21.7.10

L' “IMPRESA BOSCHI” PER FAR FRONTE ALLA NUOVA CHIESA DI VENAS - ALBERTO TOSCANI

L' “IMPRESA BOSCHI” PER FAR FRONTE ALLA NUOVA CHIESA DI VENAS
di Alberto Toscani “dei Colli”

Liquidati i debiti che la Regola aveva contratto, nel 1836 l'attenzione del paese si indirizza verso un obiettivo di grande coinvolgimento.
Sono sempre i notabili a porre Venas di fronte ad un progetto capace di mobilitare non solo il sentimento religioso ma anche il senso di appartenenza: la costruzione di una nuova grande Chiesa.
In questo periodo vi è in molti paesi del Cadore una forte spinta ad abbandonare le forme del gotico alpino che caratterizzavano molte chiese cadorine, che denotavano una influenza architettonica del “mondo tedesco” e che connaturavano i villaggi.
Questo allontanarsi dalle forme tradizionali era iniziato verso la metà del ' 700 con l'edificazione di nuove chiese, come la parrocchiale di San Vito, poco discosta dalla vecchia Chiesa, ed in particolare della monumentale Santa Maria Nascente di Pieve, a coronamento dell'aspetto cittadino del capoluogo cadorino.
Nella prima metà dell' '800 si estende tale spinta per adottare lo “stile classico, romano” che vede nell'arch. G. Segusini il maggior esponente.[1]
S. Marco vecchio, costruito in stile tardo gotico nel 1545, appare quindi superato e non più all'altezza dei tempi. Come questa condizione venisse vissuta, nel clima culturale del tempo, è ben rappresentata dalla lettera della Deputazione comunale di Valle del 28 maggio 1836 all' I.R. Ispettore Forestale del Cadore “Il bisogno urgentissimo ed importantissimo della frazione gli è quello della progettata erezione d'una nuova Chiesa parrocchiale per la capacità al popolo, per la pubblica salute e per la decenza del culto. L'attuale Chiesa è così angusta che offre l'area di metri 109,34 compresi coro e navata a fronte di n. 978 anime. In questa Chiesa l'umidità, gl' abiti della calca del popolo e la poca ventilazione cagionano un'alterazione atmosferica certamente nociva alla pubblica salute dalla quale circostanza li fisici risentono lì frequenti tifici contaggi. Essa Chiesa presentasi (oltre la sproporzionatissima sua capacità) antica oscurata poco lucida, priva di forma architettonica a terrazzo ordinario sdrucito e mal concio con porte laterali collocate in punti che mandano l'aria ad inquetar li sacerdoti intenti al presbiterio e alla sacra ufficiatura”. [2]
Oltre che alle motivazioni esposte, il nuovo ”tempio ampio e splendido” risponde ad altre esigenze, una di natura urbanistica: la nuova strada di Alemagna non passava davanti a San Marco vecchio, quindi la nuova chiesa dava visibilità al centro del paese e ne ridisegnava la fisionomia; l'altra esigenza era di natura “politica”: dava visibilità, ricompattando con forza Venas, ridotto al modesto rango di frazione di Valle dopo essere stato capoluogo del Centenaro e poi Comune.
Già dal 1830 si erano raccolti fondi per un nuovo tempio, sia “.... con l'accantonamento di capitali da parte della Fabbriceria anche mediante tagli di piante sui beni della Chiesa, che allora esistevano e abbastanza importanti”[3]
Ma le pur generose offerte non potevano certo supplire all'enorme costo dell'opera e già dal 1832 si era programmato di utilizzare i boschi di Costa Secca e Pian de Gialuco a tal fine. In un primo schizzo l'arch. Pigazzi aveva valutato in £.Aus. 37.000 il fabbisogno per l'edificazione della chiesa e, sempre nel '32, l' Ispezione Forestale aveva eseguito una perizia che ammontava a £.Aus. 37.400. Successivamente l'architetto aveva redatto il progetto che comportava un costo di £.Aus. 74.000.
Non potendo la Frazione sopportare un tale esborso, lo stesso Pigazzi, con l'aiuto dell'ingegner in capo Zilli, ridimensionò l'opera preventivando un costo di £.Aus. 57.000.
Ne conseguì una serie di interventi verso le autorità politiche e forestali per una stima superiore del taglio per la copertura della spesa. Costituiscono parte di questi interventi una lettera all'ispettore forestale con una precisa disamina delle potenzialità dei boschi della Frazione [4] ed una diretta alla I.R. Delegazione Provinciale in cui si evidenziano gli sforzi del paese per preservare i boschi destinati all'edificazione della nuova chiesa. In tale missiva si afferma “che la frazione non à giamai approfitato dei suoi boschi per sopportare le spese d'amministrazione dal tempo dei nuovi regolamenti in quà, che nel bosco destinato alla fabbrica non fu eseguito alcun taglio da memoria di uomini a questa parte, che d'altronde la frazione sostenne maisempre le spese ordinarie colle sovraimposte e colle testatiche alle quali ognuno si sottomette volontariamente anche perché gode dei pascoli e legna da fuoco senza verun gravame.
Che pagati ora i debiti la frazione possiede altri boschi Sopra le Case, Sotto al Villaggio, Roncada, Livinas, Roncomerlo, Buse, Arziei, e Valmaterra di un merito non poco superiore a quello di cui si tratta.
Che perciò per ogni non preveduta evenienza la frazione è proveduta di ulteriori e raguardevoli mezzi per antistarli”
[5]
Il 27 settembre 1836 si ottiene l'adeguamento della perizia che stabilisce il valore depurato del legname in £.Aus. 52.870, cifra che avrebbe dovuto coprire le spese previste.
La vicenda, la più consistente come quantità e qualità del legname, aveva già visto il 1 maggio 1836 la firma della convenzione fra tutti i frazionisti per acquistare le 11.191 piante dei boschi di Costasecca e Pian de Gialuco che sarebbero state messe all'asta con una base di £.Aus. 52.870.
Così afferma la convenzione sottoscritta da 118 focolanti:
“Finalmente l'elezione della Chiesa Parrocchiale di questo luogo, la cui necessità stringe da molti anni, è prossima al suo incominciamento. Però al fine di ovviare le contingibili difficoltà in argomento, per il sollecito e buon andamento dell'opera e per l'interesse della Frazione, necessita che la frazione stessa si costituisca in società tanto per l'appalto del lavoro quanto per l'acquisto delle piante all'uopo distinate, nominando 13 dei sopradetti individui per figurare all'asta, per fare l'occorrente garanzia in faccia all'Autorità Tuttoria nella sufficienza dei mezzi prestabiliti”. [6]
I 13 sono i soliti appartenenti alle famiglie che costituiscono il nucleo delle società che conducevano i tagli e incaricano G.B. Gei della Siora, perché si costituisca deliberatario per l'acquisto delle piante, e garantiscono il Gei stesso in solido. Afferma ancora la convenzione "Li predetti Signori scieglieranno tra essi 2 individui incaricati di presentarsi alle due aste, l'una di appalto della costruzione della Chiesa, l'altra di vendita delle piante per tal spesa stabilita". [7]
I 13 notabili sono altresì costretti a dichiarare e garantire all' I.R. Commissario Distrettuale di Cadore “... che il prodotto depurato dal X° delle piante destinato ad affrontare il dispendio di costruzione della nuova Chiesa Parrocchiale del suddetto luogo, cioè le 11.191 piante esistenti nel bosco Costasecca e Pian de Gialuco sopra le case calcolate dalla perizia dell' I.R. Ispettore Forestale del Cadore 29 aprile 1832, è sufficiente all'uopo, secondo il relativo modificato progetto del R.Ing. Sig. Pigazzi, tal che essa frazione non soggiacerà a verun' altra spesa in tale causa”. [8]
Il percorso per iniziare le opere è però ancora lungo, perché, accanto alle cifre consistenti in gioco, vi è una certa prudenza dell'autorità austriaca che, seppure favorevole alle iniziative che vanno a consolidare l'alleanza trono altare, era attenta a non innescare spirali debitorie anche per non provocare sovvertimenti sociali.
Il nodo principale è di garantire il gettito maggiore per il comune ottenibile, secondo l'autorità austriaca, con il sistema delle due aste. Di contro in una lettera del 29 marzo ' 37 la Deputazione Comunale di Valle afferma che non si sente di adottare il doppio progetto proposto dall'autorità forestale: I appalto per taglio, fabbricazione e condotta; II appalto per la vendita della merce, perché le piante sono state rilevate con esattezza, i “derubamenti” e le sottrazioni potrebbero essere maggiori del previsto, il facitore con una cattiva lavorazione potrebbe dare un risultato peggiore, la poca diligenza dello stesso porterebbe a maggiori rotture ed infine i tempi più lunghi per le due aste stancherebbero la popolazione che già da tanti anni aspetta la nuova Chiesa. [9]
Finalmente il 26 settembre 1837, dietro autorizzazione dell'I.R. Delegazione Provinciale, viene emanato l'avviso per un'unica asta del legname in piedi “... sul valore di prima grida di £.Aus. 52.870,04”. [10]
In una riunione del 6 ottobre 1837 i 13 concordano che l'ultima offerta sarà effettuata dal Sig. G.B. Gei obbligandosi tutti “... insolidamente a garantire il Sig. Gei ed eredi di qualunque infortunio” potesse accadere e deliberano di procedere, ad asta effettuata, a “... disciplinare per l'esecuzione del lavoro e per la condotta della mercanzia”[11]
Nell'adunanza dei frazionisti dell' 8 ottobre 1837 viene deliberato che “...le piante di Pian de Gialuco verranno fabbricate e condotte a Perarolo dai singoli Frazionisti a gratis restando solo il dovere alla Frazione di pagare la mercede delle opere di squadrare e di manoalanza”. [12]
L'asta si effettua il 14 ottobre ' 37 e viene assegnata a G.B. Gei della Siora a £.Aus. 65.400. [13]
Le operazioni preliminari al taglio si concludono con il contratto del 16 ottobre ' 37 di vendita alla ditta Pietro e Antonio Lazzaris di Perarolo. Nel contratto, accanto alle usuali condizioni e ai prezzi convenuti, si stabilisce che parte della mercanzia sia da consegnarsi dai venditori sui posteggi della ditta a Perarolo e che per la merce invece consegnata sul Boite “... al momento opportuno e conveniente per la condotta fluviale...” il prezzo sarà diminuito, ma la condotta sarà a carico della ditta Lazzaris. Un articolo del contratto obbliga la ditta compratrice a fare “... un regalo a questa novella Veneranda Chiesa di una lampada d'argento corrispondente alla sua generosità e dall'aspettazione delli venditori, li quali promettono di ben lavorare e ridurre le mercanzie”. [14]
Il decimo ora è del 8% e verrà pagato prima di ogni taglio; i lavori si protrarranno per tre anni: ' 38, ' 39, ' 40. L'esperienza precedente consente di affinare ulteriormente l'utilizzazione delle piante e così nel primo taglio (' 38) con la porzione di Pian de Gialuco e una prima martellatura nel bosco di Costa Secca lavorano 24 “squaradori” e 28 “manoali” con una media di 30 opere ciascuno, ma con un compenso ben diverso: £.Ven. 2 per i primi e solo una per i secondi. [15]
Si programmano i lavori con precisione, come ben dimostra il calcolo riguardante il lavoro a Costa Secca del ' 39 che quantifica analiticamente le spese che si incontreranno per il secondo taglio. [16]
La necessità di trarre il maggior profitto per supplire ai costi della nuova Chiesa nel ' 40 per l'ultimo terzo, sempre a Costa Secca, spinge a soppesare più ipotesi, tenendo conto delle differenze nel ricavo tra gli squadrati messi in acqua per la fluitazione e quelli condotti via terra a Perarolo, così come prevedeva il contratto con la ditta Lazzaris.
Si ricorda che i focolanti si erano impegnati, per quanto riguardava Pian de Gialuco, a condurre gli squadrati “a gratis” via terra dall'acquirente: possibilmente la travatura veniva trasportata via terra e le taglie, invece, venivano fluitate. [17] È da tenere presente che il percorso tra Venas e Perarolo era piuttosto breve e quindi non pregiudizievole per la travatura, anche in caso di fluitazione nel Boite.[18] Pure la condotta via terra, sempre per la ridotta distanza con Perarolo, non era eccessivamente onerosa.
Il taglio e la facitura del '40 iniziarono il 3 maggio e si conclusero il 25 luglio, coinvolgendo 58 uomini tra “manoali e squaradori” e, probabilmente per la necessità di accelerare i lavori, si ricorse anche a 3 “squaradori” di Valle e 5 di Peaio. In media gli “squaradori” percepirono £.Ven. 90 Per le loro opere e il direttore ricevette per 51 opere a 2,5 lire la somma di 114,15 venete.
I lavori per la nuova chiesa iniziarono nella primavera del '40 e da quel momento la popolazione di Venas concorse nei lavori di manovalanza, spesso gratuitamente.[19]
Il paese era occupato contemporaneamente su più fronti: la conclusione del taglio e i primi lavori di edificazione del nuovo tempio.
È da rilevare che ai i lavori per la Chiesa parteciparono, sempre gratuitamente, anche gli abitanti di Giau e Suppiane che non erano frazionisti e quindi non facevano parte delle consortive per i lavori boschivi di Venas, ma erano a pieno titolo parrocchiani di San Marco.[20]
Gio. Batta Gei della Siora, l'animatore non solo dell'Impresa Boschi, ma anche dell'Impresa Sociale per la Fabbrica della Chiesa, non vide la conclusione dell'opera perché morì nel maggio del 1843, prima dell' “....apertura al culto, previa la solenne benedizione..... che fu impartita il giorno 8 ottobre 1843 da Monsignor Mariano Da Rù di Pozzale, Vicario Generale di Udine”.[21]
In conclusione si può affermare che il taglio delle 11.191 piante costituisce il momento più alto delle attività boschive di Venas, sia per l'entità dell'operazione sia per il valore religioso e “politico” dell'impresa.
Gran parte delle piante (9.212) proveniva dal bosco di Costa Secca, fra i più consistenti della frazione (394 pertiche censuarie) la cui ubicazione si prestava maggiormente alla fluitazione sul Boite mentre Pian de Gialuco contribuiva con una modesta percentuale (1.997 piante), ma poteva usufruire anche della strada di Alemagna, aperta nel 1830.
Dal punto di vista finanziario, l'apporto dell' “Impresa Boschi” è stato determinante per l'edificazione del nuovo S. Marco, perché consentì in poco tempo l'accumulo di fondi di gran lunga maggiore di quanto pensabile solo pochi anni prima. All'importo dell'asta, depurato del decimo (8% dovuto all'Amministrazione Forestale) si aggiunse il guadagno della facitura e del trasporto, solo modestamente ridotto dalle spese per squaradori e manovali.
Il contributo del bosco per la costruzione di S. Marco Nuovo va al di là dei ricavi dell' “Impresa Boschi”. Accanto ai fondi precedentemente accumulati allo scopo, a diversi tagli di minore entità si deve considerare la notevole quantità di legname utilizzato per il cantiere: mirabile esempio ne sono i larici usati per la platea a griglia che sostiene il coro. [22]

Venas di Cadore, luglio 2010

Alberto Toscani “dei Colli”


NOTE

[1] E. Concina in “Forme urbanistiche di una comunità alpina: Cadore”- Estratto da “Comunità”n. 171 gennaio 1974 descrive l' acculturazione della società cadorina dal XIV secolo al XIX in relazione all'architettura e all'urbanistica.

[2] A.Reg. V. Rep.7 n. 25

[3] Don Alfieri De Lorenzo, nel numero unico de “La voce di S.Marco” in occasione del centenario della consacrazione della Chiesa, ripercorre le tappe della sua edificazione. VENAS 1947

[4] Vedi tabella sulla situazione dei boschi frazionali nel 1836. Allegato alla lettera all'ispettore forestale. In A.Reg. V. Rep.7 n. 25

[5] Lettera all'I.R. Delegazione Provinciale. In A.Reg. V. Rep.7 n. 26

[6] Convenzione 1 maggio 1836. In A.Pr. VENAS

[7] Id.

[8] Garanzia fatta da 13 individui alla Tutoria Autorità il 1 maggio 1836. In A.Pr. VENAS

[9] Lettera della delegazione comunale di Valle all'I.R. Isp. Forestale di Pieve 29 marzo ' 37 in A.Reg. V. Cartella Boschi

[10] Avviso d'asta. In A.Pr. VENAS /Taglio Chiesa

[11] Convenzione 6 ottobre 1837. In A.Pr. VENAS

[12] Verbale adunanza dell' 8 ottobre '37. In A.Pr. VENAS

[13] Verbale di vendita a G.B. Gei 24 febbraio 1838. A.Com. Valle n. 29

[14] Contratto di vendita delle 11.191 piante del 16 ottobre ' 37 alla ditta Lazzaris. A.Pr. VENAS. I prezzi sono uguali sia per l'albeo sia per il larice; le taglie di 12 piedi, ghirlande comprese, saranno valutate con il prezzo dell'anno. I prezzi sono distinti per gli squadrati tra quelli trasportati via terra e quelli sistemati per la fluitazione

[15] Dalla contabilità dell'anno ' 38 si rileva una notevole varietà di lavorati: rulli, chiavi, zappolì, piane, tressi, zoncole, cime e remi.
Per Costa Secca risulta un importo di 22.000 £ venete, di cui 2.000 di taglie; per Pian de Gialuco l'importo è di £ 24.447, di cui 1.520 sono di taglie. In totale si ricavano 46.447 £ venete con un'incidenza di circa l'8% derivante da taglie.

[16] Per l'anno 1839 viene calcolata approssimativamente la spesa che si andrà “... ad incontrare nel taglio di piedi, disboscazione, segno ed innacquamento delle piante che si abbatterà quest'anno 1839 nel bosco Costa Secca”. In A.Pr. VENAS


CALCOLO DELLE SPESE [come da documento originale]

N. 800 Opere da squarador
N. 800 Opere da manoal
Che chiede impiegare e vengono pagate ogniuna da squarador e
manoal a £ 7...............................................................£. 5.600
Al taglio di piedi n. 150 opere a £. 3 .................................£. 450
Spese per bollo .................................................................. 80
Disboscazione n. 400 opere a £. 3.................................£. 1.200
_______________________________________________________
.....................................................................................£. 7.430

Spesa per ogni opera giornagliera e mercede

N. 1 Opera di squarador ................................................ £. 2,5
Cibaria ......................................................................... £. 1,5
Vino e pane .................................................................. £. 0,3
_______________________________________________________
.....................................................................................£. 3,13

N. 1 Opera da manoal ................................................ £. 2,5
Cibaria ...................................................................... £. 1,5
Pane e vino ................................................................ £. 0,3
_______________________________________________________
...................................................................................£. 2,13

Si aggiungono sopra le opere pei giorni di non lavoro £. 0,13

Totale spesa per opera £. 7

Calcolo che ogni opera tra manoal squarador faccia ogni giorno marcanzia per £. 60. Sicché in raggione di 800 opere si riterebbe il capitale di venete £. 48.000. Sicché in proporzione della spesa esposta sopra si spenderebbe il 16%, £. 7.680.

[17] Per l'ultimo terzo di legnami, 3.731 piante nel bosco di Costa Secca, tagliate e lavorate dal 13 maggio al 25 luglio 1840 viene calcolato l'importo del ricavo se condotte via terra o via acqua (fluitazione nel Boite)

DESCRIZ.
CONDOTTA
PER ACQUA
CONDOTTA
PER TERRA
ONCIE
Prezzo per O.
Ricavo
Prezzo per O.
Ricavo
RULLI
13.471
1,-
13.471
1,3
15.491
CHIAVI
5.166
1,10
7.749
1,13
8.523
SCALONI 7
868
1,15
1.519
2,-
1.736
SCALONI 8
264
}
SCALONI 9
36
} 1,17
555
2,2
630
PIANE da 7 a 10
2.416
1,10
3.624
1,13
3.986
ZAPPOLI da 3 a 10
8.791
0,15
6.593
0,17
7.472
TAGLIE da 8 a 12
772½
20,-
15.450
20,-
15.450
CIME
1,10
114
1,10
114
TRESSI
}
REMI
} 1.443
0,14
1.010
0,17
1.226
TOT.
50.085
54.630
In A. Pr. Venas

[18] Si tenga presente che un carro trainato da due cavalli ha una portata di m³ 2,50 di tronchi e m³ 3 di tavole e può coprire una distanza giornaliera di circa 30 km.
Cfr. A.Pais Tarsiglia “Il Cadore e la sua ricchezza forestale” Feltre 1930

[19] Don Alfieri De Lorenzo nell'op.cit. descrive la partecipazione della popolazione ai lavori e afferma che il progetto è dell'arch. Segusini. Più recentemente Maria Silvia Guzzon e Antonella Guzzon in “CADORE-ARCHITETTURA E ARTE” Tamari Edizioni 2008 , hanno definitivamente risolto la controversa attribuzione, documentando che il progettista è l'architetto Giovan Battista Meduna(1800-1880). Sull'importante architetto veneziano cfr. delle stesse autrici l'articolo “A Venàs di Cadore un inedito dell'architetto Giovan Battista Meduna” in Archivio Storico di Belluno, Feltre e Cadore - Genn.Apr. 2005

[20] Vincenzo Menegus Tamburin, ripercorrendo le alterne appartenenze ai Centenari e Comuni di Valle e Venas, definisce simpaticamente Suppiane e Giau “.... un'esigua comunità mezzo anarcoide”.
Vincenzo Menegus Tamburin “S.Vito, Borca, Vodo e Venas nella storia cadorina” Tamari Editori 1976

[21] Don Alfieri De Lorenzo Op.cit. La figura di Gio. Batta Gei della Siora è centrale nella storia di Venas della prima metà dell' '800. Capace imprenditore possiede, accanto a vasti territori, un forno da pane a Venas ed esercita soprattutto una consistente attività nella città di Brescia.
Uomo di profonda fede religiosa, attento ad una sintesi fra tradizione e modernità, è un notabile che contribuisce a mantenere nella pratica la gestione dei boschi secondo la logica regoliera, in contrasto con la situazione istituzionale vigente e sa cogliere l'occasione offerta dall'apertura dell' Alemagna (1830) costruendo il primo albergo, stazione di posta, il Borghetto.
L'esperienza e i contatti che G.B. Gei della Siora aveva nel Lombardo-Veneto sono forse la spiegazione di come una piccola comunità di montagna ricorra ad un affermato architetto di Venezia per il progetto del nuovo tempio.

[22] Nella prima metà degli anni '30 vennero tagliate 13.118 piante di cui era deliberatario per la Società Boschi di Venas Francesco Colle e parte del ricavato venne accantonata per costituire un primo fondo.
L'apporto del bosco e della popolazione è testimoniato da numerosi documenti custoditi nell'Archivio Parrocchiale di Venas, fra i quali si trova quello relativo alla raccolta di legna per attivare la fornace per produrre la calce.
Dal riepilogo di tutta l'amministrazione di G. B. Gei per l'acquisto e la fabbricazione delle 11.191 piante si evidenzia il ricavo complessivo di £. Ven. 161.182,00.
Arch. Parr. Venas n.r.



APPENDICE

1 Lira Austriaca = 1,75 Lire Venete
Calvea (sup.) = circa 900 mq.; Calvea (mis. aridi) = circa 32 litri
Libbra = ca. 500 grammi; Oncia = ca. 2,8 cm.
Pertica Censuaria = 1000 mq.; Piede = ca. 34 cm.
Rullo, chiave, scalone, piana, zappolo sono travature
1 libbra di pane = £.Aus. 0,39; 1 litro di vino = £.Aus. 0,50
1 calvea di frumento = £.Aus. 7,00
Paga giornaliera: operaio £.Aus. 1,50; carpentiere £.Aus. 2,00; manovale £.Aus. 1,60;
bracciante £.Aus.1,40; falegname £.Aus.2,30