1.3.16

LA FINE DEL DISTRETTO CADORINO DELL'OCCHIALE (e dei patrioti)

LA FINE DI UN'EPOCA (foto Roberto Palumbo)
Articolo originariamente pubblicato in data 14/5/2007 su un altro Blog dell'autore e che viene qui riproposto, assieme alla documentatissima tesi di laurea (del 2015) di Davide Bria-Berter dal titolo: La disgregazione del distretto industriale e i suoi effetti economici e sociali: il caso dell'occhialeria del Cadore. Tesi di laurea che il dott. Davide Bria-Berter, che ringrazio, mi ha autorizzato a pubblicare. Sia Bria-Berter che lo scrivente auspicano che le popolazioni del Cadore si rimettano in gioco, quale che sia il settore economico, consapevoli di quanto le stesse popolazioni hanno già dimostrato di saper fare nel tempo. La tesi è scaricabile qui (Dimensione file 1 MB):
La disgregazione del distretto industriale e i suoi effetti economici e sociali - il caso dell'occhialeria del Cadore - Tesi di Laurea di Davide Bria-Berter.pdf
Il sottoscritto si unisce a Davide Bria-Berter nel ricordare che il 15 marzo 2018 ricorrerà il 140° anniversario della fondazione, a Rizzios di Calalzo, della prima fabbrica di occhiali nel territorio cadorino (15 marzo 1878), confidando che l'evento contribuisca a rendere la speranza di rinascita del Cadore più forte e galvanizzante.

Se si cerca su Wikipedia la definizione di distretto industriale
http://it.wikipedia.org/wiki/Distretto_industriale
si troverà:
Il distretto industriale è un'agglomerazione di imprese, in generale di piccola e media dimensione, ubicate in un ambito territoriale circoscritto e storicamente determinato, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo e integrate mediante una rete complessa di interrelazioni di carattere economico e sociale.
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[Seguono altre informazioni, ma manca ogni riferimento all'attuale situazione dei distretti. Inoltre nessuno sembra aver rilevato le mutazioni tra "vecchi" e "nuovi" distretti industriali. I quali sembrano ormai mancare di quelle interrelazioni e accordi sociali, come ad esempio il "gentlemen's agreement" non infrequente un tempo in Cadore per cui era possibile che un lavoratore non venisse assunto da una ditta concorrente senza il consenso della ditta che occupava il lavoratore medesimo. E volendo fare un altro esempio, c'è una sostanziale differenza tra il vecchio distretto cadorino dell'occhiale, sviluppatosi prevalentemente con il processo di "spin-off", cioè di unità indipendenti formatesi per distacco da altre preesistenti unità, e quello più nuovo agordino, forse anche impropriamente chiamato distretto, di natura più monolitica e verticalistica.]
Fino a qualche anno fa si poteva parlare di uno storico distretto industriale, quello cadorino dell'occhialeria, certamente uno dei più antichi in Italia essendo sorto nel 1878, data di fondazione della prima fabbrica di occhiali cadorina e oggi praticamente scomparso, tra l'indifferenza generale.
Per un po' di storia dell'epoca, vedi anche il mio POST:
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/08/la-prima-fabbrica-cadorina-di-occhiali.html 
Purtroppo è successo che i politici di Belluno, con a capo l'onorevole democristiano di Mel Gianfranco Orsini (1924-2008), hanno fatto in modo di favorire lo spostamento del distretto cadorino verso il bellunese. Clamorosa in tal senso fu la cosiddetta "legge rifinanziamento Vajont (1990)", in base alla quale "nuove" iniziative industriali nella zona industriale di Longarone furono generosamente finanziate a fondo perduto e con esenzione decennale dall'imposta sui redditi. Cos'è in pratica avvenuto ? Che le maggiori occhialerie localizzate in Cadore (Safilo, De Rigo --stabilimento Lozza--, Marcolin, e altri) crearono delle società formalmente "nuove", con sede a Longarone, in cui piano piano travasare le vecchie storiche sedi cadorine, che finirono totalmente e desolatamente vuote, nel senso letterale del termine (anche un ultimo reparto che la Marcolin manteneva ancora in Cadore ha subito nell'agosto 2010 la stessa sorte; è stato infatti chiuso e spostato a Longarone). Questa drammatica delocalizzazione, che, come si vedrà alla fine, si poteva e si doveva evitare, in quanto non strettamente indispensabile, è stata naturalmente seguita da una crescente penuria di lavoro in Centro Cadore e ha costretto alla chiusura (= lastrico) molti terzisti. Per non parlare delle pesanti ricadute su altri settori dell'economia locale, principalmente quelli collegati a visite di clienti italiani e stranieri, rappresentanti, tecnici, ecc. (alberghi, ristoranti, abbigliamento), e del grave e generalizzato calo dei consumi. Colpisce soprattutto l'inerzia delle amministrazioni cadorine (ma anche della Chiesa locale e della popolazione), che non hanno mosso un dito per la salvaguardia dello storico e vitale distretto.
Va ricordato che nel 1961 si verificò uno spostamento di capitale dal Cadore verso l'Agordino (e di know-how milanese-cadorino), attraverso la creazione di una nuova società, Luxottica s.a.s. (società in accomandita semplice), prima occhialeria in assoluto in territorio agordino. I suoi soci fondatori furono tre, proprietari per 1/3 ciascuno, di cui due di capitale, accomandanti, già titolari di una ben avviata (dal 1948, e chiusa dopo cinquant'anni) occhialeria in Valle di Cadore (Venas) --Francesco Da Cortà (Pozzale, 1922-1981) e Vittorio Toscani (Venas, 1927-1966) [il quale rappresentava anche, di fatto e pariteticamente, il fratello Elio (Venas, 1920-1997)] = Metalflex--, e un giovane (26 anni, essendo nato nel 1935) socio d'opera accomandatario, un valente incisore e artigiano proveniente da Milano, Leonardo Del Vecchio. Luxottica sas beneficiò inizialmente di un generoso finanziamento a fondo perduto BIM e della donazione di un ottimo terreno da parte del Comune di Agordo. Come è noto in tutto il mondo, detta società è diventata, nel tempo, leader mondiale del settore. Questo dopo il totale rilevamento da parte di Del Vecchio delle quote societarie (cioè dei 2/3 in mano agli accomandanti, avvenuto nel 1969 --in tale anno Luxottica aveva 63 addetti, e Metalflex un centinaio, e la quota di Vittorio Toscani era nel frattempo passata ai suoi eredi [moglie e due figliolette, senza poter regolarizzare formalmente il suo accordo con il fratello Elio], essendo egli tragicamente e prematuramente scomparso nel 1966--). L'obiettivo iniziale da parte Metalflex era solo quello di aprire uno stabilimento per la produzione di occhiali di plastica a iniezione [da qui l'abbinamento con un incisore, basandosi la tecnologia dell'iniezione soprattutto sugli stampi: quelli creati da Del Vecchio surclassarono immediatamente i rudimentali stampi allora fabbricati in Cadore], restando la produzione degli occhiali di plastica da lastra e di metallo a Venas [dopo la cessione di Luxottica, Metalflex aprì anche altre fabbriche in altre località del Cadore e dell'Agordino].
Per la storia completa dell'occhialeria nel Comune di Valle di Cadore vedi il mio Post:
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.com/2010/06/riepilogo-delle-attivita-di-occhialeria.html
Vedi anche il mio recente Post (25/5/2015), che contiene notizie e documenti inediti sulla storia Metalflex/Luxottica, "IL CONTRIBUTO CADORINO ALLA COSTITUZIONE DELLA LUXOTTICA s.a.s. di AGORDO":
http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html
Ma il fenomeno Del Vecchio-Luxottica rappresenta certamente qualcosa di unico ed eccezionale per i successi conseguiti dallo stesso Del Vecchio, grazie alle sue straordinarie capacità ed efficenza manageriali, organizzative, finanziarie e commerciali. A mio parere, tuttavia, il ruolo delle parti nel caso Cadore-Agordino (o, se si preferisce, Metalflex-Luxottica), viene generalmente presentato in modo ingiustamente riduttivo a sfavore del Cadore, indicando per esempio Del Vecchio quale unico fondatore della società Luxottica, o mostrando per esempio una sorprendente (per una voce enciclopedica) inaccuratezza nel riportare la sede della Metalflex, [dettaglio corretto successivamente, togliendo Cibiana e indicando correttamente Venas di Cadore].
[Si confronti la compilazione della voce "Microsoft" di Wikipedia, dove Bill Gates è indicato quale fondatore e presidente e Paul Allen co-fondatore della società].
Osservo che la fine (di fatto) del distretto industriale cadorino, causata dal suo spostamento verso il Longaronese e l'Agordino, (e l'Alpago per gli astucci = Fedon) riguarda solo il danno patito da una microregione a vantaggio di altre, all'interno di una medesima provincia. Non è colpa degli altri se il Cadore è stato, nella storia recente, privo di uomini politici patriottici. Con l'eccezione, dal mio punto di vista, dell'Ing. Cav. del Lavoro Pietro Vecellio di Auronzo, Senatore a Roma negli anni '60, il quale ebbe sempre e veramente a cuore gli interessi della piccola Patria Cadorina. Comunque, si stenta quasi a credere a quanto successo, e cioè che i cadorini abbiano impiantato grosse fabbriche nell'Agordino, nel Longaronese, nell'Alpago, già citate, e nella Valbelluna (De Rigo Limana), ma che si siano verificati, a quanto mi risulta, pochissimi casi di investimento industriale in Cadore da parte di agordini, longaronesi, alpagoti e bellunesi messi assieme, che furono segnatamente: "Villa Veneta", poi "Accademie" con i bellunesi Bristot e Liera [fabbrica poi spostata da Valle a Fortogna, e quindi chiusa] ed una acquisizione alla ILPO avvenuta nel 1956/57 da parte del Sen. Tissi, agordino. Alla fine il Cadore si trova ad aver perso quasi tutte le sue industrie.
Esiste tuttavia una prova ed una speranza che dimostra che anche in condizioni ambientali avverse si può far prosperare un'attività, ed è data dalla Errebi di Cibiana, storica fabbrica di chiavi, che, dopo essere stata ceduta dai proprietari cadorini a dei tedeschi, è stata acquistata da abili baschi spagnoli, che la stanno portando a continui successi di mercato. Va considerato che qui si tratta di trasportare grosse quantità di barre di ferro e di ottone, nemmeno paragonabili alle quantità (in peso) degli occhiali, in una strada di difficilissimo accesso per gli autotreni, che a malapena riescono a trovare lo spazio per girarsi. 1)
E' evidente quindi che con lo spostamento di una fabbrica di occhiali dal Cadore verso, poniamo, il Longaronese o l'Alpago, una volta esauriti i temporanei benefici dati dalle agevolazioni "ad hoc", si ottengono, in termini di costo del prodotto, solo dei vantaggi marginali, e si perdono, in termini generali, sia i vantaggi dati dalla esperienza secolare dell'ambiente, sia quelli dati dalla comodità di avere a maggiore portata di mano materie prime, materie sussidiarie e servizi, grazie al distretto. E questo senza tener conto delle ragioni sentimentali, che guarda caso vengono unanimemente riconosciute a Leonardo Del Vecchio, il quale non prenderebbe mai in considerazione l'ipotesi di abbandonare l'Agordino.

Giancarlo (Carlo) Soravia

Venas di Cadore, 14/5/2007 (Aggiornato il 2/3/2016)

Note:

1) Vedere per analogia quanto affermato da Reinhold Würth:
“Puoi raggiungere risultati altamente superiori con un team molto motivato, che dispone di macchinari vecchi e fatiscenti dislocati in un vecchio capannone, rispetto a quello che riuscirai a raggiungere con un team demotivato e privo di stimoli, che ha accesso alle migliori attrezzature e infrastrutture.”
(Reinhold Würth, imprenditore e mecenate nato in Germania nel 1935 che ha costruito, partendo da una ferramenta, un’azienda che occupa 60.000 dipendenti e che va dai sistemi di fissaggio ai pannelli solari.)


Post aggiornato in data 17/1/2017 per coordinarlo con l'articolo, firmato da Walter Musizza, pubblicato sul "Corriere delle Alpi" di Belluno, e qui riportato:

http://testimonianzeladine.blogspot.it/2016/12/waltwr-musizza-in-un-articolo-su-lamico.html