15.11.17

RICORDO DEI PATRIOTI RISORGIMENTALI DELLA FAMIGLIA COLLE DI VENAS


     Nell'epopea risorgimentale cadorina, a Venas merita di essere ricordata in modo particolare la famiglia COLLE, del ramo originariamente detto “de Biral” poi cambiato in quello di “d'Ignazio” dal nome del suo figlio più famoso, l'Abate Ignazio Colle. Anche il padre di Ignazio, Fulgenzio, fu un patriota. Riporto di seguito delle note biografiche di entrambi.

Venas di Cadore/Albenga, 15 novembre 2017

Giancarlo Soravia 


     Ignazio Colle "de Biral" nacque a Venas il 29/9/1812 e vi morì il 12/6/1874. Fu patriota risorgimentale, è ricordato con una lapide di marmo posta (nell'anno 1934) sulla facciata della sua casa natale in località Piazza, che recita:

IGNAZIO COLLE
SACERDOTE DI CRISTO - SOLDATO D'ITALIA
CAPPELLANO DEI LEGIONARI DELLE ALPI A VENEZIA
AMICO DI CALVI, DI MANIN, DI TALAMINI,
DUE VOLTE PRIGIONIERO DELL'AUSTRIA
DECORATO DELLE MEDAGLIE DELLE GUERRE PER L'INDIPENDENZA
TRA QUESTE MURA
NACQUE IL XXIX-IX-MDCCCXII E MORÌ IL XII-VI-MDCCCLXXIV
QUI E SEMPRE ASSERTORE DELL'AMORE DI PATRIA
LUCE E FIAMMA DELLA GIOVENTÙ ITALICA
DALLA INSURREZIONE DEL MDCCCXLVIII
ALLA VITTORIA DI VITTORIO VENETO
AI TRIONFI DEI FASCI LITTORI

     Era figlio di Fulgenzio (Venas, 1783-1871) e di Giovanna Dall'Asta "de Gnes" (Venas, 1783-1854). L'abate Ignazio Colle, come veniva chiamato, fu ordinato sacerdote a Udine nel 1834. Nel 1848 prese parte attiva alla resistenza cadorina contro l'Austria. Nel 1851 fu fatto prigioniero dagli austriaci e subì un lungo processo a Udine. Liberato, nel 1862 fu arrestato nuovamente e scontò altri lunghi mesi di carcere a Udine. Rimesso nuovamente in libertà, continuò ad arruolare giovani all'esercito piemontese, spendendo tutto il suo patrimonio. L'abate Colle ricoprì incarichi ecclesiastici fino al 1848, e fu cappellano dei Legionari delle Alpi a Venezia. Si ricorda anche che fu segretario di don Natale Talamini (Selva, 1808-1876), quando questi fu eletto primo deputato del Cadore al Parlamento di Firenze dopo l’annessione del Veneto all’Italia (1866). Morì nel 1874, povero e pieno di debiti, e dopo la sua morte i suoi beni furono messi all'asta. Fu esperto di arte medica, curando ammalati e feriti, sempre gratuitamente. Recentemente gli è stata intitolata la Piazzetta che si trova davanti alla Chiesa Parrocchiale, in via Roma a Venas.
IMMAGINE DELL'ABATE IGNAZIO COLLE IN CATENE
(da Collezione Privata)
     Sul retro del quadro suddetto si trova incollato un foglio, senza data, ma certamente posteriore al 1933, con la storia della MANSIONERIA DELLA B.V. ANNUNZIATA DI VENAS. Da detto foglio estraggo le seguenti informazioni aggiuntive sull'abate:
Pre Ignazio Colle [chiamato anche "abate I.C." come si usò il secolo scorso per sacerdoti che, come il Nostro, si distinguevano per meriti culturali] era nipote di pre Liberal da parte del padre Fulgenzio, fratello appunto di pre Liberal …… 
......poiché era dotato di non comune intelligenza fu consacrato sacerdote a soli 22 anni nel 1834. Fino al 1848 esercitò con zelo il ministero a Domegge, Perarolo e Dosoledo.
Nel 1848, scrive pre Battista Genova nel suo necrologio, "l'abate Ignazio, che era amantissimo della patria indipendenza, cooperò a conquistarla, dapprima in Cadore, poscia a Venezia, dove fu cappellano dei volontari cadorini, che combatterono per la difesa della città. Dopo la resa di Venezia l'abate, a causa della sua partecipazione al moti del 1848, soffrì da parte dell'Austria molte vessazioni e perfino il carcere; gli fu vietato anche di esercitare il ministero sacerdotale. Nel 1870, cambiata la situazione politica, venne eletto alla mansioneria. Morì l'11 giugno 1874 a 61 anni con grande rammarico degli amici e rimpianto di tutta la popolazione di Venas. Nel 1933 all' ABATE IGNAZIO COLLE venne intitolato il nuovo edificio della Scuola elementare di Venas."
DECRETO DI MEDAGLIA COMMEMORATIVA ALL'ABATE IGNAZIO COLLE 
(da Collezione Privata)
     
     Sull'abate Ignazio Colle ho trovato, nelle “Notizie” di Felice Fortunato Tremonti, pubblicate a cura di don Floriano Pellegrini, il seguente brano, che mi sembra degno di essere ricordato:


.....
      "Il nostro tenente venne in Cadore, lasciando il comando e [la] direzione al signor Gio. Batta Cadorin, alla testa dei cadorini. Giunto che fu a Pieve, trovò [=seppe] che il Canale veniva minacciato dal nemico col voler assolutamente il passaggio ed ebbe il suo bel combattere con 500 uomini contro 800. Ma erano così ben disposti li nostri cadorini [che] , dopo un combattimento di cinque ore, la parte nemica dovette ritirarsi e tornare a Longarone. In quella battaglia, dei nostri ne furono morti tre e due [furono] feriti; dei nemici ne furono morti ventitrè, un ufficiale, quindici [furono i] feriti, due prigionieri, [furono] guadagnati tredici fucili. Questo fu il giorno 24 maggio.
      Il 25 [si] ebbe da combattere di nuovo contro dei tirolesi, li quali si avanzavano [con] una truppa di 350 [uomini], fino alla chiusa di Venas, colla artiglieria [e] tre pezzi di cannone. Nulla fecero, poiché gli ampezzani non ebbero tempo materiale di appostare li suoi cannoni e li nostri si erano apparecchiati in punto [=a puntino] alla difesa, armati con buoni fortini, in sito vicino; i cannoni lavoravano egregiamente [e] anche in questa volta dovettero ritirarsi vergognosamente, colla perdita di ventisette persone. Altre due volte gli ampezzani varcarono le montagne e valli di Calalzo, per sorprendere improvvisamente don Biagio Giacobbi; li quali lo volevano morto, ma tutto fu vano.
      Anche don Ignazio Colle, di Venas, marciava sempre in carrettina, armato con tre buoni schioppi, due pistole, sciabola, coccarda e pennacchio sul cappello, godendo l’intervento a tutte le battaglie, animando sempre a sostenere fino all’ultimo sangue la nostra causa contro l’ austriaca violenza. Dopo, finite tutte le battaglie, dovette fuggire anche esso per molto tempo esule; ri[m]patriato che fu, qualche tempo dopo, fu arrestato e condotto in carcere, che fu poi tornato in seno alla patria e sua famiglia. Don Gabriele Gregori, ora pievano in Auronzo, era cooperatore a Pieve, [fu] poi professore del seminario di Belluno, persona tale che aveva tutta la simpatia per la nostra causa. Partitosi questo da Pieve, andò verso le provincie venete per chiedere soccorso; siccome che in Treviso e Vicenza erano delle grosse truppe de’ romani e piemontesi, si stava sempre attendendo un qualche generoso soccorso e, di fatto, il Gregori aveva ottenuta una truppa di 700 soldati, d ’ogni nazione [=regione d’Italia], che trattavano la nostra causa ed erano disposti per portarsi alle nostre difese. Giunti al Mulinetto, trovarono che gli austriaci gl’impedivano il passaggio, fecero resistenza [e] attaccarono una sanguinosa battaglia tra Cornuda e Mulinetto. Li romani e piemontesi avevano cinque pezzi di cannone ed 28 artiglieria sufficiente, che con cinque colpi di cannone ne uccisero 900 di cavalleria [e] 500 di fanteria, [fecero] duecento feriti, tutti tra tedeschi e croati. Di loro restarono morti 105 [e furono] 25 li feriti . Vedendo tale opposizione, tornarono indietro, colla morte del suo general Ferrari, da un dolore di ventre."
.....

Anche il padre dell'abate Ignazio, Fulgenzio (Venas, 29/8/1783-1/5/1871) fu un fervente patriota. Lo dimostra il sonetto che gli dedicò don Natale Talamini (Selva di Cadore-Pescul, 25/12/1808- 6/4/1876) sacerdote, poeta, patriota, primo deputato del Cadore a Firenze, scritto nel 1866:


A FULGENZIO COLLE  
OTTUAGENARIO E CIECO.
1866.

      A questo sonetto trovo nei manoscritti la data 25 aprile 1866; e allora il Colle, nato a Venàs il 29 agosto 1783, aveva 83 anni. Fu uno dei gloriosi combattenti alla Chiusa di Venàs nei giorni 9, 10 e 28 maggio 1848. Per ben tre volte si portò alla Chiusa armato di fucile anche suo fratello don Liberale, che nato nel 1767 aveva nel 1848, 82 anni. E anche l'abate Ignazio Colle figlio di Fulgenzio, fu in quell'anno memorando degno del padre e dello zio.
      Il nostro poeta cedendo la parola al venerando vegliardo nella ricorrenza del giorno di san Marco, lo fa evocare le gloriose memorie di quella Repubblica di cui aveva assistito al tramonto, e ricongiungerle alle aspirazioni dell'Italia presente. E' una bella ipotiposi d'un vecchio patriotta dell'Alpi che gli estremi palpiti, l'estrema energia della cadente età, consacra alla patria, al cui nome gli par di ringiovanire. [Nota originale di Antonio Ronzon]

San Marco! o nome, onde commossa oscilla
Ogni fibra, il sospir della mia vita;
San Marco, o nome! ancor la gloria avita
L'idolo è d'ogni cor, dall'Alpi a Scilla!

Son cieco e il sol d'Italia a me non brilla;
Ma più mi duol la libertà tradita;
E solo allor che sarà Italia unita
Contento chiuderò la mia pupilla.

Ma l'alba spunta; già il cannone io sento;
Portatemi alla Chiusa: alfine il core
Tutto s'inebbria a quel divin concento.

Viva San Marco! Italia il suo Vangelo
Prenda per legge e del Leon l'ardore;  
Allora è grande e la protegge il cielo.
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V. 10. Alla Chiusa. E' una piccola termopile cadorina nella valle del Boite, poco oltre Venàs, che ha una pagina bella nella storia del Cadore, anche anteriore al 48.  [Nota originale di Antonio Ronzon]