6.5.18

INDICE DEI POST PER ARGOMENTO (E PER DATA DI PUBBLICAZIONE)

STORIE DI OCCHIALERIA A VENAS E IN CADORE



BORIS KLIOT, SOPRAVVISSUTO A QUATTRO CAMPI DI CONCENTRAMENTO, IMPRENDITORE DEGLI OCCHIALI IN AMERICA CON FORNITORI CADORINI




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/03/boris-kliot-sopravvissuto-quattro-campi.html



IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. DI AGORDO - INTERVISTA DI WALTER MUSIZZA - 




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html


LA FINE DEL DISTRETTO CADORINO DELL'OCCHIALE (e dei patrioti)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2016/03/la-fine-del-distretto-cadorino.html



LA PRIMA FABBRICA CADORINA DI OCCHIALI




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/08/la-prima-fabbrica-cadorina-di-occhiali.html



RIEPILOGO DELLE ATTIVITA' DEL SETTORE DELL'OCCHIALERIA NEL COMUNE DI VALLE DI CADORE (BL) 




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/06/riepilogo-delle-attivita-di-occhialeria.html


PERSONAGGI DI VENAS E DI ALTRI PAESI CADORINI


RICORDO DI GINO DALL'ASTA "MANERA" DI VENAS, COLLABORATORE DEL PREMIO NOBEL GIULIO NATTA

https://4.bp.blogspot.com/-5iJpbA8sMVc/Wu8R7-o3kfI/AAAAAAAABTs/yF8vVPMp30QQDx9w6Z61uBBa3iBY4FxKwCLcBGAs/s1600/GINO%2BDALL%2527ASTA%2B-%2BNATTA.png

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2018/05/ricordo-di-gino-dallasta-manera-di.html



DAI CONI PER GELATO AI TREPPIEDI PER MACCHINE FOTOGRAFICHE -
LA STORIA DEI MARCHIONI DI PEAIO 


 http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/dai-coni-per-gelati-ai-treppiedi-per.html



RICORDO DI ADAMO MARCHIONI DI VINIGO CHE IN UNA SOLITARIA OFFICINA SFORNITA DI MATERIALE E DI MEZZI ADEGUATI COSTRUÌ UN GRANDIOSO OROLOGIO DA TORRE




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/ricordo-di-adamo-marchioni-di-vinigo_17.html



JOE SORAVIA, CADORINO APPASSIONATO DI MARE: LA SUA CASA È IL MONDO




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/08/joe-soravia-cadorino-appassionato-di.html



DUE RACCONTI DI GIUSEPPE SORAVIA "CAPOTO"




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/10/labito-blu-racconto-di-giuseppe-soravia.html



IGNAZIO GEI, PIONIERE DELLA VITICOLTURA E DELL'ENOLOGIA A MENDOZA (ARGENTINA)




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/01/ignazio-gei-pioniere-della-viticoltura.html



ERNESTO DALL'ASTA - L'UOMO CHE REINVENTO' L'AEREO [o una battaglia contro i burocrati]




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2013/08/luomo-che-ha-reinvento-laereo-o-una.html

STORIE DI VENAS


ANTICHE LEGGENDE DI VENAS DI CADORE



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/11/antiche-leggende-di-venas-di-cadore.html




RICORDO DEI PATRIOTI RISORGIMENTALI DELLA FAMIGLIA COLLE DI VENAS



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/11/ricordo-dei-patrioti-risorgimentali.html



L'EMIGRAZIONE DEI GELATIERI DA VENAS IN UN ARTICOLO DI LUIGI TOSCANI DEL MORO (1913-2002) - PERIODO PRESO IN CONSIDERAZIONE: 1848 - 1939


https://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/lemigrazione-dei-gelatieri-da-venas-in.html 



L' “IMPRESA BOSCHI” PER FAR FRONTE ALLA NUOVA CHIESA DI VENAS - ALBERTO TOSCANI



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/07/l-impresa-boschi-per-far-fronte-alla.html



CENNI STORICI SULLA BORGATA DI SUPPIANE (VENAS-VALLE DI CADORE)



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/08/cenni-storici-sulla-borgata-di-suppiane.html


LAUDO DELLA REGOLA DI VENAS DEL 1522 (ESTRATTO)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/07/laudo-della-regola-di-venas-del-1522.html



TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO


PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI PIETRO SORAVIA (TECNOLOGIA BOTANICO-FORESTALE DELLA PROVINCIA DI BELLUNO)


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/presentazione-del-blog.html



VARIE

  
L'ARCIDIACONO DEL CADORE DETIENE IL TITOLO ONORIFICO DI "PROTONOTARIO APOSTOLICO SOPRANNUMERARIO"

http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2018/01/larcidiacono-del-cadore-detiene-il.html




"SU E ZO PER VENAS. . . ."   Strofette Comico - Satirico - Umoristiche di Arnaldo Sartori (~1930)






http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/10/su-e-zo-per-venas-strofette-comico.html





SOPRANNOMI DEL COMUNE DI VALLE DI CADORE 


http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/soprannomi-del-comune-di-valle-di-cadore.html 



IL CADORE NELL'ALBERO GENEALOGICO DI ROBERTO PICCIOLI IN UN ARTICOLO DI WALTER MUSIZZA




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/09/lalbero-genealogico-del-cadore-di.html



IL LIBRO DI GIUSEPPE CADORIN SU TIZIANO VECELLIO, LE SUE CASE E I SUOI FIGLI 



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2017/01/il-libro-di-giuseppe-cadorin-su-tiziano.html



L'ANTICA BERUA CORRISPONDEVA A VALLE DI CADORE ?




http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/09/lantica-berua-corrispondeva-valle-di.html


SEGNI DI CASA DELLE FAMIGLIE DI VENAS



http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2014/09/segni-di-casa-delle-famiglie-di-venas.html


COLLEGAMENTI AD ALTRI BLOG DELL'AUTORE:

 

DIALETTO, PERSONE E ANEDDOTI DI VENAS DI CADORE

GLOSSARIO DEL LADINO CADORINO DI VENAS

 

 

http://archivioladin-venas.blogspot.it/2007/09/glossario-italiano-ladino-venas.html

 

LEGGENDE E ALTRI TESTI IN DIALETTO DI VENAS DI CADORE

TESTIMONIANZE LADINE

 

 

https://testimonianzeladine.blogspot.it/

 

GIANCARLO SORAVIA È ANCHE PRESENTE SU FACEBOOK COME

GIANCARLO O CARLO SORAVIA

 


IL DIALETTO LADINO CADORINO (Amministratore)


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CONDIZIONI D'USO

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5.5.18

RICORDO DI GINO DALL'ASTA "MANERA" DI VENAS, COLLABORATORE DEL PREMIO NOBEL GIULIO NATTA

È arrivata in paese, a Venas, la notizia della scomparsa del compaesano dott. Gino Dall'Asta "Manera". Egli aveva fatto gli studi di chimica all'Università di Mainz in Germania, dove i suoi avevano una gelateria. Visse quasi sempre a Milano, ma a Venas aveva la casa dove veniva d'estate.
Riporto la voce che lo riguarda tratta dal mio ARCHIVIO LADINO CADORINO DI VENAS, lettere C-D:

Dall'Asta, Gino "Manera" (Venas, 1923-Milano, 2018) Fu un chimico di levatura internazionale. Come allievo del Prof. Giulio Natta  fu uno dei capigruppo nelle ricerche e nelle scoperte per le quali il maestro ricevette nel 1963 il Premio Nobel per la chimica. Dall’Asta fu ideatore di vari brevetti registrati in tutto il mondo, nonché autore di numerosi saggi e testi monografici. 
Vedi articolo di Lido Porri sulla rivista "Politecnico" (Luglio 2003) con due foto del 1963 di Natta ed i suoi collaboratori, tra cui Dall'Asta (indicato nelle foto con una freccia):


Gino Dall’Asta fu iscritto nell’Albo d’Oro dei Cadorini Illustri della Magnifica Comunità di Cadore per l’anno 2011.

Venas di Cadore, 5 maggio 2018

2.1.18

L'ARCIDIACONO DEL CADORE DETIENE IL TITOLO ONORIFICO DI “PROTONOTARIO APOSTOLICO SOPRANNUMERARIO”


     Visitando recentemente una chiesa di Albenga mi sono imbattuto in un altare dedicato al Canonico fondatore dell'Opera del Sacro Cuore Mons. Prof. Carlo Ferdinando Isola, dove una scritta misteriosa mi ha incuriosito: PROT. AP. AD INSTAR.

     Non è stato facilissimo risalire al significato dell'iscrizione, ma Wikipedia mi è venuta in aiuto, avendo trovato quanto segue:

     "Protonotari Apostolici ad instar participantium. Se di nomina papale erano ad vitam, altrimenti se detenevano un canonicato mantenevano tale dignità solo durante il loro ufficio di canonici. Vi appartenevano inoltre quegli ecclesiastici ai quali la santa sede concedeva questo onore, i canonici di qualche Capitolo di particolare importanza e quei protonotari di numero che uscivano dal collegio prima dei dieci anni dalla nomina. I protonotari che lasciavano il collegio dopo dieci anni dalla nomina, continuavano a mantenere il privilegio di numero per cinque anni ulteriori, per poi essere nominati, de iure, Protonotari ad instar."  [“ad instar”, prep. latina = “come, parificato a”]

     Quella di protonotario è una carica della curia romana. Sempre Wikipedia ne riporta la storia:


     Il motivo per cui pubblico questo breve Post, è quello di far conoscere che l'Arcidiacono del Cadore detiene il titolo onorifico di Protonotario apostolico soprannumerario, come si scopre dal seguente capitolo della voce suddetta di Wikipedia.

È un piccolo onore per la Chiesa Cadorina che ritengo meritevole di citazione, essendo non molti i prelati della Chiesa Cattolica che hanno diritto a questo titolo:

“““““
Protonotari soprannumerari


I protonotari apostolici soprannumerari, o protonotari apostolici supra numerum, sono:

i Canonici Prelati delle tre Basiliche Papali di Roma dalla data del prestato giuramento;
i Canonici di alcune cattedrali cui è stato concesso tale titolo (Bergamo, Bologna, Cagliari, Concordia-Pordenone, Firenze, Gorizia, Malta, Modena, Padova, Palermo, Reggio Calabria, Strigonio, Taranto, Treviso, Udine, Venezia;
l'Abate Tesoriere della reale cappella del Tesoro di san Gennaro a Napoli;
I Canonici della Collegiata di S. Maria ad Martyres di Roma, della Cappella Palatina di Palermo, dell'insigne collegiata di Cividale;
l'Arciprete pro tempore della Collegiata di Brisighella (Faenza), l'Arcidiacono pro tempore del Cadore e l'Arcidiacono pro tempore della Carnia (Tolmezzo), l'Arciprete pro tempore del Duomo di Caorle, l'Arciprete pro tempore della Basilica di Sant'Eufemia in Grado (Gorizia), l'Arciprete pro tempore del Capitolo della Cattedrale di Lodi, il parroco pro tempore della parrocchia S. Pietro Apostolo in Lodi Vecchio (Lodi), l'Arciprete della Parrocchia dei SS. Stefano e Martino in Riolo Terme (Imola), il Rettore pro tempore della Hofburgkapelle di Vienna;
nominati ad personam, a seguito di speciale concessione della Santa Sede.
”””””


Voce PROTONOTARIO APOSTOLICO della Enciclopedia Treccani:

http://www.treccani.it/enciclopedia/protonotario-apostolico_%28Enciclopedia-Italiana%29/

PROTONOTARIO APOSTOLICO. - Ai sette notarî regionali, istituiti fin dai primi secoli nella chiesa romana per redigere gli Atti dei martiri, ed ai quali a poco a poco furono accresciute le attribuzioni, nel sec. XIV vennero aggiunti altri sette notarî col titolo di protonotarî (= primi notarî) formanti un collegio, con l'incarico di registrare tutti gli atti emanati dalla curia di Roma e detti perciò apostolici. Il loro ufficio fu sempre importantissimo, e per molti secoli fu una via aperta al cardinalato. Sisto V portò il loro numero a 12, ma Gregorio XVI (1838) lo restituì a 7 e fissò il loro titolo in quello di protonotarii de numero participantium. Le loro attribuzioni sono state determinate da Pio X (Motuproprio Inter multiplices, 21 febbraio 1905) e ultimamente da Pio XI (Costituzione Ad incrementum decoris, 15 agosto 1934). Essi sono veri prelati, hanno l'uso dei pontificali, firmano le bolle papali, funzionano negli atti dei concilî generali, dei concistori e delle beatificazioni e canonizzazioni, possono nominare un protonotario onorario ogni anno. Vi sono poi i protonotarî detti extra collegium: a) soprannumerarî (canonici delle tre basiliche patriarcali di Roma e di alcune cattedrali); b) ad instar partecipantium (nella maggior parte nominati personalmente dal papa); c) titolari o onorarî (vicarî generali e vicarî capitolari, membri di alcuni capitoli, ecc.). Gli appartenenti a queste tre classi sono anch'essi prelati.

Venas di Cadore/Albenga, 2 gennaio 2018




26.11.17

ANTICHE LEGGENDE DI VENAS DI CADORE

Riporto su questo mio Blog CADORIN BOOKS, che è un po’ più conosciuto di quello originale TESTIMONIANZE LADINE, alcune leggende di Venas da me recuperate, digitalizzate in dialetto e tradotte in italiano.



LE DAME DA CIARPÀ
LE SIGNORE DI CIARPÀ


Tutte le leggende sono state tratte da una tesi di laurea del 1943 di Rosetta Palmieri [1]



Sote dei nostre vece, a Ciarpà, inte an bel castel, stasèa ancuante dame, che chi da Venas i pensèa che fusse le fate da bele che le era. Cuan che le ienìa a Venas par dì a messa la domenega, chi che le incontrèa i se tirèa da na parte, par le lassà passà, ma anca par le puodé vede polìto, che le era sempre vestide da bianco, coi ciavei bei bionde e longe, scarade par le spale, che cu al sol al petèa, i parèa dute de oro. Cuan che le arguèa davante a la césa, i tachèa a sonà l'ultima.
Al tempo dei nostri vecchi, a Ciarpà[2], dentro un bel castello, stavano alcune dame, che quelli di Venas pensavano fossero le fate da belle che erano. Quando venivano a Venas per andare a messa la domenica, chi le incontrava si tirava da una parte, per lasciarle passare, ma anche per poterle vedere bene, che erano sempre vestite di bianco, coi capelli belli biondi e lunghi, sparsi sulle spalle, che quando il sole picchiava, sembravano tutti d'oro. Quando arrivavano davanti alla chiesa, iniziavano a suonare l'ultima [=ultimo suono prima della messa].

[2] Ciarpà: località tra Cibiana e Venas




AL BUS DE LA DONAẐA
L'ANTRO DELLA "DONAZA" [1]  [4]


Sun chel monte che l'é davante de Venas e propio inte chel ruó de la "Costa del Pioàn" scavada inte la croda viva, l'é na caverna longa tante metre che i ciamon "Al Bus de la Donaẑa".
I conta i vece che na ota, dó in Sarenaẑe, taren an grun bon e vèieto, l'era anca na vena de oro.
I pì brae e inteliiente omin de Venas i se à betù al laoro par tiràsselo fora, e con chel fei sior al sò paés, come dute i omin i à avù inte al pensier in dute i tempe.
Ma chesto bel insonio no 'l se à podù avierà, parché con duta la bona volontà che i se à betù, dopo che i à avù studià e laurà dì, stemane, mes, i à cognù se persuade che l'era dute fadìe e sudor buciade via parché cuan che i tornèa sul laoro, i se ciatèa duto desfà.
'Sto mistero l'é durà an toco ẑenẑa che nissun capisse nia e finalmente i à pensà che i fusse carche magìa de medo. I se à betù de guardia e via par la nuote i à vedù ienì fora da na caverna de fronte an gran auẑèl co 'n beco longo longo, ma co i braẑe e le iambe da femena, che passèa su la Buoite, an tin solan [∫olàn], an tin caminàn, la dèa sul laoro e la se portèa via duto chel che la puodèa e la desfèa duto al laoro.
I se à proà a ciapàla, ma cu i era davesìn, la i sparìa; e alora i à pensà de tuói consilio da na fata. La fata l'à i à dito che nissun podèa tirà fora l'oro da chel prà, parché l'era strià, e che parona l'era chela che 'n ota l'era na gran belona e superba tosa de Venas, e che par la sò beleẑa e siorìa, ma nia bona e de carità, la era striada e condanada a vive da Donaẑa inte chel bus.
E cossì la é stada che chel oro l'é ancora inte le crode e che chel bel prà pien de fiore, a forẑa de dì in bóa, se à ridoto cuatro crepe sul filon de la Buoite.
Su quella montagna che è davanti a Venas e proprio in quel luogo della "Costa del Pioàn"[2] scavata nella roccia viva, c'è una caverna lunga molti metri che chiamiamo il "Bus de la Donaẑa".

Raccontano i vecchi che una volta, giù in "Sarenaẑe"[3], terreno molto buono e fertile, c'era anche una vena d'oro.
I più bravi e intelligenti uomini di Venas si sono messi al lavoro per tirarselo fuori, e con quello fare ricco il suo paese, come tutti gli uomini hanno avuto nel pensiero in tutti i tempi.

Ma questo bel sogno non si poté avverare, perché con tutta la buona volontà messa, dopo aver studiato e lavorato giorni, settimane, mesi, hanno dovuto persuadersi che erano tutte fatiche e sudori gettati via perché quando tornavano al lavoro, si trovavano tutto disfatto.

Questo mistero durò un pezzo senza che nessuno capisse niente e finalmente pensarono che ci fosse qualche magia di mezzo. Si misero di guardia e durante la notte videro venir fuori da una caverna un grande uccello con un becco lungo lungo, ma con le braccia e le gambe da donna, che passava sul Boite, un po' volando, un po' camminando, andava sul lavoro e si portava via tutto quello che poteva e disfaceva tutto il lavoro.


Provarono a prenderla, ma quando era loro vicino, spariva loro; allora pensarono di prendere consiglio da una fata. La fata disse loro che nessuno poteva tirar fuori l'oro da quel prato, perché era stregato, e che padrona era quella che una volta era una grande bellona e superba ragazza di Venas, e che per la sua bellezza e ricchezza, ma niente (=affatto) buona e caritatevole, era stregata e condannata a vivere da "Donaza" in quell'antro.


E così è stata che quell'oro è ancora nelle rocce e che quel bel prato pieno di fiori, a forza di andare in frana (=di franare), si è ridotto (a) quattro dirupi in riva al Boite. 


[1], [2], [3] "Bus de la Donaẑa" , "Costa del Pioàn", "Sarenaẑe" : località di Venas
[4] Donaza [do-nà-ẑa] Figura mitica terrifica femminile, propria delle Dolomiti, che si sposta nel cuore della notte per dispensare doni o punizioni.






L'ORCO DE LA NUOTE
L'ORCO DELLA NOTTE



Cuan che le nostre bisnone le se ingrumèa inte i filò par filà la lana e la stopa, le contèa che carche òta via par la nuóte capitèa l'orco che sautèa su par i cuerte e al se godèa de bucià duto par aria, al tirèa de mal le roche e i fusèi, l'ingropèa dute i file dei ièn, parché l'indoman chele babe le fasesse confusion.
Quando le nostre bisnonne si radunavano nei "filò" per filare la lana e la stoppa, raccontavano che qualche volta durante la notte capitava l'orco che saltava sui tetti e si godeva a buttare tutto per aria, gettava via le rocche e i fusi, aggrovigliava tutti i fili dei gomitoli, perché l'indomani quelle donne (spregiativo) facessero confusione.






AL CAVALIER  DALL'ASTA
IL CAVALIERE  DALL'ASTA


 
Conta la leienda che n'ota a Venas fusse stà an posto ònde che se ingrumèa le strie e i strioi a se fèi i sò conẑiliabui e i fasèa anca dàn a la dente. L'é ienù in reia sta roba a 'n brao cavalier dei Dall'Asta, e chesto l'à pensà de destrude sti strioi e salvà cossita anca al so paés da tanta scarogna.
Inforcià che l'à avù an bel ciaval duto fuó, l'é dù davante a la ciasa, onde che proprio in che dì i strioi era ingrumade e al se à tirà su la porta co la so spada inte man proprio par inpirài un par un, cuan che i ienìa fora.
Ma i strioi i s'avèa inacorto che l'era là e i s'à armà dute anca lori a ciapàlo, ma chel brao guerier ẑenẑa paura de nissun, l'à spronà al ciaval, che co 'n sauto l'à bucià inte la porta, al i é dù sora, al i à balegade, intan che al sò paron menèa la spada da dute i vers, finché al i a avude destrute dute e cossita Venas l'é stà liberà da le striarie.
Ancora anca adès su la lasta de chel porton se vede al stampo del fer da ciaval, che dal sauto che l'avèa fato, al la avèa calcada.
Racconta la leggenda che una volta a Venas (ci) fosse stato un posto dove si radunavano le streghe e gli stregoni a farsi i loro conciliaboli e facevano anche danno alla gente. Venne in orecchio questa cosa ad un bravo cavaliere dei Dall'Asta, e costui pensò di distruggere questi stregoni e salvare così anche il suo paese da tanta sfortuna.

Inforcato che ebbe un bel cavallo tutto fuoco, andò davanti alla casa, dove proprio in quel giorno gli stregoni erano raccolti e si mise sulla porta con la sua spada in mano proprio per infilzarli uno per uno, quando venivano fuori (=uscivano).]

Ma gli stregoni si avevano (=erano) accorti che era lì e si sono armati tutti anch'essi per prenderlo, ma quel bravo guerriero senza paura di nessuno, spronò il cavallo, che con un salto buttò dentro (=sfondò), andò loro sopra (=li travolse), li calpestò, mentre il suo padrone girava (=roteava) la spada per tutte le direzioni, finché li ebbe distrutti tutti e così Venas fu liberato dalle stregonerie.

Ancora adesso sulla pietra di quel portone si vede l'impronta del ferro di cavallo, che dal salto fatto, la aveva incisa.
   


AL IOU DE LA SCANDOLA
IL VALLONE DELLA "SCANDOLA" [=Assicella di legno per i tetti]



I conta i none na bela leienda del monte Rite che al se ciata intrà medodì e sera de Venas. Su le so coste l'era na ciasa ònde che stasèa le strie, e dintorno del foghèr le filèa col corleto al filo e la lana.
An ẑerto ponto le à tolto an ongento, le se à ben onto, e le à dito: "Onto, bisonto, su la ciadena monto, a Rite vao e cà torno". Le se à tacà su la ciadena del fogher e le é sparide.
An òn che le stasèa a spià inte par finestra e che avèa vedù e sientù duto, l'é dù anca el inte chela ciasa , al se à onto e l'à dito: " Su la ciadena monto e a Rite vao", ma al s'à desmenteà de dì: "E cà torno". Anca el al se à tacà su la ciadena e inte 'n vede no vede al se à ciatà su la ponta del Rite, e là l'era anca le strie, che a védelo le é sparide, e l'é restà solo.
Alora i é ienù in mente che no l'avèa dito come ele: "E cà torno" cuan che al se avèa tacà su la ciadena. L'à vardà dintorno par vede come che al puodèa tornà dó, ma daparduto l'era solo che iaẑa e nieve parché l'era d'inverno.
Spasemà che i tociasse morì la su iaẑà, l'à tornà a vardà; varda e revarda, finalmente l'à vedù na roba negra; l'é coresto e l'era na scandola, al se à sentà sora e l'é ienù dó par al iou, fin ché l'é arguà a ciasa con gran marevea de le strie. Chel iou da in chel 'òta i lo ciama "Iou de la Scandola", che al se ciata da la parte del Rite che varda Vodo.
Raccontano i nonni una bella leggenda del monte Rite che si trova a sud-ovest di Venas. Sulle sue pendici c'era una casa dove stavano le streghe, e attorno al focolare filavano coll'arcolaio il filo e la lana.

Un bel giorno presero un unguento, si unsero bene, e dissero: "Unto, bisunto, sulla catena monto, a Rite vado e qui torno". Si attaccarono alla catena del focolare e sparirono.

Un uomo che le stava spiando attraverso la finestra e che aveva visto e sentito tutto, andò anche lui in quella casa, si unse e disse: "Sulla catena monto e a Rite vado", ma si dimenticò di dire: "E qui torno". Anche lui si attaccò alla catena e in un attimo si trovò sulla cima del Rite, e lì c'erano anche le streghe, che a vederlo sparirono, e rimase solo.


Allora gli venne in mente che non aveva detto come loro: "E qui torno" quando si era attaccato alla catena. Guardò attorno per vedere come poteva tornare giù, ma dappertutto c'era solo ghiaccio e neve perché era d'inverno.

Spaventato che gli toccasse di morire lassù gelato, tornò a guardare; guarda e riguarda, finalmente vide una cosa nera; corse ed era una scandola, si sedette sopra e venne giù per il vallone, finché arrivò a casa con grande meraviglia delle streghe. Quel vallone da allora è chiamato "Iou della Scandola", che si trova dalla parte del Rite che guarda Vodo.



 







15.11.17

RICORDO DEI PATRIOTI RISORGIMENTALI DELLA FAMIGLIA COLLE DI VENAS


     Nell'epopea risorgimentale cadorina, a Venas merita di essere ricordata in modo particolare la famiglia COLLE, del ramo originariamente detto “de Biral” poi cambiato in quello di “d'Ignazio” dal nome del suo figlio più famoso, l'Abate Ignazio Colle. Anche il padre di Ignazio, Fulgenzio, fu un patriota. Riporto di seguito delle note biografiche di entrambi.

Venas di Cadore/Albenga, 15 novembre 2017

Giancarlo Soravia 


     Ignazio Colle "de Biral" nacque a Venas il 29/9/1812 e vi morì il 12/6/1874. Fu patriota risorgimentale, è ricordato con una lapide di marmo posta (nell'anno 1934) sulla facciata della sua casa natale in località Piazza, che recita:

IGNAZIO COLLE
SACERDOTE DI CRISTO - SOLDATO D'ITALIA
CAPPELLANO DEI LEGIONARI DELLE ALPI A VENEZIA
AMICO DI CALVI, DI MANIN, DI TALAMINI,
DUE VOLTE PRIGIONIERO DELL'AUSTRIA
DECORATO DELLE MEDAGLIE DELLE GUERRE PER L'INDIPENDENZA
TRA QUESTE MURA
NACQUE IL XXIX-IX-MDCCCXII E MORÌ IL XII-VI-MDCCCLXXIV
QUI E SEMPRE ASSERTORE DELL'AMORE DI PATRIA
LUCE E FIAMMA DELLA GIOVENTÙ ITALICA
DALLA INSURREZIONE DEL MDCCCXLVIII
ALLA VITTORIA DI VITTORIO VENETO
AI TRIONFI DEI FASCI LITTORI

     Era figlio di Fulgenzio (Venas, 1783-1871) e di Giovanna Dall'Asta "de Gnes" (Venas, 1783-1854). L'abate Ignazio Colle, come veniva chiamato, fu ordinato sacerdote a Udine nel 1834. Nel 1848 prese parte attiva alla resistenza cadorina contro l'Austria. Nel 1851 fu fatto prigioniero dagli austriaci e subì un lungo processo a Udine. Liberato, nel 1862 fu arrestato nuovamente e scontò altri lunghi mesi di carcere a Udine. Rimesso nuovamente in libertà, continuò ad arruolare giovani all'esercito piemontese, spendendo tutto il suo patrimonio. L'abate Colle ricoprì incarichi ecclesiastici fino al 1848, e fu cappellano dei Legionari delle Alpi a Venezia. Si ricorda anche che fu segretario di don Natale Talamini (Selva, 1808-1876), quando questi fu eletto primo deputato del Cadore al Parlamento di Firenze dopo l’annessione del Veneto all’Italia (1866). Morì nel 1874, povero e pieno di debiti, e dopo la sua morte i suoi beni furono messi all'asta. Fu esperto di arte medica, curando ammalati e feriti, sempre gratuitamente. Recentemente gli è stata intitolata la Piazzetta che si trova davanti alla Chiesa Parrocchiale, in via Roma a Venas.
IMMAGINE DELL'ABATE IGNAZIO COLLE IN CATENE
(da Collezione Privata)
     Sul retro del quadro suddetto si trova incollato un foglio, senza data, ma certamente posteriore al 1933, con la storia della MANSIONERIA DELLA B.V. ANNUNZIATA DI VENAS. Da detto foglio estraggo le seguenti informazioni aggiuntive sull'abate:
Pre Ignazio Colle [chiamato anche "abate I.C." come si usò il secolo scorso per sacerdoti che, come il Nostro, si distinguevano per meriti culturali] era nipote di pre Liberal da parte del padre Fulgenzio, fratello appunto di pre Liberal …… 
......poiché era dotato di non comune intelligenza fu consacrato sacerdote a soli 22 anni nel 1834. Fino al 1848 esercitò con zelo il ministero a Domegge, Perarolo e Dosoledo.
Nel 1848, scrive pre Battista Genova nel suo necrologio, "l'abate Ignazio, che era amantissimo della patria indipendenza, cooperò a conquistarla, dapprima in Cadore, poscia a Venezia, dove fu cappellano dei volontari cadorini, che combatterono per la difesa della città. Dopo la resa di Venezia l'abate, a causa della sua partecipazione al moti del 1848, soffrì da parte dell'Austria molte vessazioni e perfino il carcere; gli fu vietato anche di esercitare il ministero sacerdotale. Nel 1870, cambiata la situazione politica, venne eletto alla mansioneria. Morì l'11 giugno 1874 a 61 anni con grande rammarico degli amici e rimpianto di tutta la popolazione di Venas. Nel 1933 all' ABATE IGNAZIO COLLE venne intitolato il nuovo edificio della Scuola elementare di Venas."
DECRETO DI MEDAGLIA COMMEMORATIVA ALL'ABATE IGNAZIO COLLE 
(da Collezione Privata)
     
     Sull'abate Ignazio Colle ho trovato, nelle “Notizie” di Felice Fortunato Tremonti, pubblicate a cura di don Floriano Pellegrini, il seguente brano, che mi sembra degno di essere ricordato:


.....
      "Il nostro tenente venne in Cadore, lasciando il comando e [la] direzione al signor Gio. Batta Cadorin, alla testa dei cadorini. Giunto che fu a Pieve, trovò [=seppe] che il Canale veniva minacciato dal nemico col voler assolutamente il passaggio ed ebbe il suo bel combattere con 500 uomini contro 800. Ma erano così ben disposti li nostri cadorini [che] , dopo un combattimento di cinque ore, la parte nemica dovette ritirarsi e tornare a Longarone. In quella battaglia, dei nostri ne furono morti tre e due [furono] feriti; dei nemici ne furono morti ventitrè, un ufficiale, quindici [furono i] feriti, due prigionieri, [furono] guadagnati tredici fucili. Questo fu il giorno 24 maggio.
      Il 25 [si] ebbe da combattere di nuovo contro dei tirolesi, li quali si avanzavano [con] una truppa di 350 [uomini], fino alla chiusa di Venas, colla artiglieria [e] tre pezzi di cannone. Nulla fecero, poiché gli ampezzani non ebbero tempo materiale di appostare li suoi cannoni e li nostri si erano apparecchiati in punto [=a puntino] alla difesa, armati con buoni fortini, in sito vicino; i cannoni lavoravano egregiamente [e] anche in questa volta dovettero ritirarsi vergognosamente, colla perdita di ventisette persone. Altre due volte gli ampezzani varcarono le montagne e valli di Calalzo, per sorprendere improvvisamente don Biagio Giacobbi; li quali lo volevano morto, ma tutto fu vano.
      Anche don Ignazio Colle, di Venas, marciava sempre in carrettina, armato con tre buoni schioppi, due pistole, sciabola, coccarda e pennacchio sul cappello, godendo l’intervento a tutte le battaglie, animando sempre a sostenere fino all’ultimo sangue la nostra causa contro l’ austriaca violenza. Dopo, finite tutte le battaglie, dovette fuggire anche esso per molto tempo esule; ri[m]patriato che fu, qualche tempo dopo, fu arrestato e condotto in carcere, che fu poi tornato in seno alla patria e sua famiglia. Don Gabriele Gregori, ora pievano in Auronzo, era cooperatore a Pieve, [fu] poi professore del seminario di Belluno, persona tale che aveva tutta la simpatia per la nostra causa. Partitosi questo da Pieve, andò verso le provincie venete per chiedere soccorso; siccome che in Treviso e Vicenza erano delle grosse truppe de’ romani e piemontesi, si stava sempre attendendo un qualche generoso soccorso e, di fatto, il Gregori aveva ottenuta una truppa di 700 soldati, d ’ogni nazione [=regione d’Italia], che trattavano la nostra causa ed erano disposti per portarsi alle nostre difese. Giunti al Mulinetto, trovarono che gli austriaci gl’impedivano il passaggio, fecero resistenza [e] attaccarono una sanguinosa battaglia tra Cornuda e Mulinetto. Li romani e piemontesi avevano cinque pezzi di cannone ed 28 artiglieria sufficiente, che con cinque colpi di cannone ne uccisero 900 di cavalleria [e] 500 di fanteria, [fecero] duecento feriti, tutti tra tedeschi e croati. Di loro restarono morti 105 [e furono] 25 li feriti . Vedendo tale opposizione, tornarono indietro, colla morte del suo general Ferrari, da un dolore di ventre."
.....

Anche il padre dell'abate Ignazio, Fulgenzio (Venas, 29/8/1783-1/5/1871) fu un fervente patriota. Lo dimostra il sonetto che gli dedicò don Natale Talamini (Selva di Cadore-Pescul, 25/12/1808- 6/4/1876) sacerdote, poeta, patriota, primo deputato del Cadore a Firenze, scritto nel 1866:


A FULGENZIO COLLE  
OTTUAGENARIO E CIECO.
1866.

      A questo sonetto trovo nei manoscritti la data 25 aprile 1866; e allora il Colle, nato a Venàs il 29 agosto 1783, aveva 83 anni. Fu uno dei gloriosi combattenti alla Chiusa di Venàs nei giorni 9, 10 e 28 maggio 1848. Per ben tre volte si portò alla Chiusa armato di fucile anche suo fratello don Liberale, che nato nel 1767 aveva nel 1848, 82 anni. E anche l'abate Ignazio Colle figlio di Fulgenzio, fu in quell'anno memorando degno del padre e dello zio.
      Il nostro poeta cedendo la parola al venerando vegliardo nella ricorrenza del giorno di san Marco, lo fa evocare le gloriose memorie di quella Repubblica di cui aveva assistito al tramonto, e ricongiungerle alle aspirazioni dell'Italia presente. E' una bella ipotiposi d'un vecchio patriotta dell'Alpi che gli estremi palpiti, l'estrema energia della cadente età, consacra alla patria, al cui nome gli par di ringiovanire. [Nota originale di Antonio Ronzon]

San Marco! o nome, onde commossa oscilla
Ogni fibra, il sospir della mia vita;
San Marco, o nome! ancor la gloria avita
L'idolo è d'ogni cor, dall'Alpi a Scilla!

Son cieco e il sol d'Italia a me non brilla;
Ma più mi duol la libertà tradita;
E solo allor che sarà Italia unita
Contento chiuderò la mia pupilla.

Ma l'alba spunta; già il cannone io sento;
Portatemi alla Chiusa: alfine il core
Tutto s'inebbria a quel divin concento.

Viva San Marco! Italia il suo Vangelo
Prenda per legge e del Leon l'ardore;  
Allora è grande e la protegge il cielo.
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V. 10. Alla Chiusa. E' una piccola termopile cadorina nella valle del Boite, poco oltre Venàs, che ha una pagina bella nella storia del Cadore, anche anteriore al 48.  [Nota originale di Antonio Ronzon]