16.8.17

JOE SORAVIA, CADORINO APPASSIONATO DI MARE: LA SUA CASA È IL MONDO


Nel marzo 2017 misi in contatto Walter Musizza con Giuseppe Soravia, di cui avevo pubblicato una breve nota biografica alla voce VELA (Sport) del mio Glossario Italiano-Ladino Cadorino alle lettere T-U-V-Z. Da tale contatto scarturì il seguente articolo/intervista, apparso sul CORRIERE DELLE ALPI di Belluno:



CORRIERE DELLE ALPI

BELLUNO - Venerdì 14 Aprile 2017

STORIE DI BELLUNESI >> LE AVVENTURE

Joe Soravia, cadorino
appassionato di mare:
la sua casa è il mondo


Originario di Venas, famiglia di gelatieri, vive in Germania
ha trascorso lunghi anni solcando gli oceani in barca

di Walter Musizza

VENAS

>> «In passato tornavo spesso nella mia casa, quando passavo "pal stradon" incorrevo puntualmente nell'esame delle comari, sedute sulle panche di legno a controllare il traffico»

>> «La solitudine è solo una apparenza, in realtà si è sempre circondati da innumerevoli esseri viventi, bisogna solo saperli riconoscere. Anche il silenzio è apparente»


Che i cadorini, emigranti per necessità, abbiano sempre dimostrato capacità di adattamento in ogni parte del mondo è fatto assodato, ma che qualcuno di loro sia diventato un vero lupo di mare stupisce non poco.

E quello di Giuseppe (Beppino o Bepi) Soravia Capoto, meglio conosciuto come Capitano Joe Soravia, ci pare un caso davvero più unico che raro. Nato a Conegliano nel 1941 da genitori di Venas, già gelatieri in Germania, è famoso per i suoi viaggi oceanici con la sua barca Mikado.

Oggi vive in Germania a Pinneberg, nello Schleswig-Holstein, a circa 25 chilometri a nord di Amburgo, dove lo abbiamo raggiunto per questa intervista.

Soravia, come è nata in lei questa vocazione marinara?
«La vocazione per il mare non è nata, l’ho sempre avuta sin dalla nascita. Il mio primo amore per la barca a vela è nato nel 1969 e il primo amore non si scorda più! D’estate e d’inverno, nel tempo libero dal lavoro, ho cominciato a percorrere il Mediterraneo orientale (Jugoslavia, Grecia e Turchia)».

Per poi passare all’Oceano.
«Nel 1980 è arrivata la mia prima esperienza atlantica: Venezia - Amburgo - Venezia, poi dal 1991 al 2005 ho vissuto in barca vagabondando per gli Oceani del mondo».

Ha anche circumnavigato il globo?
«No, questo no. Non ho mai attraversato il Pacifico, anche se ci sono sia entrato (Borneo-Kalimantan) che uscito (Capo Horn - Ushuaia Argentina-Cile-Argentina)».

La stampa italiana diede risalto a queste imprese? Cadorini e coneglianesi oggi ne sono a conoscenza?
«No, anche perché tutto ciò che facevo era una mia ricerca di tante cose, ma non certo di una eco pubblica. In Cadore, a Conegliano e a Treviso, dove ho vissuto molti anni, sono venuti a saperlo solo quelli che facevano parte del mio nucleo familiare o erano miei amici».

La sua barca era una C.N.S.O. Mikado. Ce l’ha ancora?
«Sì, era un Ketch di 55 piedi, circa 17 metri. L’ho venduto a Trinidad nel 2005, dove allora mi trovavo, quando la mia compagna di vita e di viaggi fu costretta al ritorno in Patria per grave malattia».

Una volta ha raccontato ad un amico che in questi suoi viaggi ha conosciuto tante persone povere...
«Sì, purtroppo. In Asia e Africa ci sono milioni di persone che hanno estremo bisogno di aiuto, finanziario ma prima ancora alimentare e medico. Visitare questi luoghi e incontrare persone, col passare del tempo, è diventato un obiettivo da raggiungere. Ma questo argomento è talmente vasto e complicato che non possiamo trattarlo qui. Sottolineo solo che noi Europei viviamo in un autentico “Paradiso Terrestre” e dovremmo tutti, almeno una volta, visitare questi paesi, ma… senza alloggiare in un hotel a 5 stelle!».

Ma la sua è stata solo una passione sportiva, o è divenuta pure un vero e proprio lavoro?
«No, lavoro no. Ho fatto solo per un paio di stagioni, nel periodo del monsone invernale di nord-est, attività di charter in Thailandia per il CVA di Treviso (Centro velico d’Altura). Una bella esperienza, tanti incontri con persone simpatiche ed interessanti (italiani e ticinesi), ma, alla fine questo non poteva soddisfare i miei progetti ed aspirazioni».

Ora lei vive in Germania. Va ancora in barca, magari sull’Elba o sul Baltico?
«Le barche ormai le guardo col binocolo da una panchina sugli argini dell’Elba. Ci passano anche le grosse navi e mi perdo a guardarle…E’ proprio come si dice, da vecchi si ritorna ad essere bambini».

Mantiene i rapporti con il Cadore?
«I rapporti oggi sono rari, ma fino a qualche anno fa venivo a sciare d’inverno in Cadore ed abitavo nella “mia” casa di Venas. Quando passavo “pal stradon”, incorrevo puntualmente nell’esame delle comari, sedute sulla panca di legno a controllare il traffico: “Chi elo chi ?”, “No sei, ma al somea al fiol de Maria”. Passato l’esame e ridivenuto legittimo compaesano a tutti gli effetti, mi piaceva andare al bar alla sera e tornare a parlare in ladino, che conosco abbastanza bene, magari con “an par de palanche e sgnape al barancio”. Grazie ad Internet ogni tanto mi sento con Giancarlo Soravia (Carleto), che ammiro soprattutto per i suoi interessi linguistici e storici e per le sue pubblicazioni su Venas e l’intero Cadore».

Ma montagna e mare sono due mondi completamente diversi…. 
«Ma non è vero! L’unica vera differenza è che la montagna è solida ed il mare liquido, la prima ti può causare vertigini, il secondo il mar di mare. Ma per farsi conoscere ed amare, entrambi richiedono da parte tua la voglia di viaggiare, di avvicinare genti e abitudini nuove, un amore assoluto per la natura e soprattutto la capacità di sapersi adattare a situazioni ambientali diverse rispetto a quelle tue consuete. La solitudine, sia in montagna che al mare, è solo un’apparenza, in realtà si è sempre circondati da innumerevoli esseri viventi, bisogna solo saperli riconoscere. Anche il silenzio è solo apparente: se sai ascoltare, potrai udire i suoni di una intera orchestra, fatta di vento, onde, sassi e cespugli. Unica differenza è l’orizzonte: vicino in montagna, lontano in mare. Ed infine, se ci pensi bene, dalla montagna scendi a valle, incontri la pianura e, se continui a camminare, in qualsiasi parte del mondo, arrivi al mare. Li, se ti procuri una barca, e prosegui il percorso, prima o poi, arriverai alla pianura, risalirai in montagna e lì... sarai nuovamente arrivato a casa!».

Walter Musizza