era poliglotta e parlava abbastanza bene anche l'italiano. Aveva un fisico atletico ed era stato campione di sci nautico, sport che praticava ancora quando aveva 40 anni. Era fiero di essere ebreo, una volta mi disse che mandava ogni anno aiuti a Israele per la somma di 100.000 dollari".
Come fu il suo rapporto con la Metalflex?
"Inizialmente egli trattava anche montature per occhiali, poi si dedicò agli occhiali da sole. Con la Metalflex il rapporto fu sempre buono, basato sulla reciproca stima. Non si incrinò nemmeno quando accadde un piccolo incidente, per così dire di percorso".
Cosa avvenne?
"Una volta la Metalflex gli mandò una partita di montature da vista in celluloide (pantografate). Per risparmiare sulla quantità di materiale impiegato, allora molto costoso, avevano tagliato le tavolette rettangolari di celluloide (da cui iniziava la lavorazione del frontale) più strette della misura finale. A queste tavolette venivano fresate le orbite, poi le stesse venivano allargate a caldo, e con dei coni appositi veniva data loro la forma finale. Ma ci fu un imprevisto: mentre in Italia la montatura, per poter applicare le lenti, veniva brevemente riscaldata ad aria calda, e ciò non provocava inconvenienti, negli Stati Uniti gli ottici, riscaldando la montatura in fornelli elettrici con un apposito vano pieno di sabbia, quando estraevano la stessa questa risultava rimpicciolita, ritornando alle dimensioni originali (più strette) della tavoletta. Questo provocò reazioni tra il comico e il tragico, e lo stesso Kliot rideva quando ricordava l'incidente".
Ha detto che Kliot fece affari poi anche con la Luxottica...
"Sì, ricordo che un giorno, verso il 1964/65, Vittorio Toscani, socio Metalflex e Luxottica, mi portò con sé a Belluno, dove presentò Boris Kliot a Leonardo Del Vecchio. Nel sentirne il nome, Kliot esclamò: "Lei giovane, non vecchio!" e tutti risero".
Abbiamo letto recentemente sul Corriere della Sera un'intervista di Ferruccio De Bortoli a Leonardo del Vecchio nella quale l'imprenditore raccontava come riscosse una trentina di milioni da un suo cliente recandosi personalmente da lui in auto a Cannes, attendendolo ai bordi di una piscina.
"Sì, era il 1969 e con tale importo Del Vecchio afferma che poté pagare le paghe agli operai, dopo che i soci cadorini gli avevano ritirato le garanzie. Sentendo citare Cannes, ho pensato subito a Boris Kliot che, quando era in Europa, faceva sempre base in un lussuoso hotel a Juan-les-Pins, sulla Costa Azzurra, proprio vicino a Cannes".
Se fosse davvero così, potremmo dire che Kliot contribuì al decollo della Luxottica e segnò l'inizio della crisi della Metalflex...
"Forse è esagerato parlare di crisi già allora, ma certo nella rottura dei rapporti tra Luxottica e Metalflex, che secondo me fu un errore di quest'ultima, possiamo riconoscere il primo segnale di sconfitta per la Metalflex. Non fu certamente una cosa immediata perché la stessa ottenne negli anni '70/'80 vari successi grazie alla scoperta di nuovi mercati, in virtù di nuove tecniche di vendita e soprattutto grazie all'accordo, innovativo per l'anno in cui avvenne (1978), con Elio Fiorucci. Ma c'è un proverbio in dialetto che dice "Scampa an ponto, scampa ẑento", ovvero "Cade un punto (a maglia), cadono cento".

Walter Musizza

Link del sito americano:
Boris Kliot con Susan Ryckman

Articolo dove si parla del Memoriale di Rumbula eretto a spese di Boris Kliot e foto dello stesso:
https://www.liveriga.com/en/1588-jewish-memorial-at-rumbula

Link dell'intervista di Ferruccio De Bortoli a Leonardo Del Vecchio apparsa sul Corriere della Sera il 13 marzo 2017:


P.S.

La parte dell'intervista che riguarda i soci cadorini rappresenta il punto di vista di Del Vecchio nella vicenda; in merito ad alcuni passaggi della stessa ho scritto delle osservazioni alla fine del mio Post/Intervista "IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO":

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html

15 marzo 2017 / 4 agosto 2017








4.2.17

IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO - INTERVISTA DI WALTER MUSIZZA - (CON DUE POST-SCRITTI IN DATA 19/3/2017 E 2/7/2017)

IL POST VIENE SOSTITUITO CON QUESTA INTERVISTA DA PARTE DELLO STORICO DEL CADORE E DELLE DOLOMITI E GIORNALISTA WALTER MUSIZZA APPARSA SUL "CORRIERE DELLE ALPI" DI BELLUNO IN DATA 4/2/2017, PER LA SUA MIGLIORE LEGGIBILITA' E COMPRENSIONE:


Link Corriere delle Alpi:

http://corrierealpi.gelocal.it/tempo-libero/2017/02/04/news/luxottica-per-del-vecchio-un-trampolino-chiamato-Cadore-1.14823651?ref=fbfca&refresh_ce 


DEL POST ORIGINALE VENGONO MANTENUTI  LE FOTO E I DOCUMENTI. (ALCUNE NOTE SONO AGGIUNTE AL TESTO ORIGINALE DELL'INTERVISTA - SONO POI STATI AGGIUNTI DUE POST-SCRITTI, IN DATA 19/3 E 2/7/2017)



Il noto storico del Cadore e delle Dolomiti e giornalista Walter Musizza ha pubblicato il giorno 4/2/2017 sul "Corriere delle Alpi" di Belluno un'intervista con il sottoscritto, che sostituisce il contenuto del Post originale.
Appassionato alla storia e alla cultura del Cadore, Musizza ha al suo attivo numerosi saggi storici, in gran parte frutto della collaborazione con Giovanni De Donà di Vigo di Cadore, soprattutto nel settore dello studio e della valorizzazione dei forti italiani della Grande Guerra. Tra le pubblicazioni più note vanno ricordate:
Le fortificazioni del Cadore” in 4 tomi (1985-90), ed. RIBIS, Udine. I 4 tomi sono così organizzati:
I Fortificazioni cadorine dal 1866 al 1896 (1985)
II Il forte di M. Tudaio e le altre difese dell’Oltrepiave dal 1904 al 1918 (1987)
III Il forte di M. Rite e le altre difese della chiusa di Venas dal 1904 al 1918 (1988)
IV Il forte di Col Vidal e le altre difese della stretta di Treponti dal 1904 al 1918.(1990).
E’ stato inoltre autore, o coautore, delle seguenti pubblicazioni di carattere storico-militare:
Strade e sentieri di guerra in Cadore, Ampezzano e Comelico” (1988), ed. RIBIS, Udine
Lorenzago nell’anno dell’invasione 1917-18” (1997), ed. DBS, Seren del Grappa
Alpini ed Artiglieri in Cadore” (1998), ed. DBS, Seren del Grappa
Dalle Dolomiti al Grappa” (1999), ed. DBS, Seren del Grappa
Il Gruppo Alpini di Lozzo di Cadore 1938-2000”(2001), ed. DBS, Seren del Grappa
Ali di guerra sulle Dolomiti” (2002), ed. DBS, Seren del Grappa
Il forte di Monte Rite – Progettazione. Costruzione, abbandono” (2002), ed. DBS, Seren del Grappa.
I forti di Monte Ricco, Batteria Castello e Col Vaccher” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Tra fronte e retrovie. All’ombra delle Tre Cime” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Sei mesi di guerra sulle Dolomiti. Le foto inedite dell'archivio Cerletti” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Giovanni Sala, Il Capitano della sentinella” (2015), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Grande Guerra, Grandi Dolori” (2016), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.

Si è interessato però anche ad altri aspetti di storia cadorina:
Baion, una casera, un rifugio” (1992), ed. RIBIS, Udine
Carducci e il Cadore” (1992), ed. RIBIS, Udine
Nel Cadore con don Bosco” (1992), tip. Tiziano, Pieve di Cadore
Cridola 1944-45” (1996), ed. DBS, Seren del Grappa
L’Oltrepiave nel Risorgimento nazionale 1848” (1998), ed. DBS, Seren del Grappa
S. Antonio Abate di Laggio 1454-2000”(2000), ed. DBS, Seren del Grappa
Margherita, una Regina sulle Dolomiti” [co-autore anche Marco Maierotti] (2002), ed. DBS, Seren del Grappa.
Guerra e resistenza in Cadore” (2005), ISBREC, Belluno.
Personaggi e storie del Cadore e di Ampezzo”(2007), ed. La Cooperativa di Cortina, Cortina d’Ampezzo.


Miniatura pagina "Corriere delle Alpi" 4/2/2017


LA STORIA DELL'OCCHIALERIA

Per Del Vecchio
un trampolino
chiamato Cadore

Soravia Capoto: "Dall'alleanza con Metalflex alla nascita nel 1961 del colosso mondiale"

di Walter Musizza

CADORE

La fusione di Luxottica con il gruppo francese Essilor, leader mondiale nella produzione di lenti oftalmiche, annunciata il 16 gennaio scorso, è stata variamente commentata da analisti ed esperti di tutto il mondo. Il matrimonio, che, avrà il suo closing nel secondo semestre del 2017, creerà un colosso mondiale tutto dedicato alla vista, pronto ad offrire risposte concrete e qualificate ai bisogni di oltre 4,5 miliardi di persone, dei quali 2,5 non hanno potuto finora avere accesso alla correzione visiva di cui hanno bisogno. Al raggiungimento di questo eccezionale traguardo, viene naturale volgersi al passato e ricordare come, dove e quando partì la straordinaria avventura industriale. Ne parliamo con Giancarlo Soravia Capoto, per 30 anni personaggio di spicco della fabbrica Metalflex di Venas di Cadore e testimone del decollo, tutto cadorino, di Leonardo Del Vecchio.

Soravia, lei ha pubblicato sul suo Blog “Cadorin Books” un interessante “Contributo cadorino alla costituzione della Luxottica s.a.s. di Agordo”. Ci spiega cosa c’entra il Cadore con l’Agordino?
«Alla fine degli anni ‘50 il Cadore, a differenza di altre zone della provincia di Belluno, tra cui l’Agordino, era già piuttosto industrializzato. Questa azienda, sorta nel 1948, era la Siclov (Società Industria Cadorina Lavorazione Occhiali Venas), poi denominata Metalflex. Sul mensile “Il Cadore” del 10 agosto 1960, comparve un invito diretto ai “Sigg. Industriali” intenzionati a “impiantare, sviluppare, decentrare le proprie aziende” in provincia di Belluno, in cui si offrivano “località adatte e maestranze intelligenti, serie ed attive”, con l’elenco di varie agevolazioni, sia da parte dello Stato con benefici fiscali, sia da parte dei Comuni con la concessione di aree e servizi, sia da parte del Consorzio Bim con finanziamenti a fondo perduto».

Ma l’Agordino allora poteva offrire un contesto capace di attrarre investimenti?
«Decisivo fu il ruolo del sindaco di Agordo di allora, il cavalier Carlo Bortolini (Follina, 1903 - Agordo, 1985), i cui meriti oggi non sono riconosciuti come dovrebbero.[1] Egli, preoccupato per la chiusura delle miniere locali con conseguente perdita di posti di lavoro e desideroso di dare uno sbocco industriale al comune, acquisì da vari privati dei terreni in località Valcozzena, li dotò di infrastrutture e li offrì ai cadorini»

Tutto ciò interessò dunque la Metalflex?
«La Metalflex disponeva di un piccolo stabile in centro a Venas, poi ingrandito in più riprese, ma comunque limitato per le proprie necessità produttive, per cui una nuova fabbrica ad Agordo avrebbe corrisposto alle sue esigenze. Il primo problema da affrontare fu però la ricerca di una persona da mettere alla testa della nuova impresa. La persona che fece da tramite tra i cadorini e Leonardo Del Vecchio si chiamava Mario Da Rin Pagnetto, (Vigo di Cadore, 1915 - Calalzo, 2006)[2] , allora attivo come rappresentante di commercio della Metalflex in varie regioni italiane e ancora presente, a causa di due o tre vecchi clienti, a Milano, zona che già dagli anni ‘50 era stata assegnata a Vincenzo Zampillo  (Caivano, 1928 - Milano, 1996), futuro suocero dello stesso Del Vecchio, in quanto padre di Nicoletta. Da Rin frequentava Del Vecchio come fornitore di aste in alluminio anodizzato per la Metalflex dal suo laboratorio a Milano, lo propose ai principali descrivendolo come un bravissimo giovane ed esperto stampista e gli industriali cadorini ne furono entusiasti, approvando in pieno la scelta per la destinazione di Agordo».

Ma chi era a capo della Metalflex allora?
«Si trattava di una società semplice tra Francesco Da Cortà (Pozzale, 1922 - 1981) che deteneva il 50% delle quote societarie, Elio Toscani (Venas, 1920 - 1997) e Vittorio Toscani (Venas, 1927 - 1966), fratello di Elio».

Quando e come si fece questo “matrimonio”?
«Del Vecchio ebbe l’accortezza di portare egli stesso lo statuto della nuova società (una accomandita semplice), che era stato predisposto non certo a suo sfavore da un noto commercialista di Milano, statuto che il 27 aprile 1961 fu incorporato nell’atto costitutivo della “Luxottica di Del Vecchio & C.” ».

Quanti i soci e quale il loro peso ?
«I soci erano tre, Da Cortà Francesco e Toscani Vittorio accomandanti, Del Vecchio Leonardo accomandatario. I primi articoli dicevano che la Società aveva per oggetto l’industria ed il commercio di occhialeria, stamperia ed attività affini, con durata stabilita fino al 31 dicembre 2000. Il capitale sociale era determinato in 1.500.000 lire sottoscritto e versato dai soci in parti uguali (500.000 lire a testa)».

Il nome “Luxottica” fu scelto da Del Vecchio?
«Ricordo che Francesco Da Cortà si vantava di aver scelto egli stesso il nome, che nel tempo si è rivelato fortunatissimo. Devo dire che Da Cortà lasciò sempre trasparire il proprio rammarico per aver commesso l’errore di sottovalutare le doti del socio Del Vecchio e per aver fatto perdere alla Metalflex un così eccezionale elemento».

Però, fino a questo momento la Metalflex sembrava guidare la danza senza problemi…
«Il momento topico fu l’improvvisa morte, nel 1966, di Vittorio Toscani, a seguito di un colpo apoplettico. Vittorio, che era stato l’animatore dell’avventura agordina della Metalflex, lasciava la giovane moglie e due bambine di sei e tre anni. Egli aveva puntato moltissimo sugli occhiali di acetato a iniezione e Del Vecchio fu in questo campo un tecnico perfetto. Nel 1966 la Luxottica aveva 38 dipendenti, nel 1968 63, mentre la Metalflex contava un centinaio di dipendenti».

Ma le due fabbriche erano concorrenti o complementari tra loro?
«La Metalflex in parte produceva in proprio e in parte commercializzava i prodotti della Luxottica, avendo una sua rete di venditori, sia in Italia (negozi di ottica) che all’estero (importatori). Un giorno Del Vecchio chiese ai soci di commercializzare anche una linea “Luxottica”, ma questi rifiutarono e da lì cominciarono a sorgere degli attriti, finché un giorno Del Vecchio offrì ai soci una determinata cifra per rilevare le loro quote. Ricordo che fui io stesso a far da tramite per detta richiesta tra Del Vecchio e la proprietà Metalflex. La compravendita finale avvenne nel 1969 presso il notaio Adolfo Soccal. Ricordo che tutti gli intervenuti notarono come Del Vecchio sprizzasse letteralmente felicità al raggiungimento di un obiettivo per lui fondamentale. Io avevo caldamente sconsigliato ai miei principali  di cedere le loro quote».

Perché?
«La Luxottica era per la Metalflex la sua unica fornitrice di montature in acetato a iniezione (oltretutto di una qualità insuperabile) e la sua principale fornitrice di componenti vari in metallo. Ecco quindi che, con mio grande disappunto, la cessione della quota di maggioranza della Luxottica a Del Vecchio, causò dalla sera alla mattina un vuoto produttivo e commerciale nella Metalflex, che venne logicamente colmato dalla prima. Essa, infatti, in poco tempo passò anche alla produzione di montature in metallo complete e poi di montature in acetato da lastra. La Metalflex perse così i suoi migliori clienti, che si rivolsero direttamente alla fabbrica di Agordo, guidata da un “patron” giovane, affidabile, esperto tecnico, dinamico, che ispirava totale fiducia». 

Ma oggi possiamo dire che la scelta della Metalflex fu autentico autolesionismo?
«In effetti il tutto avvenne in un contesto paradossale: chi aveva i soldi vendette e chi (allora) non li aveva acquistò. Lo stesso Del Vecchio un giorno mi confidò la sua meraviglia per la decisione dei cadorini di vendere, proprio quando la fabbrica, dopo anni di comuni sacrifici, poteva iniziare a dare i suoi frutti. L’atto di vendita del 1969 porta la firma di Francesco Da Cortà per le proprie quote e di Maria Gei vedova Toscani[3], debitamente autorizzata dal Giudice Tutelare, per le quote intestate per successione alle figlie minori (lei ne era solo in parte usufruttuaria). Veramente la decisione della vedova Toscani di seguire Da Cortà fu contrastata, perché da un lato lei ammirava fortemente Del Vecchio, ma d’altro lato non se la sentiva di contrariare Da Cortà che aveva preso una posizione fortemente critica verso lo stesso Del Vecchio. Per completare il quadro, sulle scelte influì anche Elio, cognato di Maria, socio alla Metalflex ma non (almeno legalmente) alla Luxottica, che era sulle posizioni di Da Cortà. Secondo la mia modesta opinione, fu anche il Giudice Tutelare a sbagliare nel concedere l’autorizzazione[4] alla vendita, per difetto di motivazione, mentre sarebbe stato più corretto lasciare che fossero state le minori stesse a decidere sulla sorte dei loro beni, alla data del rispettivo compimento della maggiore età».

Tutto questo ha determinato una crisi irreversibile per la Metalflex?
«Questo errore  non determinò certamente il tracollo immediato della Metalflex, anche perché poi la sua clientela venne faticosamente ricostruita grazie alla scoperta di nuovi mercati e grazie al ricorso a nuove tecniche di vendita[5] . Ma c’è un proverbio in dialetto che dice ”Scampa an ponto, scampa ento” (Cade un punto (a maglia), cadono cento)».

C’è qualcosa, secondo lei, che accomuna la mossa di Del Vecchio del 1969 con quella di oggi con la francese Essilor?
«Ho letto un passaggio interessante di un’intervista pubblicata da Business Insider Italia il 17 gennaio scorso, in cui Del Vecchio dice tra l’altro: “E’ vero che trattiamo da molto tempo, ma finora i francesi non avevano mai voluto accettare la differenza di peso tra gli azionisti, tra Delfin e gli altri. Ora hanno accettato questa differenza e abbiamo fatto l’affare”. Questa affermazione mi ricorda come anche lo statuto Luxottica s.a.s. del 1961 ponesse il socio accomandatario in posizione privilegiata, assimilabile alla “differenza di peso” nell’odierno affare Essilor. Quando arrivai alla Metalflex nel 1963 mi meravigliai del tipo di società scelto e delle clausole annesse, ma, come si dice, “cosa fatta capo ha”. A mio parere la mossa di oggi con la francese Essilor, più che rimandare alla vicenda del 1969, ha delle analogie con quella del 1961, allorché Del Vecchio riuscì a farsi firmare dai soci lo statuto redatto dal suo commercialista di Milano».

WALTER MUSIZZA



Lo stabilimento Metalflex di Venas (sotto la Chiesa) com'era da fine anni '60 

L'ex stabilimento Metalflex di Venas com'è oggi (convertito in condominio)


Il glorioso logo "Fiorucci-Metalflex" del 1978 che lanciò la moda degli occhiali griffati
Foto del 1965 davanti alla Metalflex. G. Soravia è con una collega d'ufficio

Annuncio su "Il Cadore" del 10/8/1960

Pagine 1/3 "Atto costitutivo Luxottica s.a.s." del 27/4/1961
     

Venas di Cadore, 4 febbraio 2017

Giancarlo (Carlo) Soravia "Capoto"


P.S. 1 (19/3/2017)

La recente intervista (13/3/2017) concessa da Leonardo Del Vecchio a Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera sembra essere, almeno in parte, una indiretta risposta alla presente intervista di Walter Musizza:

http://www.corriere.it/economia/leconomia/personaggi/17_marzo_13/del-vecchio-luxottica-peso-meno-ma-conto-piu-efda11c2-07cb-11e7-b69d-139aae957b51.shtml

La parte dell'intervista che riguarda i soci cadorini rappresenta il punto di vista di Del Vecchio nella vicenda; in merito ad alcuni passaggi della stessa mi sento di fare le seguenti osservazioni:

"Allora aveva un laboratorio Metalflex in via Carlo d’Adda a Milano. «Sei o sette operai»".

Nota:

NON CI FU MAI NESSUN LABORATORIO METALFLEX A MILANO.
VINCENZO ZAMPILLO, RAPPRESENTANTE METALFLEX SU MILANO PER MOLTI ANNI, EBBE INIZIALMENTE UN LABORATORIO DI MONTAGGIO LENTI, ASSIEME AL SOCIO ANGELO MARCHESI E CON LA DENOMINAZIONE "M.Z.".
POI, QUANDO I DUE SOCI SI SEPARARONO, ZAMPILLO APRÌ UN PROPRIO UFFICIO CON LA DENOMINAZIONE "V.Z.".
ANCHE IL LABORATORIO DI DEL VECCHIO A MILANO ERA INTESTATO ALLO STESSO, E NON ALLA METALFLEX.
FORSE SI VOLEVA INTENDERE CHE DEL VECCHIO LAVORAVA SOPRATTUTTO PER LA METALFLEX, COMUNQUE NON SONO RIUSCITO A CAPIRE LA FRASE.

"Loro volevano che continuassi a fare il terzista. Litigammo."

Nota:

NELLE INTENZIONI DEI SOCI ACCOMANDANTI, QUANDO COSTITUIRONO LA SOCIETÀ, LA FUNZIONE DELLA LUXOTTICA ERA ESATTAMENTE QUELLA DI TERZISTA DELLA METALFLEX.

"La banca mi tolse il fido perché non più garantito dagli altri due soci."

Nota:

ELIO TOSCANI, POCHI MESI PRIMA DI MORIRE, MI RACCONTÒ COME ANDARONO LE COSE DEL RITIRO DELLE GARANZIE.
BISOGNA PREMETTERE CHE LA PARTECIPAZIONE CADORINA ALLA LUXOTTICA (33,3% FRANCESCO DA CORTÀ E 33,3% VITTORIO TOSCANI, E POI I SUOI EREDI) NON CORRISPONDEVA ALLA DIVISIONE DELLE QUOTE NELLA METALFLEX (50% DA CORTÀ, 25% VITTORIO TOSCANI, 25% IL FRATELLO ELIO).
ELIO TOSCANI QUINDI RISULTAVA SOCIO ALLA METALFLEX MA NON ALLA LUXOTTICA. MA C'ERA UN ACCORDO TACITO NON SOLO TRA FRATELLI DI CONSIDERARE ANCHE ELIO SOCIO DELLA LUXOTTICA.
AL CULMINE DEL LITIGIO TRA I SOCI, DA CORTÀ INVITÒ ELIO AD ACCOMPAGNARLO AD AGORDO PER UN COLLOQUIO CHIARIFICATORE CON DEL VECCHIO. QUANDO DEL VECCHIO LI VIDE, FERMÒ ELIO DICENDOGLI: 'LEI NON È SOCIO' PER CUI LO STESSO RISPOSE: 'ALLORA RITIRO LE MIE FIDEIUSSIONI'. COSA CHE FECE ANCHE DA CORTÀ.

"Pensavano che non avessi i soldi e non si presentarono nemmeno dal notaio".

Nota:

PUÒ DARSI CHE NON SI SIANO PRESENTATI AD UNA PRIMA CONVOCAZIONE, QUESTO PARTICOLARE NON ME LO RICORDO, MA ALLA FINE I CADORINI SI PRESENTARONO, ALTRIMENTI LA VENDITA NON SAREBBE POTUTA AVVENIRE.

"Era fine luglio del 1969. Alla riapertura, dopo le ferie, il ragioniere che faceva le paghe della piccola Luxottica si stupì. 'Ma come, non vi avevano chiuso il conto? Non siete falliti?'. 'No, ragioniere, siamo ancora aperti'."

Nota:

CONOSCEVO BENE L'IMPIANTO AMMINISTRATIVO DELLA PICCOLA LUXOTTICA DI QUEL TEMPO (ED IO, CREDO, NE  ERO L'UNICO "RAGIONIERE"). NON PENSO CHE IL "RAGIONIERE" SI SIA MAI ESPRESSO NEI TERMINI SOPRA RIPORTATI, IN QUANTO CIÒ NON RAPPRESENTAVA AFFATTO IL SUO PENSIERO.
ERANO INVECE I TITOLARI DELLA METALFLEX (ESCLUSA LA VEDOVA TOSCANI) CHE PRECONIZZAVANO UN SICURO FALLIMENTO DI DEL VECCHIO, QUALORA PRIVO DELL'APPOGGIO FINANZIARIO DELLA STESSA (SBAGLIANDO COMPLETAMENTE LE PREVISIONI).





P.S. 2 (2/7/2017)
 
PER GLI UTENTI FACEBOOK SEGNALO LA DISCUSSIONE AVVENUTA SULL'ARGOMENTO:

https://www.facebook.com/corrieredellealpi/posts/10154973614287556

PER I NON UTENTI FACEBOOK O QUALORA IL LINK SUDDETTO NON FUNZIONASSE, ALLEGO LA SCHERMATA DI PARTE DELLA DISCUSSIONE:





E QUI DI SEGUITO LA DISCUSSIONE COMPLETA:


182 MI PIACE o altre reazioni
86 condivisioni


 
Nicoletta Cargnel [6] GRAZIE GIANCARLO!!! Anche a nome di mia mamma e le sue sorelle. Io non posso che confermare perché il nonno mi aveva raccontato molte volte, anche con una serie di particolari, come aveva fatto arrivare Del Vecchio in Cadore e mi dolevo del fatto che quel gigante tanto presente con i propri dipendenti non avesse mai fatto parola, se non di sfuggita, del suo arrivo quassù. Un abbraccio!
Giancarlo O Carlo Soravia
Giancarlo O Carlo Soravia Ciao Nicoletta. Tuo nonno mi raccontò molte volte di come andò la cosa, spero che l'attuale articolo/intervista (fatto dallo storico Walter Musizza) contribuirà al ristabilimento della verità.
2
Piero Da Cortà
Piero Da Cortà Perchè i cadorini con le loro fabbriche non si sono costruite le villette la Metalflex ha continuato alla grande con la linea Fiorucci era alla pari della Safilo ma con uno stabile cosi non poteva contare grandi numeri e di conseguenza sono nate le altre ditte Fiao Complexis e Metalstile e una a Rivamonte ma quando si diversifica il risultato viene meno
Giacomo De Tomas
Giacomo De Tomas Per capire meglio la nascita della Luxottica. Insieme. Al suo fondatore bisogna capire i vari passaggi finanziari e politici di quella era la piccola fabbrica impiantata da Del Vecchio. Con la sua prima moglie non si chiamava. Luxottica. Tanto meno. I nominativi e marchi di fabbrica esistenti dal boom economico dell occhiale
Giacomo De Tomas
Giacomo De Tomas A fare Grande la Luxottica insieme al Grande Del Vecchio inizialmente sono stati gli operai ,quando c'era da lavorare anche 10 ore pure la domenica tutti d'accordo non sindacavano quando vi erano riposi settimanali tra i dipendenti vi erano falegnami ,idraulici , muratori ,si davano entrambi una mano oggi si vede il risultato x avere ognuno la propria villetta vedere e toccare con mano il paese di Agordo la Storia del Paron Del Vecchio fa a se tutti sanno quando da giovane frequentava la scuola dei Martinitt* a Milano Un piccolo laboratorio insieme alla moglie ** ollora non si chiamava Luxottica ,il resto del racconto aGiancarlo Soravia Capoto
6

2 luglio alle ore 20:11
Giancarlo O Carlo Soravia
Giancarlo O Carlo Soravia Scusi il ritardo con cui le rispondo, non avevo letto il suo commento.
Nessuno mette in dubbio che la Grande Luxottica sia stata creata dal Grande Del Vecchio e dagli operai agordini. Ma è un fatto che la “piccola” Luxottica ebbe inizio nel lontano 1961 come società di persone tra Del Vecchio Leonardo e due soci cadorini, Da Cortà Francesco e Toscani Vittorio, come da frontespizio dell’atto notarile allegato.
Nel mio Post sull’argomento sono riportate anche le altre due prime pagine dell’atto costitutivo del 1961:
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html
Del piccolo laboratorio milanese iniziale di Del Vecchio (di cui non mi risulta che la moglie fosse socia) ne parlo nel P.S.1 del Post suddetto.
Paolo Boscaro
Paolo Boscaro a create luxottica è stato un rappresentante di commercio ..come ho sempre detto l'agente o rappresentante di commercio è colui che trasforma la produzione in fatturato
1
Franco Parrilla
Franco Parrilla A fare Luxottica é stata l' incompetenza del cadore
2


NOTE 


[1] L'opera di Carlo Bortolini mi risulta sia stata completamente dimenticata dai suoi concittadini, secondo quanto mi disse con grande rammarico il figlio Francesco, famoso regista (1943-2016), quando lo contattai poco tempo prima della sua morte per avere i dati anagrafici del padre.

[2] I dati anagrafici delle persone sopra riportate sono di mia personale conoscenza, ad eccezione di quelli del Cav. Carlo Bortolini, avuti dal figlio Francesco. Per i fratelli Elio e Vittorio Toscani, riporto anche il link del sito di Roberto Piccioli, che contiene tutti gli alberi genealogici di Valle e Venas:
http://www.piccioli.com/genealogia/individual.php?pid=I33153&ged=piccioli.ged&tab=0  

[3] detta "Maruska" (Hřebeč, RČS, 1932 - Treviso, 2015)

[4] leggi: dare parere favorevole.

[5] La Metalflex fu anche antesignana, nel 1978, della moda degli occhiali firmati, con l'accordo fatto con Elio Fiorucci. Tale accordo rilanciò in pieno la Metalflex sui mercati italiano ed estero.

[6] Nicoletta Cargnel è nipote di Mario Da Rin Pagnetto.